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4 marzo 2012

L’Europa pronta a difendere e a diffondere il 3+2 in tutte le Università

Dopo tanto parlare di riforme universitarie (soprattutto nell’ultimo periodo che chiameremo “Gelminesco” ),  fa specie pensare come la più grande riforma dell’Università italiana ed europea,  resti ancora oggi, a distanza di tanti anni, il mitico 3+2.

La laurea formata da 3 anni di (pseudo) studi generali più altri due anni di (pseudo) studi specialistici, inventata dall’allora ministro dell’Istruzione Berlinguer, ha segnato dal 1999 in poi, la vita di studenti, professori e segreterie di dipartimento che tra speranze, ripensamenti, confusione e paragoni col vecchio ordinamento (spesso rimpianto come la Lira), ha finito per creare immancabilmente i partito del pro e quello del contro.

Oggi l’Europa si ribadisce assolutamente “pro”,  invitando i paesi membri dell’Ue,  ad una maggiore attenzione nel promuovere il 3+2,  fornendo anche incentivi concreti agli atenei che si adegueranno.

Presso il Parlamento a Strasburgo, il 13 marzo, verrà presentata proprio dal prof. Berlinguer, oggi parlamentare europeo, una risoluzione scritta volta a difendere e a diffondere il 3+2, ritenuta la soluzione migliore per offrire ai giovani studenti, una preparazione in grado di agevolare la ricerca di un lavoro in tutto il territorio europeo.

Gli stati saranno quindi chiamati ad utilizzare i fondi ottenuti per rendere conformi a livello europeo, tutti i titoli di studio universitari, rafforzando come detto il 3+2 e il 3+2+n, ritenendo i master di specializzazione, necessari per affacciarsi al mondo del lavoro.

Altre novità riguarderanno il dottorato di ricerca che dovrà essere considerato a tutti gli effetti un titolo professionale e non più solo un titolo accademico.

Il sistema di creditiutilizzato dalle università, diventerà principale strumento di comparazione nello scambio tra studenti finanziato dalla Comunità europea.

I curricula, dovranno essere uniformati in modo da poter essere “spendibili” in tutta Europa, realizzando una valutazione del percorso didattico e poi lavorativo di ogni studente.

Insomma le critiche politiche e culturali al “nuovo” 3+2, dovranno essere necessariamente assorbite e superate una volta per tutte anche in Italia, o si correrà il rischio, ancora una volta, di viaggiare lentamente e da soli in questa Europa che non ci aspetta.

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