• Google+
  • Commenta
26 aprile 2012

Quando ritornano in piazza i problemi delle scuole e delle Università

Andati in archivio in Italia i festeggiamenti per il 25 Aprile tra liberazione, manifestazioni pro e assenze contro, mancati inviti e partecipazioni disgiunte, volendo per un attimo distogliere lo sguardo dai confini italici, puntandolo a svariati kilometri di distanza, ci sono stati spunti di riflessione interessanti che hanno caratterizzato il mercoledì da poco passato e riguardanti il mondo studentesco.
In Cile il 25 aprile, ha segnato la ripresa del fermento studentesco che ha invaso le piazze e pervaso la nazione del Sud America per ottenere una considerazione maggiore del Presidente Pinera e del Parlamento Cileno, per quanto riguarda il diritto e la qualità allo studio.
Insomma dopo un 2011 che aveva visto succedersi per tutti i dodici mesi manifestazioni di protesta contro le tasse scolastiche e i tagli all’istruzione, portando in piazza migliaia tra studenti, insegnanti e simpatizzanti, l’aprire del 2012 ha riportato a manifestare nella capitale Santiago, oltre 80 mila persone (secondo gli organizzatori) che hanno deciso di “non mollare la presa” e la ricerca di una istruzione  migliore come presupposto ad un futuro migliore.
La privatizzazione della scuola e le alte tasse studentesche, hanno portato secondo chi protesta, alla creazione di scuole di serie A e scuole di serie B, con un abbassamento della qualità dell’istruzione superiore ed universitaria e con il diritto allo studio, immolato alla causa dei tagli e della crisi (ogni riferimento a fatti e a condizioni che possano uscire dai confini cileni è puramente casuale).
A fronte di questo movimento compatto che ha interessato non solo la Capitale ma numerosissime città cilene, il governo si è mostrato favorevole (o è stato costretto a mostrarsi tale) ad abbattere dal 6% al 2% il tasso sui debiti contratti con le banche statali dagli studenti per potersi garantire il proseguo degli studi.
Inoltre è stato garantito un aumento del 10% sugli investimenti per l’istruzione.
Ciò nonostante la Confederazione degli Studenti Cileni ha deciso di non abbandonare le piazze ma di continuare a farsi vedere e sentire, nella convinzione che ancora troppo poco sia stato fatto per garantire una istruzione di qualità e soprattutto per tutti.
Ritornando per la conclusione a guardare tra i nostri confini, fa un po’ specie notare come da mesi (forse dalla caduta della Gelmini), i movimenti studenteschi italiani vivano una fase di torpore montiano e di allontanamento dalle piazze (in senso figurato si intende), come se i problemi circa l’Istruzione Italiana, scuole e Università, si siano cristallizzati (di certo non scomparsi magicamente) o timidamente sottratti per lasciare il posto ai problemi inerenti il lavoro, dimenticando come le piazze italiane e del mondo tutto, abbiano sempre insegnato a guardare al mondo del lavoro e a quello dell’istruzione con gli occhi di chi guarda nella stessa direzione.

Google+
© Riproduzione Riservata