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11 aprile 2012

Emergenza rondini, gli esperti lanciano l’allarme

Vorrei girare il cielo come le rondini, e ogni tanto fermarmi qua e là…

Così cantava il compianto Lucio Dalla nel suo brano “Le rondini”, del 1990. E chissà cosa penserebbe lui del fatto che quelle stesse rondini, da qualche tempo, si “fermano” un po’ troppo a lungo.

Secondo una ricerca condotta dall’ateneo di Milano Bicocca, in cooperazione con la Statale, le migrazioni sono ormai spesso a senso unico, un biglietto di sola andata e via: l’8,4% circa degli esemplari prende il volo senza poi fare ritorno.

Tre le zone accuratamente scandagliate: Parco Adda sud, Parco piemontese del Ticino e, infine, Parco di Montevecchia e della Valle del Curtatone.

Come rilevato dal ricercatore di Milano-Bicocca Roberto Ambrosini, è emblematico il caso del Parco Adda Sud, laddove in una dozzina d’anni (a partire dal ’99) si è passati da 4000 coppie di rondini a non più di 1800.

Una riduzione del totale di oltre il 56% che deve far riflettere, in particolare sulle ragioni che hanno portato ad un esodo così massiccio e che fanno persino balenare nella mente di qualcuno catastrofiche ipotesi di estinzione.

Secondo l’opinione degli esperti, può aver certamente influito il clima; un tempo, stormi di rondini migravano verso il continente nero per l’autunno e riprendevano la strada dell’Italia nell’imminenza dei mesi estivi, quando la temperatura più mite consentiva loro di ritrovare un habitat ideale.

Ora, però, non è più così. Inevitabile pensare che qualcosa, nell’ecosistema, possa essersi alterato, spingendo in qualche modo gli uccelli a tenersi a debita distanza.

Oggi, peraltro, scarseggiano quei sottotetti che un tempo fungevano da riparo per le rondini una volta giunte a destinazione; si trattava di rifugi essenziali, che permettevano loro di costruire i propri nidi in tutta tranquillità.

Ma non è tutto. Dulcis in fundo, infatti, alle rondini è venuto a mancare l’elemento più importante per la sopravvivenza: il cibo. In particolare, a causa della gran quantità di insetticidi che rischiano sempre più di privarle del loro sostentamento naturale, ovvero zanzare e mosche.

Ambrosini aggiunge che “le rondini costruiscono nidi solo in edifici ben accessibili e meglio se riscaldati da allevamenti. Il declino delle cascine influisce negativamente sulla loro nidificazione ma è ancora maggiore laddove entro i 200 metri dalla cascina ci siano meno prati.

È il caso di preoccuparsi? Moderatamente, stando al parere dei ricercatori.

Una eventuale estinzione, che tra parentesi è al momento una possibilità piuttosto remota, si verificherebbe tuttalpiù entro un paio di decenni. Che a ben vedere non è un tempo esageratamente esteso, ma neanche così striminzito..

Nel frattempo, c’è chi ha già iniziato a muoversi per raccogliere preventivamente dati che possano tornare utili: se gli uccelli non tornano, dov’è che vanno? E in che modo conviene agire al fine di preservare un ambiente in cui, una volta tornati, possano trovarsi a proprio agio?

Un espediente interessante consiste nella messa a punto di particolari geolocalizzatori finanziati dalla Cariplo: alcuni di questi apparecchi sono già stati installati su diversi esemplari lo scorso anno, in modo da tracciarne la rotta e captare informazioni relative ai posti in cui “soggiornano” per un determinato periodo.

E in attesa dei riscontri, quali altre contromisure è consigliabile adottare? “Non essendo possibile sostenere economicamente una politica che contrasti la dismissione degli allevamenti – spiega Ambrosini – , si sta cercando di incentivare gli agricoltori a seminare i campi con culture foraggere e a mantenere i prati stabili.

Riteniamo – prosegue – che prati estesi con grande presenza di insetti di cui le rondini sono ghiotte e locali accessibili per nidificare possano almeno limitare nei prossimi anni la loro diminuzione. E ne beneficeranno anche altre specie, tutte indispensabili per il mantenimento della biodiversità.

È stato quindi istituito un bando per incoraggiare, nella zona relativa al Parco Adda Sud, quelle stesse culture foraggere. Ma non si tratta della prima iniziativa volta alla salvaguardia delle rondini in Lombardia.

Risale al 2011 il varo il progetto “È ora di aiutare le rondini”, che prevedeva un vero e proprio censimento dei nidi su un campione di cascine estratto a caso, per poi mettere i dati rilevati a disposizione del Dipartimento di Biotecnologie e Bioscienze di Milano-Bicocca.

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