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16 aprile 2012

I giuristi del passato e le loro opere; rilettura alla Federico II

Niente vieta all’uomo di parlare del passato. Non c’è niente di più giusto che ricordare le esperienze che sono datate nel tempo, per confrontarle con i sentimenti attuali.

Le esperienze passate, portano con se numerosi insegnamenti che l’uomo più avveduto è solito apprendere a pieno.

Anche nelle materie di studio questa considerazione ha i suoi effetti concreti e positivi.

Un campo di studi dove è sempre possibile riallacciarsi con gli episodi e gli studi del passato, è il diritto.

Materia questa, che, ha da sempre appassionato l’uomo; come la scienza, come la matematica e come la filosofia.

Secondo alcuni questo legame che intercorre tra l’uomo e il diritto deve essere analizzato partendo dal presupposto che è lo stesso individuo (che con gli anni e con le esperienze acquisite, verrà chiamato “cultore del diritto”) a voler conoscere il variegato mondo delle “norme” per incanalare la vita lavorativa e perchè no, anche la propria esistenza, sui binari della correttezza e civiltà.

Questo desiderio di conoscere le regole del passato (anche se il termine “passato” non è calzante nella materia giuridica) sta animando diversi atenei del nostro Paese.

Uno di questi è senza dubbio l’Ateneo Federiciano. Nei prossimi due giorni (18 e 19 Aprile) infatti partiranno ad opera dei dipartimenti di ”Scienze Internazionali e di Studi sul Sistema politico ed Istituzionale Europeo” e di ”Diritto Romano, Storia e teoria del diritto F. De Martino” una serie di lavori incentrati sulla rilettura di alcune opere dei giuristi del passato.

Le tematiche sulle quali si concentreranno gli sforzi dei presenti, riguarderanno un folto numero di giuristi tra i quali vanno ricordati: Giorgio Arcoleo, Carlo Esposito, Emanuele Gianturco, Enrico Pessina, Pasquale Fiore, Francesco Scaduto, Domenico Schiappoli, Carlo Fadda e Siro Solazzi

Il tutto dietro la sapiente maestria di altrettanti addetti ai lavori quali: Salvatore Prisco, Francesco Paolo Casavola, Aldo Mazzacane, Vincenzo Maiello, Emilio Pagano, Maria D’Arienzo, Giovanni Battista Varnier, Settiminio Di Salvo e Vincenzo Giuffrè

” L’opera dei giuristi per essere compresa in maniera efficace, deve essere analizzata da altri giuristi” questo il commento introduttivo del prof De Giovanni – preside della facoltà di Giurisprudenza UniNa – “perchè soltanto così si può capire il linguaggio che venne usato nelle opere di costoro. Attraverso la rilettura possono essere anche conosciuti le sfaccettature del pensiero della singola persona, del singolo giurista, che si trova nelle diverse opere prescelte per il nostro lavoro e che di qui a breve verranno analizzate in questa due giorni di incontri”. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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