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6 marzo 2012

Virus H5N1: studi a rischio bavaglio

Hanno rischiato la censura due ricerche condotte su ceppi mutanti, estremamente letali per l’uomo, del virus H5N1dell’aviaria. E’ quanto compare sulla rivista Nature che ha pubblicato ed esaminato le controverse decisioni prese al riguardo.

Due team di scienziati guidati da Ron Fouchier, dell’Erasmus Medical Center di Rotterdam (Paesi Bassi), e Yoshihiro Kawaoka, della University of Wisconsin, hanno sviluppato ceppi mutanti del virus, combinando l’alta mortalità di H5N1 con l’alta facilità di trasmissione, simile a quella dell’influenza stagionale.

Il comitato per la biosicurezza statunitense National Science Advisory Board for Biosecurity (NSABB), ha chiesto  alle riviste Nature e Science, di vietare la pubblicazione degli articoli relativi alla produzione del virus. Il NSABB ritiene, infatti, che il rischio di uso a fini bioterroristici sia troppo elevato, anche se la trasmissione aerea è stata provata solo su animali da laboratorio. Perciò ha chiesto alle riviste di pubblicare solo le conclusioni e di omettere i dettagli metodologici che potrebbero permettere la replicazione degli sperimenti.

I ricercatori affermano che le informazioni sono necessarie per poter predisporre eventuali contromisure per una possibile mutazione in natura, come antivirali vaccini e procedure di sorveglianza.

Ma che cosa è il virus H5N1, e quanto è pericoloso?

Il virus H5N1 appartiene al genere Orthomyxovirus , di tipo “A“. I virus che fanno parte di questo genere, presentano un rivestimento esterno lipidico, che contiene due proteine di superficie:l’emagglutinina (H) e la neuraminidasi (N). Entrambe sono responsabili del legame sia con le cellule sia con l’immunità. Le H ed N possono differire antigenicamente producendo delle varianti fenotipiche virali. La combinazione tra le varianti, determina i diversi”sottotipi”,definiti ognuno con la sigla H(n)N(n). Ad esempio, il sottotipo responsabile della pandemia dell’ ‘influenza suina’ del 2009, il virus H1N1, differisce dal sottotipo H5N1, responsabile dell’influenza aviaria, per la presenza di un diverso tipo di emoagglutina H1, mentre possiede  la stessa proteina di superficie neuraminidasi N1. I sottotipi sono  classificati, anche, per la capacità di dar luogo a sindromi più o meno gravi. Si distinguono così virus HPAI (high pathogenic avian influenza), e virus LPAI (low pathogenic avian influenza).

E’ proprio un particolare ceppo di H5N1, altamente patogeno (HPAI), il responsabile della cosìdetta e conosciuta ‘influenza aviaria’,  diffusa soprattutto tra gli tra gli uccelli. Solo in rare e peculiari occasioni si è osservato essere passata all’uomo. Inizio modulo

Dal 2003, il virus wild type (fenotipo selvatico, presente in natura)  ha infettato circa 600 persone,  di cui circa il 59%  è morto. Finora, il virus H5N1 non è riuscito a scatenare una pandemia, perché non può effettivamente diffondersi tra le persone. Allo stato selvatico ,infatti, non può infettare le cellule del naso e/o della gola di un essere umano.

I ceppi mutanti creati da Fouchier e Kawaoka possono, invece, diffondersi per via aerea tra i furetti,  che vengono co-nsiderati un buon “modello animale”, in grado di poter predire la possibile trasmissione dell’influenza tra gli essere umani.

In che modo sono stati creati i mutanti?

Fouchier e il suo team  hanno modificato il genoma del virus, in modo da creare ceppi in grado di attaccare cellule nasali e cellule tracheali di mammiferi. Poiché il virus, anche in questo modo, non riusciva a diffondersi tra gli individui, dopo l’iniziale esposizione dei furetti al ceppo, sono stati utilizzati i fluidi nasali degli animali infetti per contagiare gli altri esemplari. Dopo 10 giri, il virus è risultato essere potenzialmente in grado di diffondersi attraverso l’aria. Il genoma di questo virus è stato analizzato, ed è risultato essere diverso da quello originale, di soli cinque mutazioni.

Kawaoka e il suo team hanno utilizzato un approccio diverso. Hanno creato un virus chimerico:  esso possiede sia la proteina emoagglutinina (H5) di H5N1 sia alcuni geni del ceppo H1N1, responsabile della pandemia suina del 2009. I ricercatori, in questo modo, hanno voluto ricreare una versione artificiale dello stesso processo attraverso il quale i virus wild type sono in grado di mescolare i propri geni, meccanismo noto  come “riassortimento genico”.

Entrambi i mutanti, sviluppati dai due team, sono risultati essere capaci, di diffondersi facilmente per via aerea tra i furetti, con una differenza: il ceppo di Fouchier, secondo come riferito, sembrerebbe aver ucciso tutti gli animali infetti, il ceppo di Kawaoka no.

Le preoccupazioni espresse dal NSSAB riguardano, sia un eventuale e accidentale liberazione nell’ambiente del virus mutato, che potrebbe provocare una spaventosa pandemia, sia il possibile utilizzo da parte  di terroristi, che potrebbero trasformare il virus mutante H5N1 in un’arma di distruzione di massa.

In seguito alle perplessità espresse dal comitato, gli scienziati coinvolti nelle ricerche hanno optato per una moratoria di 60 giorni, in cui le ricerche sono state sospese per dar modo alla società di discutere la questione.

Due settimane fa è arrivato il SI. A seguito della riunione convocata a Ginevra (Svizzera), dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, è stato stabilito che, i giornali possono pubblicare le ricerche  per intero, senza sottovalutare però, l’importanza di  evitare conseguenze di possibili incidenti, quando i dati su come rendere il virus più contagioso saranno resi pubblici.

Fonte: http://www.nature.com/news/the-risks-and-benefits-of-publishing-mutant-flu-studies-1.10138

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