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13 febbraio 2012

Studenti e professori in fuga da Parma

Immatricolazioni che rispettano le attese e numeri perfettamente sotto controllo.

È quanto proclamano i vertici dell’Università di Parma in apertura del nuovo anno accademico. In realtà, però, l’ateneo si appresta ad archiviare un periodo non certo caratterizzato dall’abbondare di record positivi.

Anzitutto, il calo di iscrizioni. Un fenomeno difficile da contraddire: i 6510 studenti immatricolati entro il termine fissato per il 31 gennaio rappresentano un’emblematica fotografia della situazione, che vede un decremento di circa 1200 unità rispetto all’anno scorso, come rilevato dal Fatto Quotidiano.

Il rettore Gino Ferretti, che ha provveduto a fornire il dato in questione, è del parere che l’ateneo abbia ad ogni modo conseguito i propri obiettivi,“ visto che come Università abbiamo dovuto introdurre molti numeri programmati per rientrare nei parametri richiesti dal ministero.

Il riferimento, decisamente esplicito, è al decreto ministeriale n. 17 previsto dalla riforma Gelmini, che sta alla base dell’introduzione forzata di così tanti corsi di laurea a numero chiuso.

A ben vedere, effettivamente, da quest’anno 16 dei corsi triennali (14) o magistrali a ciclo unico (2)che fanno parte dell’offerta formativa dell’Unipr richiedono un test d’accesso. Senza contare che ad essi vanno aggiunti i 13 corsi (19 triennali, 3 magistrali) con iscrizione programmata a livello ministeriale, fra cui spicca Medicina Veterinaria.

L’inchiesta del Fatto mira in particolare ad evidenziare il sensibile calo nelle iscrizioni per quanto concerne le facoltà tradizionalmente più selezionate.

Nello specifico, risulterebbero soprattutto penalizzati i corsi relativi ad Economia (tra cui Economia aziendale ed Economia e marketing, che sorprendentemente registrano una quantità di immatricolazioni inferiore alla soglia massima prevista) e Lettere (vedasi Scienze dell’educazione o Civiltà e lingue straniere).

I test d’ingresso hanno inciso pesantemente anche sulle iscrizioni alla facoltà di Medicina e chirurgia, in questo caso per via di un gran numero di studenti extracomunitari che non sono stati in grado di superare la prova.

Una circostanza che ha persino spinto il preside Loris Borghi a chiedere di colmare i posti vuoti permettendo l’immatricolazione ad altrettanti  giovani comunitari, “ma il ministero non l’ha consentito.

Ferretti sostiene in ogni caso che “la soglia delle matricole si potrà alzare, magari rimettendo qualche accesso libero in alcuni corsi, in vista della programmazione triennale che si deve presentare al ministero.

Peraltro, una situazione molto simile è riscontrabile sul fronte docenti: i professori sono già stati ridotti da 1100 a 930, ma è facile che il numero finisca col calare ulteriormente in un futuro non molto lontano.

Il tutto, scrive Silvia Bia del Fatto, “in attesa che si chiarisca la posizione dei ricercatori a tempo determinato e vengano integrati i professori di prima e seconda fascia, che ora non riescono a garantire la funzionalità del sistema di organico dell’Ateneo. Gli stessi parametri e criteri relativi a didattica e ricerca che hanno fatto ottenere all’Ateneo parmigiano circa 17 milioni di euro di risorse dal ministero, promuovendolo a pieno titolo, dunque, sono anche quelli che determinano la sua razionalizzazione in termini di popolazione universitaria.

Un’ultima annotazione riguarda la provenienza degli iscritti, sempre meno inclini a grandi spostamenti: del totale, il 58,2% risiede in Emilia Romagna (a fronte del 54,7% dell’anno precedente), il 35% nella stessa città di Parma (contro il “solo” 29,2% dell’anno scorso).

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