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4 aprile 2012

The show must go on…ma con intelligenza

E’ giunta l’ora di sfatare il mito secondo il quale la poesia è fruibile solo da un preparato pubblico di nicchia: i versi poetici possono e devono essere apprezzati, analizzati e custoditi da tutti coloro che hanno il desiderio di “incontrarli” durante il loro percorso.

Le evocazioni, le corrispondenze e le emozioni che un poeta è in grado di depositare nel forziere della ricchezza umana sono un turbinio di combinazioni infinite, scritte quasi per appagare ogni singola esigenza spirituale, anche se a volte il corroborante delle nostre esperienze non è immediatamente rintracciabile nella poesia. Ma perché?

Per rispondere e soprattutto per trovare una soluzione possibile a questo quesito Giovanni Guanti e Roberto Raieli hanno inaugurato il 27 marzo 2012 il ciclo di seminari “Verso il pubblico. Poesia, musica, spettacolo, impegno”, promosso in collaborazione con l’Università Roma Tre, DAMS – Dipartimento di Comunicazione e Spettacolo, l’Associazione culturale Terre Vivaci e con il sostegno della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento della Gioventù.

Inserito nell’ambito del corso di Estetica musicale del professor Giovanni Guanti, il simposio pone come obbiettivo principale la possibilità di ripensare alle manifestazioni poetico-musicali attraverso un contatto diverso, decisamente affascinante, esulando dalle logiche dell’entertainment contemporaneo che continuano a depauperare l’immaginario collettivo.

La spettacolarizzazione della poesia squisitamente accompagnata e sostenuta dalla musica, da vita a performances uniche, attentamente concepite e preparate da esperti che hanno il compito di diffondere l’arte e presentarla ad un pubblico sempre più numeroso. Si badi bene però che la condivisione ad ampio spettro di questa esperienza, non solo estetica ma anche civile, non vuole spingerci verso un contatto epidermico o stereotipato. Tutt’altro. Discutere sulle possibili strategie comunicative in grado di sollecitare la fantasia e la volontà del pubblico, non sono riducibili all’immagine metaforica di uno strillone agghindato che esorta i passati ad assistere allo spettacolo diurno.

C’è una sostanziale differenza tra il commercializzare e lo spettacolarizzare, e questa differenza si chiama etica. Effettivamente la volontà di accrescere la cultura dell’umanità percorrendo strade alternative non significa necessariamente svuotare la poesia e la musica del loro valore intrinseco. Di esempi similari ce ne sono, anche in Italia. Pensiamo agli albori televisivi, quando il nostro paese, per buona parte analfabeta, ha imparato a leggere e scrivere guardando la trasmissione Non è mai troppo tardi condotta dal pedagogo Alberto Manzi. Si trattava di alfabetizzare generazioni frastornate dalle nuove logiche della società dei consumi, entrando silenziosamente nelle loro case attraverso un nuovo mezzo di comunicazione, altamente pericoloso. Un esperimento dunque; una sperimentazione pilotata e gestita da un’oligarchia che ha avuto, almeno in questo, la coscienza di rispettare il popolo e la sua integrità morale.

Oggi più che mai, questa volontà e questo rispetto si sono tramutati in una micidiale macchina che fagocita il raziocinio e restituisce generazioni di rincoglioniti. Proprio per questo, quando c’è ancora qualcuno che ha a cuore la cultura del nostro paese, deve essere sostenuto e seguito con costanza, per evitare che la sua voce vaghi fioca tra migliaia di muri insonorizzati, aspettando che si disperda nel nulla.

Le successive lezioni di approfondimento previste per mercoledì 4 aprile e martedì 17 aprile 2012, alle ore 17:00, si terranno nell’Aula B2 del Dipartimento di Comunicazione e Spettacolo dell’ Università degli Studi Roma Tre e comprenderanno rispettivamente la performance di Faraòn Meteosès, conversation: Appastraccia con Massimo Frasca, batteria e percussioni; Fabio Bertoli, contrabbasso; Miguel Charles, sassofono tenore; Maurizio Ponziani, pianoforte e Faraòn Meteosès, poesia (voce recitante), preceduti dall’intervento di Valerio Magrelli e Plinio Perilli. Per concludere, l’ultimo appuntamento vedrà Veniero Scarselli e Dario De Rosa declamare vicendevolmente l’uno gli scritti dell’altro, seguiti dalla Performance del Coro Polifonico Roma Tre, diretto dal M. Maria Isabella Ambrosini.

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