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27 Maggio 2012

La cultura ispanica nella Calabria del ‘500 – ‘600

Associazione UCSC IAH

In tre giornate di studio (29-31 maggio 2012, h.10) nella sala University Club del Campus di Arcavacata, Unical, si farà il punto sulla “cultura ispanica nella Calabria del ‘500 – ‘600“.

Università della Calabria

Università della Calabria

Il convegno internazionale, a cui parteciperanno filologi, storici e storici dell’arte, aprirà con una prolusione dello storico francese Maurice Aymard  con la relazione “Un impero, due lingue, due culture: forme e attori della circolazione culturale fra Spagna e Italia meridionale nel Cinque-Seicento“.

I lavori si chiuderanno il 31 maggio con la relazione dello storico Rosario Villari, che presenterà il suo volume “Un sogno di libertà. Napoli nel declino di un impero” (Mondadori, 2012).

Maurice Aymard, è fra i maggiori storici dell’area mediterranea dell’età moderna e allievo del celebre Fernand Braudel.  Orientato alla fine degli anni ‘50 verso la storia economica, sociale e quantitativa sotto la direzione di Fernand Braudel, si è successivamente occupato di demografia storica e di antropologia della parentela, di storia dell’alimentazione e del funzionamento del worldsystem economico creato e animato dall’Europa occidentale, dalla fine del Medioevo in poi.

Le sue ricerche più recenti sono state influenzate dalle possibilità concrete di cooperazione fra studiosi delle varie scienze umane e sociali e delle varie aree culturali del mondo.

Legato all’Italia, leader in diverse prestigiose istituzioni, ha anche ricevuto, per la sua attività scientifica, la Laurea honoris causa dalle Università di Bologna, Macerata, Catania.

Le giornate rientrano nell’ambito del Progetto di ricerca d’interesse nazionale (PRIN) dedicato al tema “Editoria e cultura in lingua spagnola e d’interesse ispanico nei Regni di Napoli e di Sicilia tra Rinascimento e Barocco: catalogazione e approssimazione critica (1503-1707)”.

Seguendo le orme dell’importante monografia di Encarnación Sánchez García, “Imprenta y cultura en la Nápoles virreinal: los signos de la presencia española”, Firenze, Alinea, 2007, l’Unità di Ricerca IV (Università della Calabria) del progetto suddetto, si propone di riscontrare, ricostruire ed interpretare criticamente i segni della presenza spagnola nella stampa e nella circolazione di testi in castigliano ed in latino (di interesse ispanico) nei territori calabresi appartenenti al Regno di Napoli, durante il periodo in cui esso fece parte della Corona Cattolica (1503-1707).

Quest’area meridionale, che negli ultimi decenni è stata ed è tuttora oggetto di continua attenzione da parte di storici italiani (Muto, Visceglia, Galasso, Musi, Serio, Signorotto, Sabatini, De Rosa), spagnoli (Hernándo Sánchez, Ribot, García García, Fernández Albaladejo, Alvarez-Osorio Alvariño, Enciso) e americani (Dandelet), costituisce un “unicum” per il suo ruolo d’intermediazione culturale fra le due penisole. In tal senso non è ancora sufficientemente emerso quell’ambito culturale che veicola la sua produzione attraverso la lingua spagnola, così come non è stato ancora valutato l’intreccio fittissimo di influssi letterari e culturali tra le varie lingue presenti nella produzione a stampa, che l’appartenenza alla Corona Cattolica favorì.

Dalla pubblicazione di E. Sánchez García, che si occupa esclusivamente della produzione napoletana in lingua spagnola e di alcune interazioni con testi in italiano e latino tra Cinquecento e Seicento, è emerso un ambito culturale specifico dello spagnolo come terza lingua di cultura in tutto il Mezzogiorno che è oggetto ed obiettivo prioritario della ricerca. Risulta d’altro canto impossibile separare la produzione in lingua castigliana dalle opere d’interesse ispanico scritte in latino e in italiano, e la descrizione e lo studio di questo intreccio fanno anch’essi parte dell’obiettivo finale della ricerca.

Gli obiettivi strategici sono in particolare due, entrambi considerati fondamentali:

Primo obiettivo è la elaborazione di un catalogo digitalizzato dei testi editi in lingua spagnola durante il ‘500 e ‘600 nel Regno di Napoli e in Sicilia e la sua messa in rete. Il raggiungimento di tale obiettivo offrirà una informazione precisa sulla consistenza del corpus sia nelle biblioteche del Sud d’Italia, sia in altre biblioteche.

In Calabria sono state interessate svariate biblioteche del comprensorio territoriale delle province, passando al setaccio i vari fondi librari.

Il programma dell’Unità di Ricerca IV si è articolato in quattro fasi:

  • 1) spoglio dei cataloghi, non informatizzati, dei fondi antichi delle biblioteche interessate
  • 2) schedatura delle cinquecentine e seicentine reperite, in castigliano ed in latino (di interesse ispanico), stampate nei Regni di Napoli e di Sicilia, nel corso del XVI e XVII secolo, prendendo in considerazione opere (siano esse originali o traduzioni) di varie aree disciplinari. All’occorrenza distinzione di sotto-aree. La ricerca ha abbracciato anche gli inventari delle “librerie” di librai-tipografi attivi in Calabria, che sono attualmente custoditi nell’Archivio di Stato di Cosenza
  • 3) monitoraggio della circolazione dei testi, che metta in luce gli itinerari commerciali, le consuetudini di lettura, la nascita e lo sviluppo di raccolte librarie importanti come quella del letterato calabrese Sertorio Quattromani (1541-1603), gravitante nell’orbita dell’Accademia Cosentina, pubblicata ed analizzata di recente.
  • 4) “recensio” delle cinquecentine e seicentine in castigliano stampate nei Regni, Barcelona ed altre, oltre che nella Bibliothèque Nationale de France e nella British Library.
  • 5) catalogo dei testi a stampa in castigliano e di quelli in latino di interesse ispanico, conservati nelle biblioteche suddette. Tale catalogo confluirà nel repertorio complessivo del progetto nazionale per la cui elaborazione si utilizzerà, con gli opportuni adattamenti, lo stesso programma usato per il progetto Boscán (finalizzato all’elaborazione di un catalogo storico-critico delle traduzioni della letteratura italiana in catalano e in castigliano dal 1300 al 1939, e coordinato da María de las Nieves Muñiz Muñiz dell’Universitat de Barcelona). Altro punto di riferimento importante è stato il progetto coordinato da Davide Conrieri, “Scambi letterari e traduzioni tra Italia e Penisola Iberica nell’epoca Rinascimentale e Barocca”, strettamente collegato all’attività del CTL, il Centro di Elaborazione Informatica di Testi e Immagini nella Tradizione Letteraria della Scuola Normale di Pisa, a sua volta inserito nel CriBeCu (Centro Ricerche Informatiche per i Beni Culturali) della Scuola Superiore Normale di Pisa.
  • 6) analisi critica dei dati bibliografici raccolti, nel quadro generale dei rapporti culturali tra Italia e Spagna, una volta ricostruito il “corpus” della produzione tipografico-editoriale insieme al quadro della circolazione dei libri in castigliano e di quelli in latino di interesse ispanico nei territori calabresi del Regno di Napoli. Con criteri e strumenti rigorosamente filologici, si ripercorrerà la storia letteraria dei gruppi di testi più rilevanti, con particolare attenzione alle opere di contenuto religioso. Lo scopo finale più ampio del progetto di ricerca è la messa a fuoco di un ambito culturale specifico del Meridione d’Italia, la cui appartenenza alla Corona di Spagna favorì, nei due secoli presi in esame, l’uso del castigliano come lingua di cultura, presente nella produzione a stampa, accanto a e in stretto contatto con l’italiano ed il latino, di uso preponderante.
  • 7) Nella quarta ed ultima fase del progetto si provvederà alla realizzazione e messa in rete delle edizioni digitali delle opere che si reputeranno di maggior interesse scientifico. In tal modo si renderà facilmente consultabile parte di un patrimonio librario spesso di difficile accesso e, proprio per questo, in alcuni casi addirittura caduto in oblio.

Melina Rende

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