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29 marzo 2012

Svolta nelle indagini per l’identificazione dell’agente che ferì Martina Fabbri

Il 12 ottobre 2011, pochi giorni prima degli scontri di Roma, a Bologna un corteo di Indignati manifestava animatamente contro i cancelli blindati della Banca d’Italia, in Piazza Cavour.

Una protesta per dichiararsi contro lo strapotere delle banche e soprattutto per rifiutare le ipotesi che Draghi e Trichet avevano concepito per risanare i conti dello Stato italiano: proposte formulate in una lettera inviata pochi giorni prima all’ex Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Una ricetta per uscire dalla crisi, manovra considerata azzardata, liberticida; politiche discriminatorie rispetto alla cittadinanza più debole contrattualmente ed economicamente, rispetto “a chi questa crisi non l’ha prodotta”.

Gli antagonisti avevano vari striscioni «No al debito», «A voi i debiti, a noi la borsa e la vita», rinforzati con plexiglas e gomma piuma, sbandierati in onore di Santa Insolvenza e San Precariato. Ma oltre la sardonica ironia, è la tensione a crescere e, come molti video della giornata testimoniano, pian piano a sfociatare in spinte e moti di pressione per forzare il blocco dei poliziotti e dei carabinieri, in tenuta antisommossa a presidio degli accessi all’istituto di credito, con l’intento di irrompere con foga in Bankitalia. Gianmarco De Pieri, leader storico del centro sociale Tpo, al megafono minacciò: “Fateci entrare o entreremo a spinta, l’avevamo detto. Se qualcuno si fa male ognuno è responsabile delle proprie azioni”.

In pochi minuti la situazione è degenerata in emergenza ed i poliziotti hanno perso il controllo dell’ordine pubblico, finendo anch’essi per reagire prepotentemente alle provocazioni ed alla confusione, insomma perdendo la testa.

Proprio in quegli istanti di follia pubblica è rimasta ferita una ventitreenne, Martina Fabbri, studentessa iscritta alla facoltà di Arti Visive del dipartimento di Lettere dell’Alma Mater, aderente al Collettivo Sadir. Come lei stessa ha raccontato, a seguito di due cariche di respingimento della polizia, è stata colpita, benché non fosse nelle prime fila, da un carica laterale nel secondo momento degli scontri: parte del VII reparto della polizia sopraggiunto in corsa, avrebbe attaccato i giovani che stavano indietreggiando e voltandosi per scappare.

Martina a seguito di un colpo sicuramente inferto da un manganello, e non dalla superficie di uno scudo (ipotesi presa in considerazione per la successiva ricostruzione dei fatti), ha chiamato i soccorsi con i quali però ha dovuto litigare per poter essere trasferita immediatamente all’Ospedale Maggiore, nonostante le ferite evidenti, poiché il regolamento in questi casi prevederebbe che un agente salga sull’ambulanza insieme alla contestatrice colpita. “Sentivo dolore e ho chiesto ai miei amici di dirmi cosa avevo in faccia. Nessuno però ha avuto il coraggio di dirmelo. Poi abbiamo chiamato il 118 e quando sono arrivati i medici ho capito. C’ era anche un carabiniere che voleva salire con me in ambulanza perché si era fatto male, ma visto come erano andate le cose mi sembrava assurdo. Alla fine, sono salita a bordo da sola”.

Sempre De Pieri, sempre al megafono, annunciò: “la giornata non finisce qui aspettiamo che parta l’ambulanza e poi partiamo tutti insieme in corteo”, una processione che oggi sappiamo essersi diretta alla volta dell’Unep (Ufficio notificazioni esecuzioni e protesti) in Vicolo Monticelli, nella cui sede irrupperro poi alcuni dei ragazzi, spaventando i lavoratori barricati e portando via registri e documenti. Un blitz inaspettato, un assalto con saccheggio: fogli di carta, buste, registri cartonati lanciati dalla finestra.

Intanto, a Martina venivano refertati 4 denti avulsi, stimando altresì dieci giorni di prognosi per la botta sul labbro. “Per i denti, invece, non c’è prognosi perché non c’è guarigione. Tre dei quattro denti risultano spaccati fino alle gengive, solo uno è spaccato a metà e forse si potra’ ricostruire. Secondo i medici, inoltre, dovrò tenere sotto controllo anche i denti superiori perché a causa del trauma e’ possibile che vadano in necrosi” ha spiegato la ragazza. L’avulsione dei denti, infatti, è considerata danno permanente.

L’identità dell’agente assalitore però è rimasta ignota. Così, mentre in Piazza Verdi si sciolse il corteo conclusosi con la promessa di cercare di capire chi avesse colpito Martina scandagliando foto e video e presetando un esposto per far espellere il colpevole della squadra Mobile dalla Questura di Bologna; anche il Questore di Bologna Vincenzo Stingone, a fine giornata, rilasciava dichiarazioni altrettanto amareggiate, ma di segno completamente opposto: “Siamo rammaricati che si sia fatta male una ragazza di 23 anni, ma dobbiamo pensare anche ai 12 appartenenti alle forze dell’ordine feriti, uno dei quali ha ricevuto una prognosi di 30 giorni. Si e’ trattato di una manifestazione non preavvisata, svoltasi in modi violenti, queste persone sono venute armate di scudi con l’intenzione di fare violenza ed entrare a Bankitalia, gli agenti sono stati schiacciati contro la cancellata e hanno fatto azione di contenimento, per due volte”.

Nei giorni successivi si sono susseguiti gli appelli del centro sociale Tpo e del collettivo Sadir che invitavano chiunque avesse immagini utili per ricostruire l’aggressione a farsi avanti, unitamente alla richiesta del Procuratore Giovannini, rivolta direttamente all’agente coinvolto, affinché questi scegliesse di presentarsi spontaneamente davanti alle autorità inquirenti che d’ufficio hanno iniziato ad indagare sulla vicenda rispetto alla quale, poi, Martina Fabbri ha presentato querela contro ignoti per lesioni gravi volontarie.

Saranno fatte tutte le verifiche del caso”, spiegò Patrizio Del Bello, assistente dell’avvocato che segue la vicenda di Martina, Simone Sabattini. “Sappiamo che c’è una parte della Procura di Bologna sensibile su questi argomenti, viste le precedenti indagini in cui è stato riconosciuto un risarcimento per una ragazza colpita da un agente e un rinvio a giudizio per un altro agente in occasione di altre manifestazioni, siamo fiduciosi che anche questa querela andrà avanti”.

E così è stato. A distanza di cinque mesi è arrivata una svolta potenzialmente risolutiva e che comunque permette di restringere notevolmente il campo sulla figura dell’agente aggressore, grazie a le registrazioni di alcuni impianti di videosorveglianza.

I pm Antonella Scandellari e Morena Plazzi, titolari del fascicolo, guardando e riguardando i filmati, hanno, finalmente, trovato un frame che mostra la scena nel dettaglio: un agente che abbassa il manganello in direzione della ragazza, dinamica in sintonia con quanto testimoniato anche dal fidanzato e da un’amica di Martina.

Ed ecco il particolare che può aiutare il riconoscimento: l’agente indossava occhiali da sole con una montatura scura, sotto l’inconfondibile casco azzurro della tenuta antisommossa. “Gli accertamenti della Digos (a cui i pm avevano dato l’incarico) avrebbero portato a stringere il cerchio intorno a quattro-cinque agenti, che facevano parte del gruppo di sette poliziotti del Reparto schierati lateralmente in piazza Cavour. Il dettaglio degli occhiali potrebbe essere utile per ricordare ai suoi colleghi chi fosse quell’agente. La procura ha intenzione di sentirli.”

In questi lunghi mesi Martina ha rilasciato interviste; ha registrato un video in cui narra quanto le è accaduto e ha fatto sapere che non demorderà con il sui attivismo; ha pubblicato una nota sulla sua bacheca facebook nella quale, in un passaggio, ha scritto: “Grazie uomo ignoto perché, rompendomi i denti, mi hai rivelato quella sottile e fortissima rete di relazioni che colora la mia vita, rendendola fondamentalmente diversa dalla tua. Mi hai relagato la possibilità di vedere che quella forza che mi ha fatto sostenere il dolore, non è certo mia, ma si è costruita nell’incontrarsi d’affetto solidarietà rabbia sostegno delle persone al mio fianco da mesi. Hai illuminato la materialità di quei rapporti fatti di connessioni: sguardi e corpi, intrecciati per le strade delle mobilitazioni e nell’impegno delle assemblee” ringraziando pubblicamente gli amici del Tpo che il sabato precedente avevano organizzato una serata benefit per lei.

 

Quello che salta agli occhi leggendo le parole di Martina è l’importanza accordata alla relazionalità, un primato relazionale che è proprio della politica, di quel fare reticolato di pensieri, azioni, desideri che possono cambiare la cultura, la storia, la vita, inventare il nuovo, sbloccare la creatività, tenere insieme il senso, radicare l’esistenza nella consapevolezza dell’interdipendenza.

Viene solo da chiedersi se era necessario diventare simbolo di sacrificio di una protesta che non ha trovato altra forza simbolica per esprimersi che la protesta violenta e confusa; senza formulare proposte nuove, senza creare piattaforme di interlocuzione vere ed efficaci, di valore al di là del lamento e della reazione cieca o ritualizzata che fosse.

Viene da chiedersi se la mediazione tra sé e sé, tra sé e gli altri che è propria del vivere politicamente non sia per Martina e per altri ed altre da ricercarsi altrove, in parole nuove, personali, soggettive, originali per dire quello che definisce, su facebook, il suo orientamento politico: think autonomy. Un “pensare” mezzi nuovi per modificare il rapporto con la realtà. Un pensare come dire il dissenso con pratiche nuove che trovino la via della realizzazione al di là delle suggestioni collettive “del tutto o niente” e che spieghino il personale profondissimo desiderio di esistere e di contare nel mondo in modo sensato, in connessione ad altri e ad altre, alla luce di una attenta ricerca di ciò che è necessario.

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