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11 marzo 2012

La Sapienza e la questione dell’organizzazione …

Immagini frequenti quelle di studenti universitari che  si vedono costretti a seguire lezioni in aule troppo piccole per contenerli tutti e per tanto si ritrovano spesso seduti per terra per esercitare un loro diritto.

La Sapienza una delle principali Università italiane può anche essa ”vantare”  di avere tale problema, si  pensi che addirittura una lezione di Giurisprudenza dello scorso gennaio è stata sospesa per via dell’aula sovraffollata, (350 posti a fronte di 600 studenti).

Ma la facoltà di Giurisprudenza non è la sola ad avere tali problemi anche la facoltà di Lettere, Scienza della Comunicazione o l’interfacoltà di Cooperazione e sviluppo hanno di questi disaggi e  quasi certamente  l’elenco delle facoltà che si rispecchiano in questa situazione e  molto più lungo e probabilmente esteso anche ad altre Università.

All’ iniziale difficoltà di seguire  lezioni seduti per terra o restando alzati viene poi  sommata una ovvia mancanza di attenzione e dunque si verifica spesso il brusio di giovani o non più  giovani studenti che a loro volta, come in un processo concatenato vanno a far perdere l’attenzione anche a tutti gli altri studenti. E in tutto ciò chi ci perde non è il singolo studente ma l’istruzione, l’immagine del nostro  Paese, l’Italia.

Le Università, nel caso specifico La Sapienza, non dovrebbero aspettare come spesso avviene che il verificarsi di qualche disgrazia dia l’ input per risolvere la situazione ma dovrebbero  attivarsi al più presto con le misure che più ritiengono opportune per placare così le denuncie che arrivano direttamente dagli studenti i quali a loro volta dovrebbero rendere noto tale situazione alle autorità competenti se nessun provvedimento sia messo in atto.

In questo contesto che oltre il problema delle aule deve fare i conti anche con segreterie incompetenti e professori spesso indisponibili sorge spontaneo interrogarsi su quanto sia  giusto che gli studenti che pagano le tasse per avere un servizio importante quale l’istruzione si ritrovino a dover fare i conti con questa disorganizzazione?!

 

 

 

 

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