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1 aprile 2012

I medici sono dei pessimi pazienti

Cosa accade quando un medico ha bisogno di un medico? L’Università La Sapienza ha tentato di rispondere a questo quesito / gioco di parole. In particolare, un team di ricercatori dell’ateneo capitolino ha studiato gli atteggiamenti e i comportamenti dei medici nel momento in cui diventano pazienti e devono sottoporsi alla terapia farmacologica dell’ipertensione arteriosa.

Per capire come si comporta un “medico paziente”, gli studiosi hanno svolto due indagini parallele. Una, di tipo quantitativo, è stata portata avanti attraverso interviste telefoniche; l’altra, di stampo qualitativo, è stata effettuata tramite dei focus group.

Il campione era composto da tremila medici distribuiti per genere e area geografica di provenienza. Il 74% dei medici sottoposti all’indagine erano uomini, il restante 26% donne.

L’89% dei medici ipertesi intervistati si è sottoposto alla terapia farmacologica. Le regioni in cui è maggiormente praticato il trattamento sono quelle centrali e quelle meridionali. Spesso i medici decidono di curarsi da sé. Solo il 30% degli intervistati si sottopone al parere di un cardiologo specialista. Più previdenti le dottoresse, che nel 40% dei casi si rivolgono a un cardiologo.

Altri dati dimostrano che i medici non sono dei buoni pazienti. La maggior parte degli intervistati ha scoperto di soffrire di ipertensione arteriosa in situazioni casuali, e non grazie a degli esami preventivi. Inoltre molti di loro avevano abitudini che favoriscono il comparire di questa malattia, come quella di fumare, pur essendo coscienti dei rischi a cui andavano incontro.

Molti esaminati hanno dichiarato di diffidare, talvolta, dai risultati dei test a cui si sottopongono. Inoltre sono pochi i medici che dopo aver scoperto di soffrire di ipertensione arteriosa hanno provveduto a modificare le proprie abitudini scorrette e a monitorare regolarmente la pressione.

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