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12 Maggio 2012

Diffamare prof su Facebook non è reato in Canada

La Corte d’Appello di Alberta, provincia del Canada occidentale, si è espressa a favore di due studenti, puniti dall’Università di Calgary in cui erano iscritti all’epoca dei fatti per aver diffamato su Facebook una loro docente.

I fatti sono iniziati nel 2007, quando i gemelli Keith e Steven Pridgen hanno criticato su Facebook la professoressa Mitra Aruna, che insegnava Legge per la prima volta nel loro corso, all’interno di un gruppo creato appositamente contro l’insegnante. La docente è stata descritta come “inetta”, “illogicamente severa” ed “incoerente”. In particolare Steven ha messo in discussione i voti dati durante l’esame di fine corso, mentre Keith ha virtualmente esultato alla notizia che la docente non si sarebbe occupata di nessun corso nel semestre successivo.

La docente si è lamentata con il Consiglio dell’Università, che ha punito per cattiva condotta accademica i 10 membri del gruppo, tra cui i due fratelli: i giovani sono stati costretti a scrivere una lettera di scuse ed è stato loro impedito di diffondere ulteriormente del materiale contro la docente. Richiamandosi al diritto di libertà d’espressione espresso nella Carta dei Diritti e delle Libertà, i fratelli hanno presentato un ricorso che è stato respinto al processo d’appello tenutosi internamente all’ateneo. I due si sono dunque rivolti alla Court of Queen’s Bench.

A sostegno dell’Università si sono schierati l’Association of Universities and Colleges of Canada e l’Università di Alberta, secondo cui le università pubbliche sono escluse dall’applicazione di quanto previsto dalla Carta, come stabilito da una sentenza emessa precedentemente dalla Corte Suprema. La Corte ha tuttavia negato questa tesi, dando ragione ai ragazzi. L’università ha poi fatto ricorso alla Corte d’Appello, che è stato respinto dai giudici nel processo tenutosi lo scorso Mercoledì.

Nella sentenza, i giudici hanno scritto le loro motivazioni. Secondo la giudice Marina Paperny la Carta si applica anche alla disciplina universitaria. Il giudice Bruce McDonald ha affermato che non vi era alcuna necessità di coinvolgere i diritti per arrivare a questa conclusione. Anche il giudice Brian O’Ferrall si è schierato dalla parte degli studenti, citando il fallimento dell’università nel prendere in considerazione le loro libertà civili.

Grande gioia per il verdetto hanno espresso i fratelli Pridgen, che hanno avuto la conferma di quanto hanno sostenuto fin da subito.  Nel corso di questi anni trascorsi in tribunale, Keith si è laureato la scorsa primavera presso l’Università di Calgary con una laurea in scienze politiche ed ha lavorato per il partito Wildrose Alberta nelle elezioni del mese scorso, mentre suo fratello si è trasferito all’Università Mount Royal di Calgary ed ha conseguito una laurea in giustizia penale, indispensabile per il Master in California che sta frequentando attualmente.

L’università di Calgary non si è pronunciata sulla sentenza né ha affermato l’intenzione di attuare eventuali contromosse in futuro, limitandosi a dire che la vicenda Prigden si è rilevata determinante per rivedere la linea più corretta che l’ateneo deve seguire in ambito di politica disciplinare.

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