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26 giugno 2012

La strage delle Api

I collassi autunno-invernali delle colonie d’api sarebbero causati da esplosioni virali rese possibili dall’indebolimento del sistema immunitario dell’ape che si verifica in concomitanza con l’infestazione del parassita Varroa destructor. È quanto emerge da una ricerca dell’Università di Udine i cui risultati sono stati pubblicati dalla rivista scientifica americana “PLoS Pathogens”, la più importante al mondo nel settore della parassitologia e della virologia. Allo studio, condotto da un gruppo di ricercatori del dipartimento di Scienze agrarie e ambientali, hanno collaborato le università di Edimburgo e “Federico II” di Napoli e l’Istituto di genomica applicata del Parco scientifico e tecnologico di Udine.

La ricerca, durata due anni, ha permesso di individuare un gene del sistema immunitario (appartenente alla famiglia NF-kB), che svolge un ruolo chiave nella difesa antivirale dell’ape e che può essere influenzato da vari fattori. Lo studio ha considerato come fattore di stress il parassita Varroa destructor, ma non esclude altre cause come, ad esempio, i pesticidi o un’alimentazione inadeguata. L’indagine ha esaminato il fenomeno del collasso delle colonie d’api considerando tutti i livelli dell’organizzazione biologica: dalla colonia, costituita da migliaia di individui,  fino ai geni, che all’interno del nucleo cellulare influenzano il funzionamento dell’organismo. Il team che ha svolto la ricerca è composto da Francesco Nazzi (coodinatore), Desiderato Annoscia, Fabio Del Piccolo e Giorgio Della Vedova.

La moria di massa è determinata da un repentino aumento della mortalità delle api che si verifica quando fattori di stress (come il parassita considerato in questo studio) destabilizzano il delicato equilibrio fra le difese immunitarie dell’ape e i virus presenti in forma latente. «In pratica – spiega Nazzi –, quando le difese dell’ape si indeboliscono, i virus prendono il sopravvento con effetti devastanti sull’alveare».

Quale possibile rimedio alle morie delle api, lo studio ribadisce la necessità di tenere sotto controllo le infestazioni parassitarie per evitare che, a loro volta, possano provocare esplosioni virali incontrollate. Attualmente i ricercatori friulani stanno indagando se e come ulteriori fattori di stress, come determinati pesticidi impiegati in agricoltura, possono interferire a loro volta con le difese immunitarie dell’ape e, di conseguenza, con le infezioni virali. «Uno sviluppo più futuribile – afferma Nazzi – riguarda la possibilità di sostenere le difese immunitarie dell’ape».

Il collasso delle colonie d’api comporta la morte degli alveari ed è responsabile ogni anno di perdite dell’ordine del 30 per cento del patrimonio apistico in Europa, Stati Uniti e Giappone. Il fenomeno è oggetto di intense ricerche a causa dell’impatto sull’apicoltura e, soprattutto, per le possibili implicazioni per l’agricoltura, che dipende dalle api per l’impollinazione di molte coltivazioni.

Lo studio rientrava nel progetto nazionale “ApeNet – Monitoraggio e ricerca in apicoltura”, finanziato dal Ministero delle Politiche agricole e forestali e coordinato dal Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura. L’articolo con i risultati dello studio si intitola “Synergistic parasite-pathogen interaction mediated by host immunity can drive the collapse of honyebee colonies” ed è reperibile sul sito internet della rivista all’indirizzo http://www.plospathogens.org/.

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