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6 marzo 2012

Stanziati finanziamenti per la ricerca Regione-Uni.M.O.R.E.

Ancora un grande riconoscimento all’Azienda Ospedaliero – Universitaria Policlinico di Modena come luogo deputato nel quale si integrano virtuosamente didattica, ricerca ed assistenza. La autenticità di questa affermazione la testimonia il fatto che la Regione Emilia Romagna ha approvato ben quattro dei cinque progettipresentati dal Policlinico nell’ambito del Programma di Ricerca Regione – Università 2010-2012, che sono valsi un finanziamento complessivo di 1.413.125 euro. Per effetto di questa assegnazione il nosocomio modenese si colloca al secondo posto in Regione per ammontare dei contributi distribuiti su questo programma, preceduto solo dall’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma.

Il bando era rivolto alle 4 Aziende Ospedaliero – Universitarie (Bologna, Modena, Ferrara, Parma) e all’Istituto Ortopedico Rizzoli che è un Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCSS) della Regione, cioè alle strutture sedi di integrazione tra Servizio sanitario regionale e Università. Presso le 5 istituzioni sono state elaborate complessivamente 109 proposte progettuali e di queste, dopo un percorso valutativo compiuto dai Collegi di Direzione, sono state giudicate degne di trasmissione alla Regione 63 progetti. Successivamente i ricercatori sono stati invitati a discutere i loro progetti nel corso di workshop con un gruppo multidisciplinare di esperti, i quali hanno espresso una valutazione che ha portato a restringere il campo di quelli ammessi a 21 proposte. Queste proposte progettuali sono state sottoposte ad una ulteriore valutazione, elaborata sulla scorta di questi parametri: congruità della metodologia rispetto agli obiettivi; validità e originalità scientifica della proposta; qualificazione scientifica del Centro Coordinatore e rilevanza e grado di trasferibilità nel Sistema sanitario regionale.

Al termine di questo lungo e meditato percorso gli esperti hanno consegnato un giudizio quantitativo espresso su una scala da 1 a 5, che ha consentito di stilare una graduatoria finale, che ha visto l’ammissione a finanziamento solo dei progetti presentati dalle tre aziende di Parma, di Modena e di Bologna.

A livello modenese i progetto ammessi a finanziamento sono:

1) il progetto Valutazione di costo/efficacia della IGRT(radioterapia guidata dalle immagini)/IMRT(radioterapia ad intensità modulata) ipofrazionata nel trattamento delle neoplasie prostatiche , polmonari, cervico-cefaliche, e cerebrali primitive a cattiva prognosi, di cui è referente il dottor Filippo Bertoni, direttore della Struttura Complessa di Radioterapia, che si propone, attraverso un modello di introduzione controllata delle nuove tecnologie radioterapiche nella pratica clinica, di valutare con studi clinici controllati multicentrici costo-efficacia della IMRT/IGRT ipofrazionata rispetto a trattamenti convenzionali. “Le nuove tecnologie radioterapiche– dice il dottor Filippo Bertoni – consentono tecniche avanzate quali IMRT e IGRT, in grado di garantire una maggior conformazione della dose al volume tumorale risparmiando contestualmente gli organi sani vicini (IMRT) e valutare e controllare i movimenti del paziente e degli organi sani prima di ogni seduta di radioterapia (IGRT) aumentando così la precisione del trattamento; tutto ciò si traduce nella possibilità di elaborare trattamenti che prevedano dosi più alte sia in termini di dose per singola frazione (ipofrazionamento) sia in termini di dose totale con rischi potenzialmente minori di tossicità. Nonostante siano disponibili numerose informazioni su specifiche performance tecniche, sussistono tuttavia aree di incertezza con dati non conclusivi per un loro utile impiego in ambito clinico, con “gap” conoscitivi relativamente a sicurezza, efficacia e efficienza. Il progetto vuole accertare se trattamenti molto spinti e molto selettivi siano veramente efficaci o piuttosto non espongano i pazienti a possibili sovra-sottotrattamenti della neoplasia per rincorrere ipotetici risparmi di tessuti sani, con peso economico ed organizzativo non trascurabili per la Sanità Pubblica. Se nel corretto contesto di ricerca multistituzionale proposto si confermassero adeguati livelli di efficacia e efficienza dell’ipofrazionamento con IGRT/IMRT, questa strategia terapeutica potrebbe essere più estesamente impiegata garantendo trattamenti radioterapici di breve durata con vantaggi non solo clinici e sulla qualità di vita ma anche operativi e organizzativi con riduzione dei costi e ottimizzazione della spesa sanitaria regionale e nazionale”;

2) il progetto Il ruolo della tecnica del linfonodo sentinella nelle neoplasie differenziate della tiroide. Studio multicentrico prospettico randomizzato di confronto delle metodiche con colorante vitale, linfoscintigrafia e tecnica combinata, di cui è referente la prof.ssa Roberta Gelmini, responsabile della Struttura Semplice Videolaparoscopia chirurgica, che si propone di sperimentare la possibilità di applicare anche in questo campo, come già avviene per il tumore alla mammella e per il melanoma cutaneo, la tecnica del linfonodo sentinella, il primo linfonodo tributario del drenaggio linfatico della regione tumorale che è anche il primo ad essere interessato da eventuali metastasi; in caso di sua negatività è estremamente raro che altri linfonodi siano interessati dalla malattia. “L’evoluzione di questo progetto – ha commentato la prof.ssa Roberta Gelmini – può pertanto portare ad ottimizzare il trattamento chirurgico delle neoplasie tiroidee ed a definirne un protocollo diagnostico-terapeutico meno invasivo e quindi con minor rischio di complicanze postoperatorie evitando l’asportazione dei linfonodi peritiroidei in caso di negatività del linfonodo sentinella”;

3) il progetto Valutazione della efficacia di un intervento precoce di medicina palliativa in pazienti con cancro in diversi stadi di malattia, che ha come referente il prof. Mario Luppi, direttore della Struttura Complessa di Ematologia, attraverso il quale si mira a sperimentale gli effetti benefici di un approccio multidisciplinare al paziente oncologico e onco-ematologico che affianchi alla terapia farmacologica e chirurgica anche gli aspetti psicologici e di terapia del dolore, sulla qualità della vita e sulla stessa efficacia della cura. Il progetto è stato scritto a “quattro mani” dal prof. Mario Luppi e dal dott. Giovanni Apolone, direttore UO Infrastruttura per La Ricerca, Reggio-Emilia, AO-IRCCS ASMN, e vede il coinvolgimento anche della UO Programma Cure Primarie Reggio Emilia, AUSL Reggio Emilia, e delle Ematologie di Bologna, Ferrara, Piacenza, Ravenna e Reggio Emilia e Rimini. Gli ematologi e gli oncologi del Policlinico sono convinti che al termine di questo studio, che durerà due anni, si riuscirà a dimostrare come i pazienti trattati con la modalità integrata di “early palliative/supportive care”, avranno avuto un giovamento non solo sulla qualità della vita ma anche sulla risposta alle cure. “Si tratta in un certo senso – ha commentato il prof. Mario Luppi – di recuperare il , che il medico può e deve mettere a disposizione nel rapporto col paziente e quindi di avere una visione più profonda e completa dei bisogni del paziente e della valutazione dell’ efficacia delle cure. La medicina palliativa oggi deve essere rivolta non solo al paziente nella fase del fine vita ma al paziente immediatamente dopo la diagnosi di tumore, accompagnandolo in tutte le successive fasi di malattia attiva. In questo modo la medicina palliativa potrà diventare il cosiddetto quarto pilastro della cura dei pazienti onco-ematologici, aggiungendosi, alla ematologia clinica ed oncologia medica, alla radioterapia ed alla chirurgia.”. Se le conclusioni dello studio italiano confermeranno l’esperienza già eseguita da quattro università americane e pubblicata sul New England Journal of Medicine, allora si potrà ragionare su un aggiornamento dei protocolli di cura che tenga conto anche di questo approccio, con una potenziale rivoluzione dell’approccio organizzativo al malato onco-ematologico;

4) il progetto Metodologia di valutazione dell’appropriatezza dell’impiego dei farmaci oncologici ad alto costo, che ha come referente il dottor Giuseppe Longo, responsabile della Struttura Semplice di Osservazione breve oncoematologica, ha l’obiettivo di valutare l’utilizzo appropriato dei farmaci ad alto costo nei tumori del rene, del polmone e del colon mediante la verifica dell’aderenza alle raccomandazioni sviluppate da un Gruppo Regionale sui Farmaci Oncologici (GReFO) elaborate secondo il metodo GRADE (Grading of Recommendations Assessment, Development and Evaluation) cioè la gradazione delle raccomandazioni cliniche “Il nostro scopo – spiega il dottor Giuseppe Longo – è valutare se l’utilizzo di questi farmaci nella concreta pratica clinica ottiene lo stesso risultato in termini di beneficio ed effetti collaterali che hanno riscontrato durante la sperimentazione clinica. Poiché questi farmaci sono già in commercio ed utilizzati, valutare il reale beneficio sui pazienti nella pratica clinica quotidiana. Le sperimentazioni si basano su una selezione di pazienti che risponde a determinati requisiti (giovane età, assenza di altre malattie ecc.) che non si ritrovano sempre tutti nella stessa misura quando il farmaco entra in commercio, perché ogni quadro clinico, si può dire, è se stante. Diventa quindi utile valutare l’efficacia e la sicurezza dei farmaci in commercio sulla più ampia popolazione di pazienti possibile, in modo da scegliere di volta in volta, quale sia il farmaco più appropriato non solo a seconda della patologia ma anche del quadro clinico complessivo del paziente. E’ un primo passo verso quella che costituisce una sfida e un’opportunità per l’oncologia del futuro”. Si tratta di uno studio innovativo, il primo in Regione di questo genere, perché cerca di individuare le categorie di pazienti che possono avere un maggior beneficio e un minor danno da ciascun farmaco.

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