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23 aprile 2012

Affacciarsi alla ricerca: il valore della varietà

La facoltà di filosofia e’ un luogo dove si incontrano facilmente studenti desiderosi di ottenere un posto da dottorando.
Sarà che alcuni di loro faticano ad intravedere per il loro futuro carriere che possano realizzarsi con alle spalle una scenografia diversa da quella delle aule universitarie; sarà che chi sceglie di dedicarsi a questa disciplina e’ mosso da una grande passione e non vede l’ora di dedicarle la vita.
Fatto sta che i corsi sono pieni di brillanti studenti che, con occhiali e portatile per prendere appunti, seguono con dedizione le lezioni dei professori e intanto sognano di prendere, un giorno, quel posto da docente ordinario. La chiave per aprire la porta di questo desiderio può consegnarla solo il concorso di dottorato! Si dice che il trucco per riuscire a superarlo assicurarsi un futuro fatto di cattedre e interrogazioni sia specializzarsi in un settore, e ancora meglio sarebbe individuare in quel settore un autore di riferimento, preferibilmente poco noto, per poi conoscere ogni dettaglio del suo pensiero. Sembra che questa sia la carta vincente.
Gli esami della facoltà sono divisi in gruppi: storico, morale, estetico e quello che contiene tutti gli esami di filosofia della scienza e filosofia del linguaggio.
Ogni gruppo prevede la possibilità di scegliere tra cinque o sei insegnamenti appartenenti allo stesso ambito disciplinare.
Il piano di studi per gli studenti di filosofia prevede pochi esami obbligatori e, se per il corso triennale, bisogna sostenere degli esami in tutte le categorie, la scelta per la laurea specialistica e’ completamente libera (eccezion fatta per il settore storico che resta obbligatorio).
Gli aspiranti docenti, per specializzarsi, decidono allora di concentrare le loro attenzioni su un solo settore. Frequentano solo i corsi dell’area disciplinare che gli garantirà il successo, si iscrivono ogni anno agli stessi laboratori e vanno in Erasmus in università specializzate in quel genere di insegnamenti.
E’ sicuramente legittimo, e forse doveroso, che ogni studente sviluppi una predilezione per un qualche autore o per una certa corrente di pensiero. E’ giusto che chi sceglie di laurearsi su un determinato argomento si prepari a fondo per affrontarlo al meglio.
Tuttavia non posso non chiedermi se sia giusto non approfittare della varietà degli insegnamenti proposti dalla nostra facoltà, non sfruttare le differenti conoscenze dei nostri docenti. Non posso che pensare, seguendo Leibiniz che la varietà sia una delle qualità più belle che un mondo possa avere, che la bellezza addirittura coincida con essa. Se un uomo legge un solo libro nella sua vita lo imparerà di certo a memoria e sarà capace di coglierne ogni sfumatura di significato, mentre chi ne legge molti potrà forse dimenticare la trama di alcuni.
La conoscenza però e’ bella proprio perché sa rendere la mente dell’uomo una finestra aperta sul mondo, perché regala nuove prospettive, angolature diverse per osservare la realtà.
Questo, in fondo, penso sia l’atteggiamento migliore con cui ogni studente debba avvicinarsi alla ricerca e allo studio.

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