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3 marzo 2012

Erasmus necessario per il lavoro

«Almeno sei mesi di Erasmus all’estero,oggi, dovrebbero essere trascorsi da tutti i giovani italiani. Per padroneggiare la lingua inglese, imprescindibile. Occorre muoversi, muoversi e ancora muoversi. Per acquisire esperienza. E poi costruirsi un bagaglio di competenze e conoscenze specifiche. Stiamo andando sempre più verso l’esigenza di una cultura tecnica e scientifica, specialistica, mirata. Il problema non è l’articolo 18 ma gli investimenti a favore della crescita e dei giovani e interventi a favore delle imprese per dare fiato all’economia. L’Italia, oggi, è ancora un corpo grasso che ha perso agilità».

Sono le parole di Tiziano Treu, Senatore della Repubblica Italiana e Presidente della Commissione Permanente Lavoro e Previdenza Sociale, ospite oggi a Ca’ Foscari per il ciclo “Conversazioni sul nostro futuro – Incontri e dibattiti di economia e politica italiana”.

L’incontro è stato moderato dal docente di Ca’ Foscari Adalberto Perulli e introdotto dai saluti del Rettore Carlo Carraro: «Il quarto appuntamento con le Conversazioni sul nostro futuro ha voluto affrontare il tema del lavoro, all’ordine del giorno dell’agenda del governo italiano – ha detto Carraro – Un tema cruciale sul quale anche l’università non può non ragionare e discutere per contribuire a uscire dalla crisi attuale. Un tema che deve essere sentito come responsabilità di tutti».

A discutere sul tema dell’incontro odierno – “Crisi economica e riforma del mercato del lavoro” – l’ateneo veneziano ha invitato anche Juan Carlos García Quiñones, Professore di diritto del lavoro all’Università Complutense di Madrid che ha spiegato la recente riforma del lavoro spagnolo affermando che «la responsabilità della soluzione alla crisi non può essere attribuita solo ed esclusivamente al diritto del lavoro e a una sua riforma».

Rispetto a Veneto, Treu ha quindi affermato la necessità per le imprese di «puntare sull’innovazione, la nostra regione – ha detto – non può pensare di riprendersi come 15 anni fa, bisogna cambiare tutto, bisogna cambiare prodotti, andare verso la low carbon economy».

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