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11 aprile 2012

Parkinson no problem: ci pensa lo smartphone

Con l’avanzare degli anni, specie tramontati i 50, si è purtroppo, maggiormente soggetti a soffrire di Parkinson. Il morbo in questione, interessa le cellule del sistema nervoso, le quali, una volta danneggiate rendono sempre più complicato il movimento. Uno dei principali sintomi della malattia degenerativa è il classico e “famoso” tremolio.

Alcuni ricercatori dell’Università di Bologna, hanno condotto un esperimento (reso pubblico su Gait & Posture) partendo proprio dal tremolio delle persone affette dal morbo. Gli studiosi inoltre e con grande meraviglia per il pubblico, si sono serviti di una particolare applicazione, ideata appositamente per gli smartphone in grado di captare sussulti sospetti.

I ricercatori hanno così spiegato il funzionamento dell’applicazione: “non è più complessa di quella per impostare il risparmio energetico della batteria. Selezioni le misure che vuoi effettuare e premi start. Il telefonino fa tutto da solo. Con un bip, ti dice di partire, mentre un altro bip, a fine test, ti segnala che hai finito di registrare. Gli si può anche dire di trasmettere automaticamente tutti i dati ad un computer lì vicino oppure, attraverso la rete mobile, in un qualunque laboratorio”.

L’aspetto decisamente positivo della ricerca e che è bene sottolineare ai fini economici, è proprio lo scarso dispendio di energie finanziarie che comporta l’applicazione, pari (ai fini diagnostici) ad una complessa apparecchiatura medica classica. I risultati dello studio quindi potrebbero permettere in futuro delle adeguate misure preventive per quelle persone che sono economicamente impossibilitate a sostenere costosi esami medici.

Il professor Lorenzo Chiari (docente di bioingegneria elettronica e informatica) ha espresso il suo entusiasmo per la buona riuscita degli studi ironizzando sul fatto che “soluzione ce l’avevamo proprio in tasca”. Dunque, a parte l’ironia, è vero che “l’essenziale è invisibile agli occhi”. Si spende denaro in gran quantità e ci si lascia prosciugare l’energia fisica quando spesso il rimedio è a “portata di mano”.

Tra una chiamata, un messaggio, una foto o una capatina su Facebook, la nuova applicazione non guasterebbe, anzi si rivela un potente passo in avanti per la ricerca e potrebbe ridurre precauzionalmente l’avanzare della patologia.

 

 

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