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1 Maggio 2012

Le tentazioni della ragione

Quando sfogliamo le pagine in bianco e nero di un quotidiano davanti a un caffè, oppure ascoltiamo le notizie trasmesse da un telegiornale all’ora di cena, non può sfuggire alla nostra attenzione la notizia onnipresente di una nuova scoperta. Infatti, ormai ogni giorno, è possibile imbattersi in articoli o in servizi televisivi nei quali si annuncia con tono entusiasta il risultato di una sorprendente ricerca, portato alla luce e poi pubblicato da un gruppo di ricercatori in qualche università del mondo. Il nome dell’ateneo, luogo della notizia, alberga per poco nella nostra memoria; queste università si trovano sempre in città molto lontane da noi, e a volte sembra che questa distanza sia l’unica garanzia di rispettabilità che si cerca di dare alla ricerca e al suo risultato.

Il contenuto di queste notizie e’ spesso simile nella sostanza. Queste scoperte hanno spesso a che fare con lo studio di un modo di essere che accompagna da sempre gli uomini nelle loro esistenze: un comportamento, una certa emozione, oppure una convinzione etica. L’obiettivo dei ricercatori è riuscire a proporre per ognuno di questi atteggiamenti tipicamente umani una spiegazione razionale.

Vi sono campi della nostra esistenza che siamo ormai abituati a trattare e a spiegare razionalmente; da sempre però conviviamo con la convinzione che vi siano d’altra parte alcuni aspetti della nostra vita e del nostro essere che non sono riconducibili a un‘interpretazione scientifica e razionale.

Quando, per esempio, ci commuoviamo davanti alla scena di un film o ci emozioniamo per il sorriso di un bambino, non siamo propensi a ritenere, almeno istintivamente, che questo accada per una certa configurazione del nostro cervello o per effetto dell’azione di una cellula. Quando leggiamo una notizia che ci mostra come invece le cose stiano proprio così, la consapevolezza che deriva da questa conoscenza non sembra avere un grande impatto sul nostro modo di vivere e di comportarci. Continueremo comunque ad amare, ad arrabbiarci e a commuoverci, indipendentemente da quali siano le reali cause di questi  nostri modi di sentire e di agire.

La tentazione di razionalizzare tutto diventa però pericolosa quando ha la pretesa di riuscire a convincerci che i valori morali nei quali crediamo e per i quali lottiamo non siano reali o sinceri. Alcune teorie scientifiche che fanno riferimento alle correnti definite adattazioniste (come quella proposta dal biologo Stephen Jay Gould dell’università di Harvard)), che hanno incontrato successo e popolarità soprattutto negli ultimi anni,  sostengono che essi siano piuttosto dei “travestimenti” che la società ha dato al nostro bisogno e al nostro istinto di riprodurre e conservare la specie. Tutto qua e a niente di più, a questo si ridurrebbe la nostra morale!

Questo modo di pensare rischia però di diventare estremamente negativo: una teoria di questo tipo potrebbe avere conseguenze terribilmente rilevanti sul modo in cui gli uomini si rapportano ai loro valori morali. Potrebbe contribuire a svuotarli di senso, a ridurre la fiducia che  è riposta in loro, potrebbe indurli ad abbandonarli, provocando il disastro e la confusione che una scelta di questo tipo comporterebbe al mondo.

Per questo è perlomeno rischioso rapportarsi acriticamente a queste notizie. Occorre sempre essere molto attenti all’attendibilità scientifica di certe ricerche prima di credere ai risultati, e soprattutto non trascurare mai l’impatto che queste scoperte potrebbero avere sulle nostre vite.

 

 

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