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9 giugno 2012

Bisognoso di realtà

Non avrei mai pensato di dirlo, ma non è forse venuto il momento di chiederci se esistano davvero funzioni pratiche aggiuntive, che la tecnologia potrebbe offrirci? Se esitano servizi migliorabili ulteriormente grazie al progredire tecnologico, se tutto questo processo non sia si interessante, ma ci deprivi di aspetti fondamentali, o piccoli accidenti che, alla fine, un poco di felicità ce la regalano?

Lasciando da parte l’aspetto industriale, quello che ci porterebbe a chiederci se costruire macchine più funzionali ed abbassare i costi evitando di salariare persone sia giusto, o meno, ed interessiamo agli aspetti più piccoli, gli anfratti di vita dove ora brilla una luce a Led.

C’è stato un periodo nel tempo, in cui combattere le avversità era impellente, dove evoluzione tecnologica era sinonimo di sopravvivenza, con il suo raggiungimento ci si è iniziati a preoccupare anche di migliorarla, si è cercato di passare dal sopravvivere al vivere, cercando di trarre maggior frutto dal lavoro, o evitare l’eccessiva fatica, o permettersi dei lussi.

Lo schiavismo, l’uso di animali e il miglioramento tecnico degli strumenti per l’agricoltura hanno aiutato ad ottenere stati di vità più dignitosi, l’evoluzione dell’arte della guerra ha permesso di difenderli, l’arte medica di continuare a goderne, l’arte in generale di amplificarli.

La tecnologia ha visto nel miglioramento del vivere, il suo nuovo motore. Ma il miglioramento non è in tutti i campi una linea tracciata senza fine verso l’alto, il miglioramento di ciò che non può migliorare, l’evolversi della tecnologia del lussi, dei non bisogni purtroppo arriva ad un certo punto ad intrecciarsi con la retta della futilità, della perdita del miglioramento promesso, dell’inutilità.

Macchine fotografiche a sempre più alta risoluzione, cellulari le cui funzioni rasentano la magia, apparecchiature specialistiche che trionfano nelle case, sono miglioramenti o frutti di un economia morente che spinge i consumi perchè solo così può vivere ?

Nutrendoci di nulla, spingendoci ad averne bisogno, spingendoci a credere nell’inutilità, essa vive, mentre noi compriamo non ritrovandoci il piacere promessoci da un miglioramento, frutto del bisogno dell’inutile.

Qualche giorno fa è comparso un’interessante articolo dal titolo Lo specchio virtuale ispira il parrucchiere e anche il chirurgo di Stefano Ruzzato, in cui si parla di realtà aumentata in relazione ad una nuova invenzione dell’azienda StyleMe Pro e di Seac02, lo specchio virtuale, basta sedersi (…) per provare, come se fossero parrucche, una lunga serie di tagli e colori.

L’obbiettivo è fare in modo che la realtà aumentata diventi uno strumento utile (…) così potrebbe avverarsi l’impensabile: fare acquisti online senza rinunciare a provare abiti o accessori.

Abbiamo la necessità di fare acquisti online senza rinunciare a provarli ? o collezionare immagini di teste decapitate con splendide acconciature , la foto ritagliata da un giornale? Preistoria! Siamo pronti a evitare di uscire di casa, oltre che per incontrare gente, oramai realtà con i social, che per provare i vestiti? A rinunciare al piacere di uscire di casa per passeggiare e fare acquisti o portare le figlie, intimidite, a comprarsi il loro primo reggiseno? Siamo pronti ad avere sempre quello che vogliamo in testa, perchè lo specchio virtuale ci ha già fatto vedere come staremmo con un taglio o con un’altro, rinunciano a sbagliare il taglio, per ridere a casa o con gli amici?

Siamo pronti a smettere di provare emozioni, in cambio della certezza di non sbagliare?

Io voglio una tecnologia che mi aiuti a star meglio, ma che mi lasci lo spazio per decidere di non farlo, o per farlo da solo.

 

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