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17 febbraio 2012

L’effetto Pinocchio. Italia 1861-1922. La costruzione di una complessa modernità

Il Circolo dei lettori di Perugia ospita Suzanne Stewart- Steinberg, docente di letteratura comparata presso la Brown University di Providence, con particolare interesse per la politica e la letteratura italiane e tedesche nel XIX e XX secolo.

L’incontro,  organizzato in collaborazione con l’Università degli Studi di Perugia e la Fondazione Cassa di Risparmio, verterà sul saggio “L’effetto Pinocchio. Italia 1861-1922. La costruzione di una complessa modernità”, che la scrittrice dedica a un periodo storico della nostra storia compreso fra l’unità d’Italia e l’ascesa del fascismo, durante il quale si costituisce l’assetto politico alla ricerca di una cultura per l’Italia unita.

Pinocchio è un doppio costituito all’incrocio di elementi opposti. – Scrive l’autrice – Egli è insieme burattino e ragazzo. oggetto e soggetto, macchina e corpo. E, ancora, fabbricato per obbedire ma inguaribilmente indisciplinato, bugiardo ma capace di testimoniare un’esperienza collettiva, plasmabile ma insofferente a ogni vincolo. La sua caratteristica fondamentale è la “scioltezza”, un sorta di elasticità del corpo e della mente che gli impedisce di stare fermo, condannandolo a una perenne agitazione. Per non parlare della sua capacità di metamorfosi, che lo situa a metà tra un personaggio di Kafka e un materiale estetico di Duchamp.

L’autrice usa dunque Pinocchio come metafora-guida dell’Italia moderna, intrappolata in una rete complessa fra sottomissioni scelte e servitù richieste da forze esterne.

E così esplora i modi di formazione dell’identità nazionale soprattutto analizzando gli scritti di scrittori e scienziati, come lo psicologo Scipio Sighele, Cesare Lombroso, Maria Montessori, Matilde Serao e Edmondo De Amicis.

E i burattini, in questo modo, sarebbero un’allegoria dello spirito italiano.

Chi capisce la bellezza di Pinocchio, capisce l’Italia”, scrisse Giuseppe Prezzolini.

Ed è pratica diffusa leggere nelle avventure del burattino senza fili inventato da Carlo Collodi la metafora di un’iniziazione massonica, dallo stato di primitiva materialità all’apprendimento della conoscenza che permette di essere buoni cittadini.

Ma secondo Suzanne Stewart-Steinberg, Pinocchio è stato molto di più: una metafora del processo di costruzione dell’Italia. Un’Italia che in realtà non era né premoderna né antimoderna, ma articolò una modernità in crisi estremamente sofisticata, e dunque una critica ante litteram della modernizzazione e del modernismo.

“L’Effetto Pinocchio” ha dunque definito la strana commistione tra la potenziale vacuità del soggetto italiano e la tendenza a interrogarsi in maniera approfondita sul legame sociale in una società moderna.

E, come il burattino, l’Italia è alla perpetua ricerca di una sua identità: non è né bambino né adulto, né umano né inumano, né marionetta né soggetto autonomo.

È questo ciò che sostiene Suzanne Stewart-Steinberg smentendo l’abusatissimo luogo comune che ha dato e dà per scontata l’arretratezza dell’Italia rispetto agli altri paesi industrializzati.

Sala Bini della Biblioteca Augusta, Perugia
Martedì 21 febbraio 2012 ore 17,00

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