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11 marzo 2012

L’Italia dà i numeri. Dati allarmanti sulla disoccupazione dei giovani laureati.

 Secondo il rapporto sul 2010 pubblicato da Almalaurea, il numero dei laureati privi di lavoro a un anno dal conseguimento del titolo è pari al 19% per le lauree triennali e il 20% per le specialistiche. Numeri a dir poco sconfortanti, visto l’incremento di oltre il 2% in un anno.

Anche stavolta L’Italia prende le distanze dai maggiori paesi europei e il quadro diventa sempre più allarmante. È sempre più difficile trovare aziende che assumono i neolaureati a breve distanza dalla conclusione dell’iter di studi e le statistiche dimostrano che gli stipendi sono in progressiva diminuzione.

Nella patria della cultura e degli alti studi il numero di chi non trova lavoro a un anno dalla fine degli studi passa dal 11,2 % del 2008 al 19,4 % del 2011 per le lauree triennali, e dal 10,8 % al 19,6 % per le specialistiche. Per le lauree a ciclo unico si è passati, nel giro di soli 4 anni, dall’8,6 %, al 18,6 %.

Solo il 42,5% dei laureati con laurea di primo livello e il 34% di quelli specialistici riesce a trovare un’occupazione stabile e a intraprendere un cammino di crescita, dati che tuttavia continuano a calare. I contratti di lavoro “monotoni”, per rifarci a uno sgradevole aggettivo utilizzato dal Premier Monti, stanno ormai scomparendo e le forme tipiche di assunzione sono così quelle interinali, a tempo determinato e il così detto lavoro nero, che rende lo studente totalmente invisibile e inesistente.

Andrea Cammelli (consorzio Almalaurea) sottolinea il calo dei salari: Il laureato triennale che nel 2008 guadagnava 1208 euro netti, nel 2011 ne guadagna 1105. Il laureato magistrale, dopo fatiche e sacrifici, non vive certamente meglio del collega triennalista: da 1238 euro netti a 1080.

È Almalaurea che evidenzia (dati statistici alla mano) la controtendenza italiana rispetto a paesi come Francia e Germania, dove la volontà di uscire dalla crisi è testimoniata dagli investimenti nelle professioni qualificate.

Pur essendosi conclusa l’era Gelmini, la situazione nel campo dell’istruzione sembra rimanere invariata, se non addirittura peggiorare progressivamente. I numeri, non estranei ai governanti italiani (tecnici di professione), dovrebbero servire da ammonimento. Non più un invito alla riflessione una disperata esortazione all’azione concreta.

 

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