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8 aprile 2012

Le api scompaiono. E’ colpa dei pesticidi

Dal 2006 si registra ogni anno una contrazione del numero di colonie di api in tutto il mondo.

Il responsabile, secondo un nuovo studio della HSPH, è un pesticida largamente utilizzato, l’imidacloprid.

Le api sono gli insetti al mondo più utili all’uomo: non solo per la produzione di miele e di propoli, le cui proprietà antibiotiche sono largamente riconosciute, ma anche per il fatto che esse sono responsabili dell’impollinazione di piante che hanno un peso enorme sull’alimentazione dell’uomo: 1/3 delle piante coltivate viene impollinato dalle api.

L’imidacloprid, è un neonicotinoide in uso dal 1990. Si tratta di un insetticida a largo spettro che inibisce la trasmissione degli impulsi nervosi nei piccoli invertebrati e negli insetti, provocandone la paralisi e la morte.

Il pesticida può accidentalmente colpire le api, le quali possono assumerne notevoli quantità insieme al nettare di cui si nutrono .

Nell’estate del 2010, un team di ricercatori guidato dal Dr. Alex Lu, professore del Department of Enviromental Health e autore della ricerca pubblicata sul Bulletin of Insectology, hanno condotto uno studio in situ nella contea di Worcester, mirato a verificare il legame tra l’impiego d’imidacloprid e il collasso degli alveari.

In un periodo di 23 settimane, le api sono state monitorate in quattro diverse aree; ogni area presentava quattro alveari trattati con diversi livelli di imidacloprid e un alveare di controllo.

Dopo 12 settimane di somministrazione d’imidacloprid, tutte le api erano vive, ma dopo 23 settimane, il 94% degli alveari risultava distrutto. La morte sopravveniva ancor prima, dove la concentrazione di pesticida, a cui le api erano esposte, era maggiore.

Alla luce dei risultati appena esposti, si auspica l’eliminazione dell’imidacloprid dal mercato prima possibile, poiché le api non sono solo insetti, ma sono fondamentali collaboratori dell’agricoltore.

 

 

 

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