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6 marzo 2012

La fibrillazione atriale aumenta il rischio di demenza

Il cuore che va in fibrillazione compromette anche il cervello, accelerando l’invecchiamento mentale e fisico.

È quanto rileva uno studio italo- canadese, condotto in collaborazione con gli scienziati dell’istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano.

La ricerca, pubblicata sul Canadian Medical Association Journal, da Irene Marzona, del laboratorio di ricerca in medicina generale-Dipartimento cardiovascolare del Mario Negri, in collaborazione con Salim Yusuf della Mac Master University di Hamilton, sostiene che la fibrillazione atriale, non solo aumenta del 21% il rischio di demenza, anche in assenza di una patologia ischemica cerebrovascolare, ma incrementa anche la probabilità di perdita di autonomia nello svolgimento delle attività quotidiane, che costringe i soggetti interessati, nel 33% dei casi ad avvalersi di un aiuto a casa, o addirittura nel 53% al ricovero in strutture di lungo degenza.

Ma che cos’è esattamente la fibrillazione atriale?

Si tratta di una aritmia cardiaca, ossia un disturbo del ritmo del cuore, caratterizzata da una completa irregolarità dell’attivazione elettrica degli atri. A causa di questa anomalia, le normali contrazioni atriali vengono sconvolte e sostituite da movimenti caotici, che risultano completamente inefficaci ai fini della propulsione al sangue. Cioè che ne consegue è anche un irregolarità del battito cardiaco.

Lo studio in questione, dimostrando una forte relazione tra questa patologia e declino fisico- mentale, impone dunque una doverosa raccolta di informazioni sullo stato cognitivo e funzionale dei soggetti che ne soffrono in vista di futuri studi in questione.

  Claudia Pasqualino

 

 

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