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16 marzo 2012

Tumore al seno: il cadmio nei fertilizzanti aumenta il rischio

Il carcinoma al seno colpisce una donna su dieci, e rappresenta la lesione più importante che quest’organo può subire, con un tasso di mortalità per chi ne viene colpito pari al 17%. La strategia terapeutica al momento prevede solo l’intervento chirurgico, che spesso si risolve in una mastectomia. La principale causa delle neoplasie al seno è ancora sconosciuta, ma numerosi studi negli ultimi anni hanno dimostrato varie correlazioni tra la malattia e alcuni fattori che ne aumentano il rischio.

Oggi arriva, dagli studi pubblicati sulla rivista Cancer Research, la notizia di una connessione tra la malattia al seno e l’assunzione di cadmio, un metallo che si trova in grandi quantità nei fertilizzanti agricoli. A preoccupare gli scienziati è proprio la contaminazione dei terreni agricoli dovuta principalmente all’uso di fertilizzanti e al maggiore assorbimento del metallo nelle piante. Il cadmio è naturalmente presente in natura, in campo agricolo viene invece introdotto come contaminante naturale e viene assimilato per la sua somiglianza chimica con lo zinco.

Occorre precisare però che la maggior quantità di cadmio presente nella alimentazione deriva in genere dai processi di incenerimento delle materie plastiche e dall’inquinamento dell’aria. Il cadmio viene assimilato in grandi quantità da tutte quelle coltivazione ad alto consumo, come i cereali, le patate, i legumi e le verdure, che forniscono la base dell’alimentazione di quasi tutta la popolazione. «A causa dell’elevato accumulo nelle colture agricole, le principali fonti di cadmio alimentare sono alimenti considerati sani», spiega Agneta Akesson, docente al Karolinska Institutet.

Sul sito dell’EFSA (European Food Safety Authority) a tale proposito si legge:« Sebbene nell’uomo l’assorbimento di cadmio in seguito ad esposizione alimentare sia relativamente basso (3-5%), nell’organismo umano il cadmio si accumula in modo efficiente nel rene e nel fegato, ed ha un tempo di vita che varia da 10 a 30 anni».

I risultati della ricerca, condotta dal Karolinska Institutet in Svezia, hanno dimostrato come l’elevato consumo di alimenti coltivato utilizzando questi fertilizzanti, incida sull’aumento dei casi di cancro al seno. Lo studio è stato condotto su un campione di quasi 56 mila donne, per un periodo di follow up pari a 2 anni, su di esse è stato calcolato il fattore di esposizione al metallo attraverso degli specifici questionari sull’alimentazione.

Il consumo di cadmio è stato poi suddiviso in tre livelli di esposizione: dopo aver incrociato i dati raccolti, gli studiosi hanno rilevato che una maggiore esposizione al metallo è stata collegata a un rischio di sviluppare il cancro al seno del 21%, e che tale rischio aumentava al 27% per le donne magre o normopeso. Le donne che, però, erano abituate a inserire nella loro dieta grandi quantità di cereali integrali e verdura vedevano correre un rischio di ammalarsi più contenuto rispetto alle donne esposte al cadmio attraverso l’assunzione di altri cibi.

Nel corso dello studio sono stati registrati 2112 casi di cancro al seno, dei quali 1626 positivi per i recettori degli estrogeni e 290 negativi. «È possibile che una dieta sana possa contrastare gli effetti negativi del cadmio, ma i nostri risultati devono essere confermati con altri studi – ha spiegato Akesson in ogni caso è importante che l’esposizione al cadmio attraverso l’alimentazione sia bassa».

 

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