• Google+
  • Commenta
28 giugno 2012

“Abuso del Diritto”: incontro con i grandi nomi della Giurisprudenza italiana

Nella giornata di domani venerdì 29 giugno inizia, per concludersi sabato 30 giugno, il convegno organizzato dalla Fondazione Antonio Uckmar con il patrocinio dell’Università di Macerata e dedicata al tema “L’abuso del diritto: tra diritto e abuso“.

Oltre a personalità di spicco come  Pietro Rescigno, uno dei maggiori giuristi italiani, il giudice della Corte costituzionale Franco Gallo, il Consigliere della Corte di Cassazione Enrico Altieri e i più importanti docenti di diritto tributario italiano, prenderanno parte all’evento anche i docenti dell’Università di Macerata e il prof. Filippo Sgubbi dell’Università di Bologna che tratterà la rilevanza penale dell’abuso del diritto.

I lavori prenderanno il via il primo giorno alle ore 8.30 e 14.30 nel pomeriggio; il secondo giorno alle ore 9. È possibile comunque consultare il programma completo sul sito d’ateneo: www.unimc.it.

Il divieto di abuso del diritto in materia tributaria, è un argomento che si presta particolarmente negli accesi dibattiti tra giurisprudenza e dottrina e che rimane sotto gli occhi dell’opinione pubblica grazie alle note sentenze della Suprema Corte a Sezioni Unite del 2008.

Ha origini comunitarie, ma si è radicato nell’ordinamento nazionale creandosi un appiglio nell’art. 53 della Costituzione. E’ “di moda”, è probabilmente “abusato” dall’Amministrazione, sovverte gli schemi del diritto processuale, anche valendosi del principio della prevalenza del diritto comunitario, e si sta sottilmente facendo strada anche nel diritto penale tributario, sia pure limitatamente alle fattispecie elusive di cui all’art. 37 bis d.p.r. n. 600 del 1973.

Delicati sono inoltre i profili sanzionatori della violazione del divieto di abuso.
Da tempo si attende il doveroso intervento del legislatore, più volte preannunciato. Diritto e Pratica Tributaria ha deciso di organizzare l’incontro per approfondire il tema, invitando tutte le
parti di questo vivace e attualissimo dibattito.

Per chi fosse curioso di capire di cosa si parla effettivamente in questo incontro, pur non studiando giurisprudenza, ecco un estratto dal sito www.diritto.it:

Con la formula abuso del diritto si tende ad indicare un limite esterno all’esercizio, potenzialmente pieno ed assoluto, del diritto soggettivo, il cui riconoscimento, come si insegna, implica l’attribuzione al soggetto di una duplice posizione, di libertà e di forza.

Come può evincersi dalla radice etimologica del termine (ab-uti), si ha abuso nel caso di uso anormale del diritto, che conduca il comportamento del singolo (nel caso concreto) fuori della sfera del diritto soggettivo esercitato, per il fatto di porsi in contrasto con gli scopi etici e sociali per cui il diritto stesso viene riconosciuto e protetto dall’ordinamento giuridico positivo. Un siffatto comportamento abusivo costituisce, quindi, un illecito (a seconda dei casi aquiliano o contrattuale, se trattasi, rispettivamente, di diritto reale o di credito), sanzionato secondo le norme generali di diritto in materia.

Nel nostro codice non esiste una norma che sanzioni in via generale l’abuso del diritto. La cultura giuridica degli anni ’30 riteneva che l’abuso del diritto, più che essere una nozione giuridica, fosse un concetto di natura etico-morale, con la conseguenza che colui che ne abusava veniva considerato meritevole di biasimo, ma non di sanzione giuridica.

Tale contesto culturale, unitamente alla preoccupazione per la certezza del diritto, attesa la grande latitudine di potere che una clausola generale, come quella dell’abuso del diritto, avrebbe attribuito al giudice, impedì che venisse trasfusa nella stesura definitiva del codice civile italiano del 1942 quella norma del progetto preliminare (art. 7) che proclamava, in termini generali, che nessuno può esercitare il proprio diritto in contrasto con lo scopo per il quale il diritto medesimo gli è stato riconosciuto.

In questo modo il codice italiano si poneva in contrasto con la legislazione di altri ordinamenti, in particolare tedesco e svizzero, contenenti, per contro, una norma repressiva dell’abuso del diritto. Il modello tedesco reca, infatti, la regola, frutto di generalizzazione dell’antico divieto di atti di emulazione, secondo la quale l’esercizio del diritto è inammissibile se può avere il solo scopo di provocare danno ad altri ; l’art. 2 del codice civile svizzero ha adottato la più ampia formulazione secondo la quale il manifesto abuso del proprio diritto non è protetto dalla legge.

Inizialmente, si è discusso, in giurisprudenza e in dottrina, di abuso del diritto con riguardo pressocchè esclusivo al campo dei diritti reali, coniando la definizione che potremmo definire classica di abuso del diritto,  secondo la quale, questo è ritenuto sussistente ogniqualvolta un diritto attribuito dalla legge venga utilizzato dal suo titolare in modo non confacente alla funzione economico-sociale per la quale esso è stato protetto, allorchè quindi esso sia esercitato per realizzare finalità diverse da quelle per le quali il diritto è stato riconosciuto e contrastanti con valori protetti dall’ordinamento.

Se ne può ricavare una nozione variegata di abuso del diritto, che, nel caso di diritti reali, descrive un comportamento che supera o addirittura mortifica la ratio della norma attributiva del diritto medesimo ; nel caso di diritti relativi, indica la violazione del dovere (contrattuale) di buona fede : in entrambi i casi, comunque, esprime una violazione del principio di solidarietà di cui all’art. 2 Cost., di cui la buona fede nei rapporti obbligatori e contrattuali costituisce applicazione, secondo la migliore dottrina.

 

 

Google+
© Riproduzione Riservata