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11 marzo 2012

L‘Università saudita frena la protesta delle studentesse

Da qualche tempo, quasi come un movimento a catena, un po’ ovunque nel mondo scoppiano rivolte e proteste. Sintomo, questo, di un mondo esausto e stanco di subire, di obbedire a testa bassa e di vedersi negati i propri diritti.

Nella giornata mondiale che celebra ogni anno la donna, in Arabia Saudita, uno dei paesi più maschilisti al mondo, quest’anno le donne hanno deciso di festeggiare protestando. Qui la rivolta viene dal basso e ad insorgere sono giovani donne universitarie, ma dietro le quinte di una protesta universitaria, nella piccola cittadina saudita di Abha, c’è molto di più di una protesta studentesca.

Nel paesino di montagna a ridosso del confine con lo Yemen a migliaia si sono riunite per chiedere l’utilizzo incondizionato e libero di internet e del cellulare,  di curare l’igiene dei servizi dell’università ed infine tra le proteste riecheggaino gli abusi delle addette alla sicurezza e del rettore.

Sono questi gli slogan delle migliaia di studentesse della King Khalid University, le quali attraverso i social network hanno dato vita ad una protesta proprio a ridosso della festa della donna nelle aule della loro università.

La contestazione, in realtà, reca in sé il simbolo della lotta contro le discriminazioni che, quotidianamente, subiscono le donne saudite. In un Paese in cui vige un regime teocratico fondato sull’Islam wahabita, le donne non possono nemmeno guidare l’automobile, difatti il Paese non rilascia patenti alle donne e nel caso di viaggi devono munirsi non della patente o del documento di riconoscimento, ma del permesso del marito o del tutore.

Inoltre, viene proibito loro di  intrattenersi per strada con individui dell’altro sesso che non siano il marito, il fratello o un parente stretto.

Non appena la protesta ha varcano le mura dell’ateneo, l’università ha represso la rivolta con l’intervento della polizia, giustificando l’azione come “necessaria per riportare nel campus la buona condotta”. Le ragazze, però, non si scoraggiano e guardano avanti, organizzando dei sit-in in cui invitano anche i coetanei maschi a parteciparvi, malgrado la separazione tra i sessi.

Intanto si contano una cinquantina di ragazze ferite e forse, ma non è stato ancora confermato data la scarsa diffusione della notizia, ci sarebbe anche una ragazza morta, vittima di un attacco epilettico durante l’azione della polizia.

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