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13 Maggio 2012

Dal Sud, al Nord…al Sud: Storie di studenti controcorrente

Diciannove anni, diploma in tasca, valigia in mano e tanta voglia di indipendenza: la storia di studenti del sud, che “migrano” al nord per proseguire gli studi, non è poi una grande novità. Storie di tutti i giorni. Ma se poi a ventidue, laurea triennale e tre anni vissuti nelle città universitarie per eccellenza, si decide di far ritorno nella propria città, la storia cambia.

E’ ciò che hanno fatto due giovani universitarie baresi: Elettra, laureata in Lettere Moderne presso l’Alma Mater di Bologna, e Neide, dottoressa in Scienze della Comunicazione pubblica, sociale e d’impresa presso l’Università di Pisa, attualmente studentesse del secondo anno del C.d.L. Magistrale in Informazione e Sistemi Editoriali, dell’Università di Bari.

Sebbene spinte dalle stesse motivazioni -necessità di trovare un corso di studio interessante e accessibilità dei costi- il loro ritorno, in realtà, svela risvolti molto differenti: l’una, fa di necessità di virtù e, scoprendo di riuscire a mantenere la tanto desiderata autonomia anche a pochi km da casa, trova nella sua terra la dimensione ideale; l’altra, al contrario, subisce l’impatto del ritorno nel suo sud, quel sud tanto diverso dalla realtà che l’aveva iniziata al mondo accademico.

Due visioni opposte, ma accomunate dalla voglia di cercare sempre il meglio per la propria formazione universitaria, due giovani studentesse che di strada ne hanno fatta e fatica ne hanno spesa: un percorso controcorrente, il loro, forzato, per alcuni aspetti, e che vale la pena di essere raccontato.

Cosa vi ha spinto a lasciare la vostra città per frequentare un corso di laurea triennale lontano da casa?

E. La voglia di rendermi indipendente, volevo andar fuori per spirito di indipendenza!

N. A Bari non c’era nessun corso di studio che mi piacesse e, guardando il campo umanistico di mio interesse, scoprii il Corso di laurea in Scienze della Comunicazione pubblica, sociale ed’impresa a Pisa.

Spirito di indipendenza, e insoddisfazione per l’offerta formativa dell’Università di Bari, questi i motivi che vi hanno portato fuori città. Ed allora, perché dopo la triennale, avete deciso di rientrare?

E. Dopo la triennale in Lettere, avevo deciso di orientarmi verso una specialistica in Scienze della Comunicazione. Vedendo i piani di studio dei corsi di laurea offerti dall’università di Bologna, non trovai nulla di mio interesse. Decisi, così, di guardarmi in giro, un po’ in tutta Italia: mi informai per Firenze, Roma, Milano, ma i costi per mantenermi erano davvero troppo elevati, ed infine Bari. Sinceramente il corso di studio qui mi piaceva e pensai di far ritorno: prendendo casa a Bari (pochi km dal mio paese) potevo conciliare autonomia e costi.

N. Le specialistiche che offriva l’università di Pisa non mi piacevano. Non volevo cambiare nuovamente città, amicizie, abitudini, e poiché il corso di studi che mi interessava si trovava a Bari, ho deciso di far ritorno. In fondo, era più comodo star qui, piuttosto che iniziare un nuovo percorso a Roma o Milano, le uniche altre città che offrivano questo corso di studi, ma che, obiettivamente, costavano tanto.

Un ritorno sotto certi aspetto “forzato”. Tornando indietro, avreste rifatto le stesse scelte?

E. Per me non è stato poi tanto forzato, si è trattata di una libera scelta, seppur dettata dalle circostanze. Magari, se Bologna avesse offerto lo stesso corso di studi, sarei rimasta lì.

N. Per me è stato forzato. Se avessi potuto, sarei rimasta sicuramente al nord.

Avete avuto la possibilità di vivere sia la realtà universitaria del nord, che quella del sud. Pregi e difetti, dell’una e dell’altra.

E. Bologna è efficiente, perfetta: i professori sono sempre disponibili, gli esami sono puntuali; se proprio dovessi trovare un difetto, direi il rapporto umano con i colleghi, quasi inesistente: in fondo, per un fuori sede, non è certamente facile ambientarsi in un’aula con centinaia di altri studenti. Qui a Bari mi è piaciuto l’approccio con i colleghi e con i professori, mentre il piano di studi si è rivelato non sempre interessante.

N. Pisa è efficiente, puntuale, gli appelli sono organizzati ad ogni inizio di semestre, gli orari sono rispettati, vi sono agevolazioni per studenti e tutor didattici. Difetti, per Pisa, non ne posso proprio trovare. A Bari il discorso è molto differente. Mentre, a livello contenutistico, a Pisa ho avuto una buona formazione, qui, mi sembra di fare una seconda triennale. L’ambiente fuori sede di Pisa, poi, è bellissimo: gli amici diventano una famiglia, ma devo dire che anche a Bari, a livello umano, ho trovato persone con cui ho legato.

L’università italiana sta attraversando un periodo di grande difficoltà, dovuto agli ingenti tagli finanziari. La crisi investe tutto il sistema accademico nazionale, ma certamente gli effetti dilatano le differenza nord-sud.  I pregi e difetti che avete esposto, rispecchiano, sotto alcuni aspetti, questa diversità. Alla luce di ciò, come vedete il futuro delle università del Mezzogiorno?

E. Io credo che stiamo entrando in una situazione difficile tanto per il nord quanto per il sud. La differenza è che il nord ha i mezzi per poterla affrontare, il sud no. I tagli si stanno subendo comunque ovunque, non credo sia un problema solo del sud: sono tornata a Bologna, ed ho scoperto che il curriculum del mio corso di laurea non esiste più. Qui la crisi la  sentiamo maggiormente perché vi erano già dei problemi alla base. E’ una compagine generale italiana, da cui non se ne esce.

N. Nonostante la situazione critica generale, io penso che al sud ci siano delle lacune che, al di là dei tagli, possano essere colmate. A Bari ho visto difficoltà impensabili: lo svolgimento dei tirocini, la comunicazione interna all’ateneo, le file infinite per la segreteria, per esempio. Ma se al nord, al contrario, tutto ciò funziona bene e senza grandi sforzi, perché non può essere lo stesso anche qui ? Si tratta di questioni in cui non so fino a punto ci siano di mezzo i soldi, è solo mancanza di organizzazione. Pensare che a Pisa avevo una carta prepagata che fungeva da libretto elettronico e da tesserino mensa. O la pergamena: quella della triennale mi è arrivata dopo due mesi a casa, gratuitamente…qui mi toccherà pagare il bollettino ed attendere tra i 3 e i 5 anni per riceverla.

La questione nord vs sud, non si limita all’aspetto organizzativo degli atenei, ma tocca anche la questione della qualità della formazione. Cosa ne pensate dell’abolizione del valore legale del titolo di laurea e del relativo accreditamento degli atenei? Voi avete testato con mano la qualità dell’insegnamento in due università completamente differenti…

E. Sono assolutamente a sfavore. E’ vero, ho affrontato preparazioni diverse, ma una riguardava il settore Lettere, l’altra Comunicazione: gli ambiti sono diversi. A prescindere da questo, penso che alcune facoltà qui a Bari siano eccellenti, come giurisprudenza, filosofia, il polo tecnologico. Chi, in generale, dice che una università del nord sia meglio di una del sud, dice una stupidaggine.

N. Sono d’accordo con Elettra. Non mi sembra giusto penalizzare gli studenti per colpa dell’università. Ci saranno studenti più preparati rispetto ad altri indipendentemente dall’università che hanno frequentato.

Per concludere, cosa direste ad un giovane fresco di diploma, che si trova a dover scegliere tra restare nella propria terra e andar via, per proseguire gli studi?

E. Dipende dalle sue aspirazioni e dal percorso di studio che vuole intraprendere. Gli direi di andare dove la qualità dell’offerta formativa è migliore. Gli direi di fare una scelta ponderata, anche a Bari ci sono corsi di laurea molto validi, perché non farli qui?

N. Gli direi di andare fuori, senza dubbio. Io non ho avuto un buon impatto con Bari: l’anno scorso volevo mollare tutto, non è stato facile per me tornare. Maturità , indipendenza, esperienza, qualità universitaria: deve pensare a questo, e per farlo -possibilità permettendo- è necessario andare fuori, a prescindere dal corso di laurea prescelto.

Perché è difficile, a diciannove anni, andar via di casa. Ma è altrettanto difficile, a ventidue, decidere di tornare.

 

 

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