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6 marzo 2012

Unipr:”Risk governance e risk appetite”

Venerdì 9 marzo, a partire dalle ore 9.15, presso l’Aula Magna del Palazzo Centrale dell’Ateneo (via Università 12 – Parma), si terrà il convegno “Risk governance e risk appetite: misurare e governare la propensione al rischio“, organizzato dal Dipartimento di Economia dell’Università di Parma,nell’ambito del Dottorato di Economia e del Dottorato di Scienze economico aziendali, in collaborazione con il Dottorato di Banca e finanza dell’Università di Roma Tor Vergata.

Il convegno si aprirà con i saluti del Rettore Gino Ferretti, Giampiero Lugli (Preside della Facoltà di Economia), Francesco Daveri (Direttore della Scuola di dottorato in Economia e diritto – Dipartimento di Economia), Paolo Andrei (Direttore del Dipartimento di Economia) e Francesco Trimarchi (Direttore Banca d’Italia, Bologna); introdurrà i lavori Paola Schwizer (Dipartimento di Economia).

Alle 9.45 inizierà la prima sessione, “Dalle risk policy al governo dei limiti di rischio: strategie, organizzazione, ruoli chiave”, nella quale interverranno Alessandro Carretta (Direttore Dottorato in Banca e Finanza, Università di Roma Tor Vergata), Rainer Masera (Università Marconi, Roma), Maria Pierdicchi (Standard & Poor’s) e Giampaolo Gabbi (Università di Siena).

Alle 12 inizierà la seconda sessione “La misurazione e il controllo del rischio dopo la crisi: il caso del credito alla famiglia”: interverranno Umberto Filotto (Università di Roma Tor Vergata) e Marco Cesareo (Responsabile Credito al Consumo, IntesaSanPaolo).

Alle 14 si terrà la tavola rotonda “Il governo della propensione al rischio: organizzazione, strumenti, esperienze”, moderata da Luciano Munari (Dipartimento di Economia dell’Ateneo di Parma). Interverranno Bertrand Cord’Homme (Cariparma), Paolo Palliola (Cassa di Risparmio di San Miniato), Valeria De Mori (Unicredit Group), Tommaso Giordani (Barclays Italia) e Stefano Azzali (Dipartimento di Economia dell’Ateneo di Parma).

Il risk appetite, o propensione al rischio, è un concetto ormai fondante della comunità dei risk manager a livello nazionale ed internazionale. Per le singole imprese, il risk appetite determina il possibile impatto negativo, determinato dall’insieme dei rischi assunti, che l’organizzazione è disposta a sopportare in via residuale, una volta predisposti presidi adeguati di prevenzione e controllo dei singoli rischi rilevanti.

I consigli di amministrazione delle banche e degli altri intermediari finanziari vigilati deliberano annualmente i propri orientamenti in materia di assunzione di rischio. Il parametro di riferimento, disciplinato anche dalla normativa, è il risk appetite, ossia la soglia di rischio accettabile e quindi il capitale che si è disposti a mettere a rischio al fine di sfruttare le opportunità di business presenti sui diversi mercati.

Il rispetto di tale parametro richiede processi organizzativi e meccanismi di controllo interno efficaci e commisurati alla complessità dell’attività e alle dimensioni aziendali, ma anche una cultura pervasiva del rischio che renda tutti i livelli della struttura consapevoli delle proprie responsabilità in materia di presidio dei rischi.

Il mancato rispetto delle soglie di tolleranza fissate dal consiglio di amministrazione è monitorato dal risk management e dalle altre funzioni di controllo interno e richiede la progettazione accurata di sistemi di intervento volti ad attuare in tempi rapidi le necessarie manovre correttive. Nelle scelte di rappresentazione e di misurazione del risk appetite permangono peraltro significative differenze tra banche.

E del pari differenziati sono i meccanismi con cui i sistemi di corporate governance e, in particolare, i consigli di amministrazione, monitorano e garantiscono il rispetto dei risk limit.

Alla luce del sempre maggiore interesse suscitato dal tema per i diversi stakeholder, come organi di regolamentazione del sistema e agenzie di rating, il convegno si propone come un momento di confronto e di dibattito tra accademici, operatori e istituzioni, rispetto al concetto stesso di risk appetite, ai relativi modelli di misurazione e di governo e alle difficoltà di ricondurre a tale misura di sintesi profili di rischio difficilmente misurabili, come il rischio reputazionale.

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