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13 marzo 2012

Un laureato su cinque è troppo qualificato per trovare lavoro

Secondo uno studio di Eurydice, in Europa un laureato su cinque è troppo qualificato perché lavori. Eurydice è la rete d’informazione sull’educazione in Europa, è gestita dall’Agenzia Europea di Educazione, Audiovisivi e Cultura e fornisce informazioni circa 37 Stati, di cui 33 partecipano al programma Lifelong Learning 2007-2013.

Lo studio è basato sui dati del 2009 e rivela che nei 33 Paesi europei presi in considerazione, i laureati impiegano circa mesi per trovare lavoro, mentre per i meno qualificati l’attesa arriva a quasi 10 mesi. I peggiori dati sono quelli della Slovacchia, in cui ci vogliono ben 24 mesi per trovare lavoro, e a seguire Bulgaria con 22 mesi, Polonia 16 mesi, Spagna e Cipro con 15 mesi. L’Italia non verte certo in condizioni migliori, le statistiche, infatti, rilevano che, se in altri Paesi un laureato impiega cinque mesi per ottenere un lavoro nel settore terziario, in Italia ce ne vogliono almeno 10.

Anche Education at Glance, il rapporto redatto dell’Odec – Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico – mostra espressive differenze tra gli stipendi dei laureati e dei lavoratori con meno qualificazioni, nel settore terziario. Questo è dovuto anche dal fatto che, in tempi di crisi economica, il numero dei posti di lavoro è inferiore rispetto a quello dei laureati e ciò porta quest’ultimi ad accettare lavori che non rispecchiano le loro abilità.

Andrea Shleicher, a capo dell’Odec, afferma che non bisogna prendere per verità assoluta i dati mostrati dallo studio dell’Eurydice, in quanto spesso non entrano nel dettaglio e lo scarso approfondimento porta ad inutili allarmismi. Schleicher ritiene invece che al termine “sovraqualificato” si debba dare un significato positivo e che è possibile che sia proprio quel laureato su cinque a portare innovazione all’interno della propria azienda.

Un altro dato reso noto dallo studio effettuato rivela che, sebbene gli investimenti nel campo dell’istruzione siano aumentati, il numero di laureati continua a calare in tutta Europa. Dal 2000 continua lo squilibrio nella scelta del corso universitario, con riduzioni in tutti i campi specialmente quello dell’insegnamento.

La laurea rimane comunque un obiettivo importante per il futuro dei giovani, infatti, in Europa l’86% dei laureati ha un lavoro, contro il 78% dei diplomati e del 60% senza alcun titolo di studio. L’Italia fa eccezione, insieme a Grecia, Cipro, Lussemburgo e Portogallo, in cui invece la disparità tra laureati e non, in attesa del primo impiego è inferiore. Altro dato espressivo è il divario tra il tasso di disoccupazione femminile e quello maschile. Nonostante, infatti, le donne siano migliori in quasi tutti i campi accademici, in media rimangono comunque più disoccupate rispetto agli uomini.

 

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