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30 marzo 2012

Oggi ho dimenticato i pantaloni. La nuova moda del Flash-Mob made in USA

La crisi ci mette in mutande. Mai affermazione oggi è più veritiera. Per esorcizzare la paura i social network ancora una volta ci fanno da tramite organizzativo. Uniscono sconosciuti in nuove forme di protesta “non violenta” creando nuove tendenze impensabili in passato.
Eravamo abituati alle centinaia di teenager “congelati” in piazza. Eravamo abituati ai “free hugs”… perfetti sconosciuti che ti abbracciano per strada. Eravamo abituati alle lotte di cuscini. Ci eravamo anche abituati ai balli di gruppo in Stazione Termini a Roma tra un ritardo e l’altro. Ma adesso… come ci abitueremo a vedere il vicino di casa in mutande al bar la mattina?
Le regole base di questo “nuovo”(per noi) flash mob sono quattro:
Non indossare gonne o pantaloni, indossa le mutande, comportati normalmente seguendo la tua routine quotidiana e, in caso di spiegazioni, rispondere dicendo solamente oggi ho dimenticato i pantaloni.
“Non prendere la vita troppo seriamente” questo è lo slogan. Le reazioni comuni però son discordanti. Mentre a New York, Londra e Sidney ormai a queste pazze mode giovanili ci son abituati, qui in Italia il primo tentativo è fallito miseramente. A Milano in piazza San Babila decine di giovani son stati fermati e identificati dagli agenti di polizia e costretti a rivestirsi tra gli sguardi attoniti dei cittadini. Magari per la prossima volta tenere in considerazione un minimo di preavviso nell’ organizzazione farebbe comodo.
Come giustificare queste reazioni? Son passati 10 anni esatti dal primo prototipo Newyorkese del “No Pants Subway Ride”. 10 anni di uomini e donne che dimenticano i pantaloni a casa. 10 anni di persone il cui scopo è solo quello di divertirsi, fuori dagli schemi, ma pur sempre divertirsi. Forse viviamo in una società troppo seriosa, una società falsamente bigotta. E’ peggio guardare il vicino in mutande in strada per 5 minuti o un’ ora di ragazze in mutande in un varietà televisivo?
Sinceramente non so come reagirei nel vivere una tale esperienza in prima persona. Sicuramente passerei i minuti a guardare gli altri e ridere, ridere e ridere aspettando la vena di coraggio che mi faccia slacciare il jeans per poter dire in futuro: C’ero anche io.

 

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