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18 aprile 2012

Il “cuore che non batte” esiste!

Cuori artificiali completi ( Tah, total artificial heart) sono in fase di sperimentazione. Alcuni, come il CardioWest, sono stati impiantati in centinaia di pazienti in attesa di trapianto, ma offrono il 70 per cento di probabilità di sopravvivere a un anno dall’intervento per gli effetti collaterali come infezioni, emorragie, trombi.

Esistono poi dispositivi che aiutano l’organo a pompare meglio o che migliorano il lavoro di un ventricolo ma che non lo sostituisce del tutto come il Vad (dispositivo di assistenza ventricolare) che si può controllare via internet, È stato impiantato di recente all’Istituto Humanitas di Rozzano (Milano).

Un cuore artificiale che sostituisce del tutto l’organo malato è stato messo a punto dai medici Billy Cohn e Bud Frazier del Texas Heart Institute, negli Stati Uniti e si tratta di un cuore artificiale che sostituisce del tutto l’organo malato.

A differenza dei dispositivi tradizionali, non pompa il sangue a intermittenza, ma rifornisce continuamente il sistema cardiocircolatorio con due turbine, ecco perché non conferisce il tipico battito. Essendo più piccolo e a flusso continuo dovrebbe essere meno soggetto all’usura rispetto agli altri cuori artificiali che devono battere centomila volte al giorno.

Dopo averlo sperimentato su 38 vitelli, il 10 marzo 2011 i medici lo hanno impiantato nel petto di Craig Lewis che aveva un’aspettativa di vita di 12 ore per una grave malattia cardiaca. A una settimana dall’intervento il signor Lewis è riuscito a sedersi sul letto e a parlare; è morto un mese dopo per complicazioni. La sua esperienza potrebbe aprire la strada  al primo cuore artificiale senza battito della storia.

 

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