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7 giugno 2012

I luminari di 20 diversi paesi del mondo s’interrogano sui rischi per la salute provocati dal cadmio

L’esposizione al cadmio e ad altri metalli pesanti, l’inquinamento ambientale che può provocare e i rischi sulla salute umana derivanti dalla contaminazione sono per la prima volta al centro di un congresso internazionale, “Cadmium Symposium”, che si svolgerà a Sassari l’8 e 9 giugno, per iniziativa del Dipartimento di Scienze Biomediche dell’Università di Sassari in collaborazione con il Consorzio Interuniversitario I.N.B.B. (Istituto Nazionale di Biostrutture e Biosistemi).

Al simposio parteciperanno i maggiori esperti al mondo della materia provenienti da 20 diversi paesi tra cui Cina, Stati Uniti, Sri-lanka, Turchia,  Francia, Germania, Inghilterra, Svezia, Lituania, Polonia, Croazia, Repubblica Ceca e Slovacchia. I lavori si svolgeranno presso la Sala Conferenze dell’Ersu.

In Sardegna l’attenzione sui danni provocati dal cadmio è particolarmente alta per la presenza di metalli pesanti nell’area militare della Quirra e per le attività minerarie nel Sulcis Iglesiente. “I rischi per la salute riguardano non solo chi sta a stretto contatto con il metallo per ragioni di lavoro e  assorbe sostanze tossiche principalmente per vie respiratorie – precisa Roberto Madeddu, Presidente del Congresso e docente di Istologia dello stesso Dipartimento e ricercatore I.N.B.B. – ma chiunque perchè il cadmio si può assimilare anche attraverso la via digerente. L’utilizzo di questo metallo è molto diffuso.

Basti pensare a sigarette, batterie, vernici, estrazione dello zinco. Inoltre ha una notevole resistenza alla degradazione naturale: meno del 5% viene riciclato. Una percentuale bassissima. Questo significa che il cadmio è presente nell’aria, nell’acqua e nel suolo, e quindi negli alimenti, con ricadute sia in patologia umana che veterinaria. Nel corpo può restare depositato tra i dieci e i trenta anni, con conseguente accumulo nei tessuti e numerose patologie correlate”.

Il professor Madeddu e i suoi collaboratori (i dottori Yolande Asara, Paola Tolu, Cristiano Faracci) si interessano da vari anni al cadmio. I risultati dei loro studi sono stati oggetto di varie pubblicazioni. L’appuntamento dell’8 e 9 giugno però costituisce una novità di primo piano assoluta. “L’evento ha assunto una portata scientifica che non immaginavo – aggiunge Madeddu – intorno a questo appuntamento, negli ultimi sei mesi, si è concentrato un interesse straordinario di studiosi e ricercatori di fama mondiale con percorsi molto diversi che renderanno ancora più interessante il dibattito: non era mai capitato finora che cardiologi, ginecologi, immunologi, genetisti, biologi, veterinari, botanici potessero confrontarsi su questo tema tra loro”.

Tra i lavori spiccano quello del gruppo di ricerca dell’Università La Sapienza di Roma che ha condotto uno studio sul terreno e sugli animali nell’area militare del poligono interforze del Salto di Quirra e quello di Agneta Akesson del Karolinska Institute di Stoccolma, luminare mondiale dell’epidemiologia dei metalli pesanti che ha condotto uno studio sul rischio di  osteoporosi, fratture e tumori ormono-correlati e l’esposizione a lungo termine al cadmio assunto tramite gli alimenti su centomila soggetti, concludendo che vi è una associazione tra cadmio e tumori al seno, all’endometrio ed alla prostata. Al congresso è prevista la partecipazione tra il pubblico di numerosi rappresentanti dell’associazionismo e del mondo industriale.

Maggiori informazioni sul simposio si possono trovare all’indirizzo internet   http://www.cadmiumsymposium2012.uniss.it

 

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