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11 marzo 2012

Le riforme? Rovina dell’Università.

Al pari degli stati generali che si riunirono a Parigi nel 1788 con lo scopo di raggiungere un accordo tra le varie classi sociali in grado di riuscire a risolvere i problemi politici della Francia di quel tempo , così docenti, studenti e “ precari con laurea” stanno procedendo all’elaborazione di una “Carta di Roma”, da presentare in occasione dei prossimi Stati generali dell’Università che si terranno il prossimo 31 marzo.

Fine ultimo del documento è la rinascita dell’università come luogo di cultura e non come strumento economico.

Stando al parere dei redattori della carta, il susseguirsi di riforme avrebbe non soltanto deteriorato il ruolo dell’università all’interno della società ma avrebbe anche penalizzato in maniera notevole “i dottori in materie umanistiche”, ritenuti non produttivi a livelli industriali.

Inoltre, con la liberalizzazione, che avrebbe reso più stretto il rapporto tra Atenei e Imprese, si sarebbe alimentato il clientelismo nei concorsi pubblici per il dottorato e gli assegni per la ricerca le Università possono decidere in piena autonomia i propri dottorandi e ricercatori sottraendosi cosi ad una valutazione di merito.
Questi ed altri ancora sono i punti di discussione elencati all’interno della Carta di Roma indirizzata al ministro Francesco Profumo.

Particolare attenzione durante gli Stati Generali sarà poi rivolta alla situazione dei attuale dei lavoratori precari in Italia. I risultati di una recente indagine svolta sull’indice di impiego di dottori e laureati ha portato alla luce una situazione a dir poco disastrosa. Molto alta risulta essere infatti la percentuale di dottori che svolgono un lavoro precario non attinente ai propri studi o che addirittura risulta essere inoccupato.

Intanto la Flc Cgil, in occasione del cambio nelle sue rappresentanze sindacali, ha dato alle università l’occasione di presentare la candidatura dei propri precari. Per ora si hanno notizie certe dell’adesione al progetto soltanto da parte tà La Sapienza di Roma.

Seguendo l’esempio dei nostri cugini spagnoli,che di recente sono insorti contro riforme degradanti,  anche in Italia inizia a soffiare aria di cambiamento.

Al 31 Marzo l’ardua sentenza, nel frattempo in allegato postiamo l’ appello che docenti e ricercatori universitari hanno sottoposto all’attenzione del ministro Profumo e al Governo Monti L’Università che vogliamo

 

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