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28 febbraio 2012

L’età giolittiana (dalla crisi di fine secolo 1899 alla P.G.M)

Negli ultimi anni dell’ 800 l’Italia fu teatro di una crisi politico istituzionale a causa dell’evoluzione del regime liberale verso forme di più avanzata democrazia. La tensione vedeva contrapposte le forze conservatrici di Rudinì contro socialisti,repubblicani e cattolici.

I conservatori auspicavano ad un ritorno allo Statuto che,interrompendo la “prassi parlamentare”, rendesse il governo responsabile di fronte al sovrano e lasciasse alle Camere il solo potere legislativo (ciò era quanto proponeva Sidney Sonnino). La tensione esplose nel 1898 a causa dell’improvviso aumento del prezzo del pane. La serie di proteste sociali venne repressa nel sangue e Pelloux propose alcuni provvedimenti  contro il diritto di sciopero e la libertà di stampa.

I gruppi dell’estrema sinistra però risposero facendo leva sull’ostruzionismo e cioè prolungando all’infinito le discussioni senza mai giungere ad una conclusione. Pelloux sciolse la Camera sperando che un risultato elettorale fosse d’aiuto alla sua politica. Alle elezioni del 1900 però i liberali persero voti a differenza dei socialisti che ne guadagnarono con 30 deputati.

Nel luglio dello stesso anno,il re Umberto Primo cadde vittima di un attentato e salì così al trono Vittorio Emanuele Terzo il quale assecondò le forze liberal-progressiste, chiamando alla guida del governo il leader della sinistra liberale Zanardelli. Egli affidò a sua volta il ministero degli Interni a G.Giolitti. Giolitti si mostrò da subito favorevole allo sviluppo delle organizzazioni del movimento operaio assumendo un ruolo di mediazione nei conflitti di lavoro.

Il governo Zanardelli-Giolitti si mostrò bendisposto ad una politica riformista infatti condusse in porto alcune importanti riforme. Limitò il lavoro minorile e femminile nell’ industria,diede vita ad una serie di assicurazioni per la vecchiaia e per gli infortuni sul lavoro,promosse la crescita di sindacati e Camere del lavoro. Un fenomeno a parte fu lo sviluppo delle organizzazioni dei lavoratori agricoli.

Nacque infatti la Federterra (Federazione italiana dei lavoratori della terra) il cui immediato obiettivo fu l’aumento dei salari. Lo sviluppo delle organizzazioni sindacali fu accompagnato da una brusca impennata degli scioperi al termine dei quali ne derivò un rialzo dei salari. Furono questi gli anni in cui l’Italia conobbe il suo primo autentico decollo industriale.

Dopo la crisi della Banca romana si venne a creare una solida ed efficiente struttura finanziaria con la costituzione di due nuovi istituti di credito:la Banca commerciale e il Credito italiano. Le nuove banche facilitarono il risparmio verso gli investimenti privati.

L’economia conobbe un florido sviluppo grazie anche agli sviluppi dell’ industria tessile,chimica come l’industria della gomma Pirelli,automobilistica con la nascita della Fiat di Torino ed elettrica. Il decollo industriale fece sentire i suoi effetti anche sul tenore di vita della popolazione che migliorò notevolmente. La qualità della vita iniziava a risentire in positivo dello sviluppo economico e ciò lo si intuiva dal miglioramento delle condizioni abitative,dei servizi pubblici e dell’igiene urbana.

Gli effetti del progresso economico però non si distribuirono uniformemente in tutto il paese ma si concentrarono maggiormente nelle regioni già più sviluppate  e il divario tra Nord e Sud si venne via via accentuando. I discreti progressi agricoli che si vennero a registrare finirono col concentrarsi soprattutto al Nord per via della nascita di aziende capitalistiche.

Scarsi invece furono gli sviluppi riscontrati nel meridione che costituiva un mondo a se stante anche per l’ arretratezza della società meridionale in gran parte analfabeta e senza una classe dirigente moderna. Fu proprio il meridione a dare il maggior contributo al fenomeno dell’emigrazione con cifre che si aggirano intorno agli 8 milioni. Considerata la situazione di degrado in cui versava il meridione, Giolitti promosse contro questa crisi una serie di leggi speciali per Napoli, Basilicata e Puglia.

Queste riforme però, volte a incoraggiare la modernizzazione dell’ agricoltura, non si rivelarono sufficienti in quanto tamponavano la crisi senza giungere alla radice della situazione. Un altro importante progetto elaborato da Giolitti fu quello relativo alla statizzazione delle ferrovie. Esso prevedeva che le ferrovie non fossero più gestite da compagnie private ma dallo Stato. Il progetto però incontrò numerose opposizioni e Giolitti si dimise.

I suoi successori però non durarono a lungo e Giolitti tornò alla guida del governo e vi rimase per più di tre anni. Il secondo governo Giolitti si aprì con la realizzazione della conversione della rendita ossia la riduzione del tasso di interesse versato dallo Stato a chi possedeva titoli del debito pubblico.

Nel 1909 Giolitti decise di ritirarsi nuovamente lasciando ignote le cause di tale decisione tanto è che la sua scelta venne interpretata come una trovata strategica. Giolitti tornò al governo  nel 1911 con un programma orientato più a sinistra il cui punto principale era il suffragio universale maschile. Un altro punto cardine del programma giolittiano era una politica coloniale che si risolse nella guerra italo-turca del 1911 per conquistare la Tripolitania,la Libia e le Isole Egee.

Non mancarono i sostenitori e gli oppositori alle aspirazioni coloniali di Giolitti ma certo è che una decisione di tale importanza minò gli equilibri su cui si reggeva il fragile sistema giolittiano. Ciò che premeva a Giolitti infine era un patto con i cattolici che nascondeva l’intenzione di avvicinarsi ad una parte così consistente e di status privilegiato. A tale scopo egli fu abile nel difendere le scuole cattoliche,  ad inserire lo studio della religione nelle scuole pubbliche e a porsi contro il divorzio (Patto Gentiloni).

Se si prescinde dal Patto Gentiloni la guerra di Libia certo non portò onore al nome di Giolitti il quale nel 1914 indicò come suo successore Antonio Salandra. Giolitti ebbe,nella storia italiana un grande peso e a lui si deve non solo il merito di aver favorito la democratizzazione  della società,incoraggiato lo sviluppo economico ma anche aver creato una mediazione parlamentare. Egli fu indubbiamente interprete di quella pratica del trasformismo inaugurata da Depretis ma certo è che la grande guerra comunque rese irreversibile la crisi del giolittismo mettendo in luce la debolezza della sua linea politica.

 

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