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3 Maggio 2012

Disoccupazione in aumento in attesa di un nuovo Roosevelt

Gli ultimi dati Istat sull’occupazione sono davvero impietosi. Secondo la consueta rilevazione dell’istituto di statistica nazionale il tasso di disoccupazione è ormai giunto al 9,8%. In più viene certificata una perdita di circa 500.000 posti di lavoro solamente nell’ultimo anno. Cifre spaventose e che non hanno bisogno di ulteriori commenti.

Tutto questo all’apice di una crisi economica-finanziaria  che sembra non avere mai fine. Nel mentre, sindacati, partiti, istituzioni, chiedono a gran voce un cambio di passo; chiedono investimenti e occupazione senza però offrire una concreta e reale soluzione al problema. Il lavoro continua a mancare e le imprese continuano a chiudere. Il suicidio, per impossibilità di far fronte ai debiti contratti o per licenziamento, sempre più diffuso.

Intanto gli economisti dell’ILO (International Labour Organization), agenzia indipendente dell’ONU, affermano perentoriamente che la causa di questa drammatica situazione ha un solo nome: austerity. I tagli indiscriminati ai bilanci pubblici, alla spesa sociale e agli investimenti non faranno altro che peggiorare la situazione.

Inoltre le previsioni di tutte le agenzie, indipendenti e governative, sono molto negative e il trend occupazionale dell’intera area europea continuerà ad aggravarsi. Pare non esserci soluzione; pare. Infatti da tempo, e ormai sempre da più voci autorevoli (vedi Paul Krugman, nobel per l’economia), una soluzione pare delinearsi.

Ed è una soluzione che prende spunto dalle buone pratiche della storia. Una soluzione che affonda le radici nel periodo della post-depressione degli ’30. Una soluzione che ha un nome Keynes. Keynes vuol dire Roosevelt e il suo grande programma di investimenti pubblici chiamato NEW DEAL.

La storia ricorda il NEW DEAL come il primo ( e forse l’unico) intervento organico e ragionato dello stato nella protezione dei suoi cittadini. Tutto era mirato per garantire la diminuzione delle disuguaglianze  e la redistribuzione della ricchezza. In più un’ efficiente stato sociale che garantiva un reddito di protezione per ogni cittadino americano in caso di perdita del lavoro.

Ad oggi la ricetta sembra l’esatto opposto del NEW DEAL americano, il quale mise al centro delle sue politiche le persone e il lavoro. Ed  è da li che bisogna ricominciare.

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