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17 aprile 2012

Corso di felicità

Mercoledì 18 aprile alle ore 21 presso la Sala Barbarani a Verona in via Bertoni n. 4 (zona SS Trinità) chiuderà i battenti per l’edizione 2011/2012 il Corso di Felicità tenuto da Luca Favalezza. Il tema della serata sarà “L’immaginazione concreta e la mistica della realtà” e tratterà di come mettere in pratica, in modo molto concreto, la “legge di felicità” insegnata al corso, esponendo un aggiornamento del “protocollo della felicità” già esposto nelle precedenti lezioni. Quella che si concluderà a metà mese sarà la seconda edizione del Corso di Felicità che ebbe il suo debutto l’anno scorso e che ha avuto un largo seguito. Il Corso di Felicità, articolato in 25 lezioni, ha riunito un pubblico eterogeneo, di diverse età ed estrazione culturale e sociale, essendo i partecipanti al corso animati dalla curiosità di conoscere i meccanismi che producono la felicità e a metterli in pratica.

Il meccanismo fondamentale per la produzione della felicità è il cosiddetto “intuito innato per la felicità” che tutti possediamo ma che può essere potenziato con l’esercizio delle “domande-mantra”, una serie di domande da ripetersi più volte (come i mantra appunto) e capaci di suscitare immagini foriere di felicità. Le “domande-mantra” devono essere collocate all’interno di determinati protocolli, che sono stati insegnati nelle diverse lezioni, di cui il più importante è il “protocollo della felicità”. Il presupposto del “protocollo della felicità” è che la gente non è felice perché non presta abbastanza attenzione alla felicità: come i ricchi sono tali perché pensano molto ai soldi, così per essere felici dobbiamo pensare molto alla felicità, in altre parole prestarle molta attenzione.

Il bello è che ciò accade spontaneamente, solo che non ne siamo consapevoli. Un’intuizione fondamentale di Luca Favalezza, inventore, fondatore, e attualmente unico insegnante del corso di felicità, è il fatto che la nostra attenzione cade sempre su temi o circostanze cruciali per la nostra felicità: quando noi pensiamo ad una cosa (salvo i casi di ossessione clinicamente accertata) è perché attorno a quella cosa si gioca la nostra felicità. Il tema o la circostanza su cui cade la nostra attenzione è la porta dietro alla quale risiede la nostra felicità. L’intenzione fondamentale dell’Universo, e quindi l’intenzione dell’anima (che all’Universo è collegata) è nientemeno la felicità. L’anima ispira pertanto la nostra mente e le suggerisce di pensare a temi e circostanze importanti ai fini della nostra felicità: è appunto una domanda-mantra che ci guida a renderci conto di dove cada la nostra attenzione e basta appunto che ci chiediamo “dove cade la mia attenzione?”. Quindi il “protocollo della felicità” contiene una serie di “domande-mantra” tra cui questa.

La prima fase del protocollo è la descrizione della situazione in cui ci troviamo: questo perché al “corso di felicità” si insegna una felicità “attuale”, concreta, non la felicità sempiterna che si raggiunge con l’illuminazione. La felicità di cui si parla al corso non è la felicità intesa come il raggiungimento della fusione con l’anima per avere accesso alla sua vibrazione di gioia eterna, ma è intesa come emozione della personalità (quindi transitoria) legata a ciò che accade nella nostra vita effettiva. La felicità, come si intende al “Corso di Felicità”, non è uno “shangri-la” cioè un nirvana che mai si raggiunge (e infatti è là) ma uno “shangri-qua” cioè uno stato della psiche che noi raggiungiamo qui e ora. Quindi il primo passo del “protocollo della felicità” è la descrizione precisa e puntuale della situazione in cui ci troviamo; il secondo passo è quello di lasciare fluire liberamente i nostri pensieri (che a questo punto muoveranno inevitabilmente dalla situazione appena descritta); il terzo passo è quello di chiederci dove cada appunto la nostra attenzione; il quarto passo è chiederci come vedremmo la circostanza su cui cade la nostra attenzione se avessimo fede nell’intenzione fondamentale di felicità dell’Universo; il quinto passo è la “domanda-mantra” cruciale: “cosa posso immaginare di bello, sul piano concreto, rispetto a tale circostanza?”.

Un passo successivo può essere quello di chiederci “rispetto a tale circostanza, cosa mi rende felice fare?” (oppure “cosa mi rende felice scegliere?” o altre “domande-mantra”). Se non siamo convinti delle risposte dobbiamo chiederci se un aspetto negativo della nostra personalità stia condizionando le nostre risposte e quale sia tale aspetto negativo, o chiederci se ci sia un conflitto interiore che ci impedisce di ascoltarci con chiarezza (tenendo conto che i conflitti interiori possono anche essere provocati da ostacoli, immaginari o meno): ovviamente per fare chiarezza e risolvere i conflitti interiori, o reagire correttamente agli ostacoli, ci sono appositi protocolli e apposite “domande-mantra”. L’esercizio dei protocolli del Corso di Felicità e delle “domande-mantra” è un viaggio fantastico all’interno della nostra psiche, accessibile a chiunque: la partecipazione al Corso è libera e aperta a tutti, non richiede iscrizione ed è completamente gratuita.

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