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11 Febbraio 2012

UniFoggia: ritrovati reperti archeologici trafugati ad agosto

Grazie all’efficienza di un’operazione investigativa durata sei mesi, gli agenti della squadra mobile della Questura di Foggia hanno ritrovato una notevole quantità di beni archoelogici trafugati nel Laboratorio di Archeologia dell’Università pugliese.

I reperti, imballati, repertati e collocati in cassette di plastica destinate al mercato clandestino, erano nascosti nel deposito di proprietà di un pregiudicato, Aldo Donnini, prontamente arrestato in flagranza di reato. Oltre ai beni archeologici, le forze di polizia hanno ritrovato un consistente quantitativo di stupefacenti e di munizionamento per pistole e fucili. Il pregiudicato, dovrà quindi rispondere di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, detenzione di munizionamento e ricettazione.

Il furto, verificatosi lo scorso agosto, interessò opere di elevato valore venute alla luce durante gli scavi condotti dall’Università tra il 1995 e il 2005, nei siti di Canosa, San Giusto e Ordona: anfore, capitelli e statuette databili tra il II ed il VI secolo d.C. A tali reperti, si aggiunsero quelli di scavi più recenti effettuati per conto della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Puglia dalla società di spin-off ArcheoLogica, consistenti in corredi di sepolture di età romana.

A smorzare gli entusiasmi, purtroppo, un’ infelice notizia: dai primi riscontri, infatti, non risultano ancora rinvenute due statuette in marmo risalenti al II-III secolo d.C., un’anforetta del V-VI secolo d.C., un capitello in calcare databile al V secolo d.C. e una colonnina in marmo originaria del VI secolo d.C.

L’Università di Foggia, non è nuova ad episodi di questo genere: qualche tempo prima della sottrazione di beni archeologici, infatti, era stata vittima di furti di computer ed apparecchiature fotografiche. Complici dei ladri, la chiusura estiva della sede e la presenza delle impalcature dovute alla ristrutturazione dell’edificio.

L’auspicio del rettore, e di tutti noi, è che attraverso le nuove informazioni acquisite durante l’operazione, le forze di polizia possano rintracciare al più presto i reperti mancanti all’appello.

Occorre chiudere una triste pagina di cui l’università, suo malgrado, si è vista protagonista, vittima, troppo spesso, di illegalità e degrado sociale.

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