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12 febbraio 2012

Shanghai-choc: Parigi corre ai ripari

Nella classifica mondiale degli atenei, stilata dall’Università cinese Jiao Tang con sede a Shanghai, le università francesi subiscono un duro colpo.

Annualmente, la Cina stila una classifica mondiale per fare un po’ il punto della situazione sulla qualità degli atenei sparsi in tutto il mondo e il motto Shanghai-choc sintetizza ed esprime tutta la rabbia dei francesi, i quali in questi giorni si stanno muovendo per risanare il “deficit” con un maxi-investimento di 19 miliardi di euro destinati ad 8 poli universitari.

A quanto pare, quest’anno la Francia non si accontenta più di subire la bocciatura cinese, visto che già lo scorso anno solo due atenei francesi: Paris 11 e Paris 6 si erano classificati rispettivamente al 40o e al 41o posto.  (In Italia invece solo l’Università di Pisa e La Sapienza di Roma occupano la posizione 102 e 150).

Da sempre snobbata dai cugini d’Oltralpe, dal 2003 la classifica cinese è diventata un vero e proprio punto di riferimento per tutti gli atenei mondiali.

Ad occupare il podio, i virtuosi poli accademici americani, a partire da Harvard, seguita poi da Stanford, a cui si aggiunge il Mit, Berkeley  e cosi’ via per poi vedere subito dopo le britanniche, Cambridge in primis.

Secondo i francesi, il loro declassamento dipende dalla mancanza, in Francia, di grandi poli interdisciplinari, elemento che ne limita lo sviluppo e il prestigio mondiale.

Nel 2009, in seguito alla crisi finanziaria e alle conseguenti ripercussioni sull’economia reale, il Presidente Sarkozy decise di varare il “grand emprunt”, ossia un prestito obbligazionario con cui rilanciare l’economia del Paese. Subito vennero stanziati 35 miliardi di euro di cui 19 destinati all’università e alla ricerca e 7,7 agli Idex, le “iniziative d’excellence”: i poli d’eccellenza con cui la Francia intende recuperare il “deficit” di Shanghai.

Una giuria ad hoc ha selezionato gli otto Idex, di cui ben quattro concentrati nell’area parigina: la nuova Università Uspc (Sorbonne-Paris-Cité), che comprende anche la prestigiosa Sciences Po di Parigi, il nuovo campus di Saclay, il quale raggrupperà atenei come Paris XI, Polytechnique e Hec.

Ovviamente, anche in questo caso, molte sono le polemiche anche perchè gli investimenti andranno ad operare anche sulla riorganizzazione universitaria: l’obiettivo, infatti, è quello di creare poli interdisciplinari sul modello anglosassone. Ciò crea grande disaccordo. Molti sostengono che questo modello dia vita ad un’Università a due velocità: Idex e le altre.

Inoltre, l’opposizione giudica il “grand emprunt” nocivo, in quanto generatore di un indebitamento pubblico francese, peggiorando la già penosa situazione delle casse pubbliche.

Solo ai posteri sarà dato scoprire se tale progetto darà i suoi frutti

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