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17 marzo 2012

Un work-shop a difesa di balene, beluga, orsi polari e trichechi.

A causa dell’alta frequenza di navigazione nelle acque dell’Artico, molti mammiferi marini rischiano l’estinzione. Un gruppo cospicuo di scienziati si riunisce a New York per discutere del problema insieme a diverse commissioni di rappresentanza delle popolazioni dell’Alaska.

L’aumento delle temperature registratosi su scala globale negli ultimi dieci anni ha reso maggiormente praticabili le acque dell’Artico, che risultando libere da ghiaccio, sia nella stagione primaverile che autunnale, sono oggi attraversate da importanti rotte commerciali: una di queste tocca lo stretto di Bering (stretto marino tra Capo Dežnëv, il punto più ad est del continente asiatico, e Capo Principe di Galles, il punto più ad ovest del continente americano, tra Alaska e Russia), lungo cui mammiferi marini come trichechi e balene migrano.

L’impatto esercitato dall’alto tasso di navigazione potrebbe non essere sostenuto dai mammiferi acquatici che normalmente si spostano in queste acque: diversi studi sono stati presentati durante il work-shop a rimostranza di questa ipotesi.

Problematiche serie derivano non solo dall’urto con le navi, ma anche dall’inquinamento acustico che disturba la comunicazione di balene e trichechi.

Non bisogna sottovalutare, inoltre, il rischio di disastri ambientali legati al transito di petroliere: i dati ITOPF mostrano che dal 1970 ci sono stati più di 10.000 sversamenti in tutto il mondo. Cosa accadrebbe se avvenisse uno sversamento in una striscia di poco più di 85 km e al massimo profonda 50 m come lo stretto di Bering?

Il work-shop ha sollevato, dunque diversi spunti di riflessione partendo da puntuali dati scientifici e puntando in particolare alla sensibilizzazione delle popolazioni dell’Alaska:

“Il coinvolgimento delle comunità locali in questo processo è fondamentale sia per l’integrità culturale che la conservazione dell’Artico”, ha detto il dottor Caleb McClennen, direttore del programma di conservazione marina della “Wildlife Conservation Society.”

Si tratta di un primo importante passo verso la preservazione della biodiversità dell’Artico.

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