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4 marzo 2012

Serve davvero la laurea?

Serve davvero la laurea? È questa la domanda che si fanno i tanti studenti universitari (secondo la rilevazione condotta dall’Ufficio di Statistica del Miur, nell’anno accademico 2010/2011 risultavano iscritti 1.781.887 studenti in tutta Italia) di tutta Italia. Quando ci si iscrive al primo anno di università lo si fa per passione verso quell’indirizzo, o almeno così dovrebbe essere, ma nel corso degli studi il pensiero iniziale cambia. Il motivo? È molto semplice, si studia tanto e non si trova lavoro, poi magari l’amico che non si è iscritto all’università lavora già da vari anni. È proprio questo il punto: ne vale davvero la pena studiare tanto, impegnarsi e intanto colui che ha solo il diploma ha un lavoro stabile? Questo non lo dico per demoralizzarvi, poiché anche io sono una studentessa universitaria, ma domande di questo tipo ce le siamo fatte tutti.

Oggi gli studenti fanno tanti sacrifici per mantenersi agli studi, per ottenere quel voto per il quale hanno studiato tanto, con la speranza di trovare un posto di lavoro che ripaghi tutti i loro sacrifici. Il mondo in cui viviamo, però, non ci permette di sperare, di vedere un futuro positivo: invece di creare posti di lavoro, le tasse universitarie aumentano, l’offerta didattica molto spesso è scarsa.

Dopo essersi laureati, i giovani mandano tantissimi curriculum senza mai ricevere risposta, l’unica offerta di lavoro che ricevono, il più delle volte, proviene da aziende call center, che ovviamente senza nulla togliere a coloro che svolgono questo lavoro, un laureato dopo aver studiato per cinque anni spera in un’offerta lavorativa vicina al suo titolo di studio.

Perciò, siamo tutti consapevoli che il futuro lavorativo per noi giovani non sarà facile, però non bisogna abbattersi perché nella vita se si vuole davvero qualcosa bisogna lottare.

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