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9 aprile 2012

Una Bocconi contro l’idea comune!

L’Università pubblica italiana offre un’istruzione di altissimo livello. Questo, è un dato di fatto. La storia degli ultimi due secoli ci conferma come le migliori scoperte in ogni campo della ricerca siano scaturite da cervelli italiani.

Ciò nonostante di anno in anno aumenta il numero di studenti che decidono di proseguire gli studi presso atenei privati. Che questi ultimi possano favorire l’inserimento nel mondo del lavoro? Senza ombra di dubbio. Ma contro l’idea vigente, secondo la quale in una Università privata lo studente sia facilitato per il semplice fatto che sostiene una retta annuale di portata consistente, è interessante ripercorrere il percorso di una studentessa che da una Università pubblica si è spostata ad una Università privata e capire finalmente quali sono le reali differenze tra le due istituzioni.

Intervista a I.C. – studentessa Bocconi

Conclusa la maturità hai deciso di iscriverti alla Facoltà di Scienze Statistiche presso una Università pubblica. Quali sono stati i tuoi criteri di scelta?

Ho scelto la triennale un po’ inconsapevole di cosa avrei fatto. Nessuna vera passione, né idea precisa della statistica ma la curiosità per una materia scientifica e abbastanza tecnica che vedevo ben spendibile nel mondo lavorativo.

Così mi sono iscritta alla Facoltà di Scienze Statistiche, percorso Statistica, Impresa e Mercati dell’Alma Mater Studiorum, Università di Bologna.
Nei tre anni mi sono trovata a fare molti esami tecnici, in cui sviluppavamo modelli statistici e imparavamo ad usare vari software e spesso mi rendevo conto che non ero interessata alla logica matematica e rigorosa dietro ai modelli ma avrei voluto qualcosa più applicato alla realtà. La sensazione era che parlavo continuamente di x e y senza sapere cosa potessero essere nella realtà!
Durante il terzo anno ho fatto 250 ore di tirocinio in una società che fa ricerche di mercato, e lì ho capito che quella applicazione della statistica non faceva per me!

Così all’inizio del mio ultimo semestre di triennale ho iniziato a cercare percorsi di economia che mi potevano interessare di più per il successivo corso di Laurea Specialistica. Qualcosa di più concreto, che non parlasse solo di variabili e modelli, ma che includesse in questo tecnicismo aspetti di vita reali e concreti. 

Il mio desiderio non era cambiare completamente ma “aggiustare il tiro” trovando qualcosa che mi potesse dare la possibilità di metterci del mio!

Come sei arrivata alla Bocconi?

Ero incuriosita perché la stava già frequentando mio fratello e ne era molto soddisfatto.

Così ho fatto il test d’ingresso e una volta superato, mi sono iscritta al corso di Laurea Magistrale in Discipline Economiche e Sociali.
Il corso di laurea era ciò che cercavo: ovvero mescolava a modelli statistici e matematici, teorie economiche e sociali.

Come ti rapporti con l’idea di studiare in una Università privata?

Devo dire che me ne vergogno un po’! Soprattutto all’inizio mi rifiutavo di dire che studiavo proprio alla Bocconi, preferivo restare sul vago con un semplice “studio economia a Milano”! Sembra stupido ma è così! 

Io sono molto favorevole all’istruzione pubblica e sono rammaricata e dispiaciuta di notare con la mia pelle che delle differenze, ahimè, ci sono.

Cosa hai trovato di vantaggioso in una Università privata?

A dire il vero non credo ci siano dei veri “vantaggi”, piuttosto delle opportunità che puoi sfruttare o meno.
La grande differenza che io ho notato tra l’Università pubblica e privata è il clima che si respira. Tutti gli studenti sono motivati. Tutti sono alla ricerca della loro strada, non c’è chi tenta gli esami o chi va a lezione per perdere tempo. Sarà per il costo che si sostiene o sarà per l’ambiente in cui si è, ma la sensazione è che tutti prendano l’Università seriamente.

Ciò ha anche il risvolto negativo, ovvero un senso di inadeguatezza continuo che si crea tra gli studenti, un “non sei mai abbastanza” in confronto agli altri. Ciò che fuori dalla bocconi sono esperienze importanti, lì diventano il minimo che tu possa fare (ad esempio: stage all’estero, campus intensivi estivi, in-company training …).
Non sono ancora riuscita a capire se questo clima è attribuibile all’istituzione università o ai ragazzi che si trovano li!! 

In generale credo che l’Università privata abbia la possibilità di offrire tante opportunità (solo per dirne una, hai la possibilità di fare un incontro con degli orientatori per capire un po’ quale lavoro potrebbe essere adatto alle tue attitudini, oppure tantissimi cineforum anche in lingua, conferenze, giorni sponsorizzati dalle azienda che ti fanno conoscere il loro ambiente attraverso dei lavori di gruppo …).

Credi che l’Università privata favorisca più della pubblica l’ingresso nel mondo del lavoro?

Sicuramente l’organizzazione è ben salda! Ma non sono i docenti della Bocconi a trovarti lo stage! Loro mettono a disposizione una bacheca in cui le aziende pubblicano posizioni aperte, poi la selezione sta a te! Ti giochi tu le tue carte, non la Bocconi per te!

Inutile nascondere che l’Università privata, e soprattutto, una Università privata di prestigio come la Bocconi, ha un “nome” che conta sulla scena lavorativa italiana e questo è senza dubbio un vantaggio che ti da. E’ come avere il vestito di marca quando ti presenti!
Ma al di là di questo e dei tanti pregiudizi che, io per prima avevo, devo dire che è un’Università molto seria in cui ho visto davvero meritocrazia. Per quanto si possa pensare, io non ho mai visto favoritismi o “spinte”! 

I corsi sono generalmente ben tenuti e sviluppati. Molti insegnanti sono anche rinomati per i loro meriti ma ti assicuro che, contro la leggenda metropolitana, gli esami non si superano per il semplice fatto che stai pagando la retta! Il sistema è molto ferreo, ci sono regole rigide: solo 3 appelli all’anno, e senza la possibilità di rifiutare i voti.

Un’ultima domanda ancora. Consiglieresti l’Università privata di questi tempi?

Non so se consiglierei l’Università privata, ma, anche se a malincuore, ammetto che consiglierei la Bocconi. Rimango sempre nella speranza che l’Università pubblica riesca un giorno ad offrire un servizio di altrettanta qualità, ma per la mia piccola e personale esperienza, la Bocconi vale non solo per il suo nome!

Ecco. In questi ultimi anni abbiamo assistito al fenomeno disoccupazione in crescita vertiginosa, abbiamo visto e toccato con mano la difficoltà che incontra uno studente neolaureato ad inserirsi nel mondo del lavoro. Molti hanno trovato la soluzione a questo problema iscrivendosi presso atenei privati, sempre in prima fila sul mercato, grazie anche al loro nome di prestigio, alla loro storia e ai loro metodi.

Questo spiega il successo delle istituzioni private nel nostro Paese, che ha un’ampia offerta di Università pubbliche.

Ma non è tutto. L’Università privata, oggi, vale di più in Italia anche per gli studenti che la vivono.

Contro l’idea comune secondo la quale l’Università privata sia una sorta di strada asfaltata in cui lo studente può con un minor sforzo raggiungere traguardi pari o superiori a quelli raggiunti in una Università pubblica, questa intervista sembra voler dire il contrario.

L’Università pubblica è purtroppo oggi affollata da una percentuale di studenti privi di dedizione e ambizione i quali sono interessati a spendere qualche anno parcheggiati sotto l’appellativo di studenti universitari in vista forse di tempi migliori.

Ma la colpa non sta mai da una parte sola si sa. La situazione italiana attuale non ci stimola di certo ad affrontare la carriera universitaria con motivazione perché troppo spesso affranti da un futuro ora più che mai incerto. Ma è importante tenere a mente che le istituzioni pubbliche siamo prima di tutto noi e soltanto il nostro interesse e la nostra passione per i nostri campi di studio possono rendere una Università dignitosa, sia questa pubblica o privata.

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