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20 maggio 2012

Siena, l’intesa tra ateneo e Cel è ancora lontana

Nonostante l’approvazione all’unanimità del bilancio consuntivo da parte del Cda, l’Università degli studi di Siena è ben lontana dal trovare una soluzione che possa davvero acquietare gli animi di tutti.

La questione più spinosa è quella che riguarda l’erogazione del salario accessorio per i dipendenti tecnico-amministrativi, sospeso per motivi ambigui nonostante le dichiarazioni del rettore Angelo Riccaboni e che ha già scatenato uno sciopero del personale; questa volta, tuttavia, ad alzarsi è la voce dei collaboratori ed esperti linguistici (Cel) dell’Università: nonostante il Tribunale di Siena – sezione Lavoro abbia per ben due volte condannato l’ateneo dopo il drastico taglio, pari al 60%, dello stipendio dei Cel (qui è possibile scaricare una copia della sentenza), le tasche dei collaboratori ancora non si sono riempite.

Come rende noto in questo articolo il giornale online La nazione, è stata presentata pochi giorni fa all’ateneo la notifica dell’ultimo decreto ingiuntivo, richiesto da un collaboratore linguistico dell’Università, e questa volta il pagamento dovrà tassativamente avvenire entro 10 giorni. Già in in passato avevamo segnalato i dati allarmanti presentati dal sito dell’USB Pubblico Impiego di Siena: quasi 400 i ricorsi individuali presentati al giudice del lavoro da parte dei dipendenti penalizzati dai tagli, ma a quanto pare la corsa al tribunale sembra lontana dall’arrestarsi, almeno finché, mossa che i sindacati auspicano, non avverrà il pagamento degli stipendi dovuti.

Il dito, però, non è puntato solo verso il rettore Riccaboni, ma anche contro Ines Fabbro, la Direttrice Amministrativa dell’ateneo: nella Lettera aperta al Rettore dell’otto maggio scorso, infatti, i sindacati Rsu d’Ateneo, Cisal, Cisapuni, Cisl, Flc-Cgil, Ugl-Intesa, Uil-Rua, Usb P.I. sottolineano la mancanza di fiducia nell’operato della Fabbro:

“Visto poi che si parla di esuberi, se questi sono reali, e non solo una forma di minaccia e pressione, non era il caso di parlarne? Solo due mesi fa la Direttrice Amministrativa ha presentato, secondo le norme, un documento in cui dichiarava che nel nostro Ateneo non vi sono esuberi e questo per riattivare la possibilità di ricorrere a contratti su fondi esterni. Delle due quale è vera?”

E si rivolgono al Rettore con un accorato appello alla dignità umana:

“Quando sentiamo dichiarare che il personale è strumentalizzato per interessi personali di pochi, quando sentiamo criminalizzare e sminuire le rivendicazioni del personale vuol dire che è venuto meno un clima di rispetto, base minima per una serena quotidianità lavorativa. Tutto questo Lei in quanto Rettore non può accettarlo e deve ristabilire il confine del confronto. Qualcuno potrà dire, e forse Lei per primo, che l’occupazione del CdA è un episodio grave che supera il confine che noi richiamiamo, ma Le rispondiamo di no, non è così. La rabbia di oltre 350 colleghi si può manifestare anche in forme forti, e spiacevoli per alcuni, ma non ledono la libertà di nessuno, rimarcano la gravità della situazione, l’esasperazione. Quando sentiamo dichiarare da Lei, sempre in conferenza stampa, che la questione dei CEL non è conclusa perché i giudici non si sono espressi in modo definitivo rimaniamo esterrefatti. Le sentenze sono o no esecutive? La forza di espressione della nostra rabbia è proporzionale alla mancanza di soluzione dei problemi.”

E chiariscono la loro posizione nei confronti di quanto sta succedendo:

“Vi sono poi infine le due questioni economiche importanti che ledono in differente maniera i diritti del personale contrattualizzato, la sospensione del salario accessorio e la soppressione dell’integrativo dei CEL. Le scelte operate dalla Direttrice Amministrativa in quest’ambito sono state di totale chiusura e di ostinata rigidità. Come dirigente pubblico deve conoscere e suggerire a Lei le conseguenze della scelta di portare il personale solo verso il percorso giudiziale. I costi a cui l’Ateneo verrà esposto sono ingenti e si possono già vedere solo tenendo conto di quanto già è stato sentenziato sui CEL da parte dei giudici del lavoro. Ricorrere sempre contro lo stesso genere di ingiunzione di pagamento presentata dai CEL quando la prima è già stata persa ha del paradossale. Per i CEL la questione è fondamentale avendo perso dal 40 al 60 % della retribuzione. Ora nel corso dei prossimi mesi arriveranno altri ricorsi, quelli sul salario accessorio, e arriveremo ad un livello del contenzioso elevato, oltre 400 ricorsi, in nome di cosa? Sospendere il salario accessorio è stato un atto illegittimo e lesivo dell’efficienza dell’Ateneo. Il personale contrattualizzato ha continuato a fare il suo dovere, ma è arrivato al limite. Il salario accessorio non è la questione fondamentale, ma è la goccia che ha fatto traboccare il vaso.”

Gli occhi e le orecchie dei sindacati sono aperti e vigili anche per quanto accadrà da qui al 30 ottobre, quando l’Università terminerà la rilevazione delle competenze del personale, in previsione dello smistamento nei nuovi Dipartimenti:

“Chiediamo una discussione vera sulla riorganizzazione dell’Ateneo che viene ridefinito dal nuovo Statuto e che la Direttrice Amministrativa sospenda la prassi in atto di emanare singoli provvedimenti di attribuzione di incarichi che vanno spesso a configgere con l’attuale organizzazione (ancora incompiuta in molti settori nonostante il tempo trascorso) e con le competenze riservate alle organizzazioni sindacali in merito alla concertazione. […] Nello Statuto del nostro Ateneo si dice chiaramente che le sezioni dei Dipartimenti non possono avere personale amministrativo e tecnico assegnato. Vigileremo affinché questo dettato statutario venga rispettato.”

(le citazioni in corsivo sono tutte tratte dalla Lettera aperta al Rettore, che è possibile leggere qui per intero)

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