• Google+
  • Commenta
11 marzo 2012

Mangiare senza ingrassare? Forse, un giorno, si potrà!

Golosi di tutto il mondo, unitevi e festeggiate! La ricerca sta pensando a voi!
Quanti di voi vorrebbero poter mangiare a volontà, senza doversi curare del rischio di vedere la lancetta della bilancia fermarsi su un numero sempre più alto?

Chi soffre di obesità può accennare un sorriso leggendo quanto sono riusciti a scoprire i ricercatori del dipartimento D3 dell’Istituto Italiano di Tecnologia. Questi, tramite uno studio effettuato in collaborazione con l’Università della California Irvine e dell’Università di Yale, hanno scoperto “come si smette di ingrassare”.

Attraverso una sperimentazione effettuata su delle cavie da laboratorio, il team di studiosi guidato da Daniele Piomelli è riuscito a controllare l’attività di alcuni neurotrasmettitori, gli endocannabinoidi, che permettono al nostro cervello di gestire il consumo di energia. Gli endocannabinoidi agiscono colpendo gli stessi bersagli cellulari attivati dalla marijuana (cannabis). Uno di questi neurotrasmettitori svolge un ruolo importante nella regolazione del metabolismo periferico. Si tratta del 2-AG (2-arachidonil-sn-glicerolo).

Il 2-AG controlla i circuiti celebrali che incidono sul mantenimento del peso corporeo e sul consumo delle calorie ingerite. Gli sperimentatori hanno fatto produrre ai topi da laboratorio quantità elevate di una proteina che distrugge il 2-AG. Di conseguenza i topi hanno cominciato a muoversi meno e mangiare di più rispetto ai propri simili non soggetti a sperimentazioni. Inoltre, i ricercatori li hanno esposti a un’alimentazione ricca di grassi. Nonostante ciò, i roditori non ingrassavano e non mostravano livelli elevati di trigliceridamia e insulino-resistenza, tipici dell’obesità.

Lo studio, intitolato “Brain 2-AG signaling controls energy metabolism”, è stato pubblicato su Cell Metabolism.

Il coordinatore dello studio ha spiegato che “questo studio apre la strada alla ricerca di nuove molecole capaci di combattere quelle che rappresentano alcune tra le patologie che, oggi, nei paesi più industrializzati generano tra i più alti costi sociali e sanitari”.
“Basta pensare – continua il ricercatore – che in Italia le patologie che fanno parte della Sindrome Metabolica colpiscono circa 14 milioni di persone, con un continuo incremento anche nei bambini e negli adolescenti. Poter limitare gli effetti causati da un apporto troppo elevato di cibi grassi e dalla sedentarietà, cioè quelle cattive abitudini che caratterizzano sempre più la nostra società, rappresenta un grandissimo passo avanti non solo in termini di salute pubblica e privata, ma anche in termini economici per i sistemi sanitari a livello globale”.

Google+
© Riproduzione Riservata