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2 giugno 2012

L’Europa fa saltare il banco: nel Salento niente accordo tra Asl e Università

L’Europa, che in questi mesi è chiamata ad affrontare forse una delle fasi più critiche dalla sua costituzione vista la crisi globale in atto, è di fatto ogni giorno anche chiamata in causa per risolvere le beghe e i battibecchi interni dei singoli Stati, in merito all’applicazione di alcune leggi, dando ragione o torto agli “sfidanti” che nei propri confini non hanno saputo o potuto trovare un accordo o giustizia.
Ecco così che in questi giorni, la Corte di giustizia dell’Unione Europea, cui spetta il compito di vigilare e garantire in merito al diritto dei tratti fondativi dei Paesi facenti parte dell’Unione, si è espressa in merito alla “questione appalti” che aveva visto coinvolti nel 2009, la Asl leccese, l’Università del Salento e professionisti pugliesi quali ingegneri e architetti.
La questione, giunta a Lussemburgo dopo essere passata dal Tribunale amministrativo per la regione Puglia e il Consiglio di Stato, dovrebbe ora forse vedere la parola fine grazie ad un responso affidato ad una direttiva, che ha ribadito come non possano esistere accordi tra pubblica amministrazione e istituti universitari in merito all’aggiudicazione di appalti, dando di fatto torto all’azienda sanitaria e all’Università del Salento e ragione, all’Ordine degli ingegneri della provincia di Lecce e al Consiglio nazionale degli ingegneri.
Il contenzioso era sorto quando Asl e Università, si erano seduti ad un tavolo senza troppi invitati, per dar vita ad uno studio sulla vulnerabilità sismica nel Salento delle strutture ospedaliere, estromettendo di fatto ingegneri e architetti da ogni possibile gara di appalto.
Alla illegittimità sostenuta da questi professionisti, l’azienda sanitaria locale aveva risposto “picche”, dichiarandosi in perfetta regola con un accordo che “rientrava nel settore della cooperazione e del coordinamento tra autorità pubbliche per il raggiungimento di un interesse collettivo”.
La Corte di giustizia Europea ha invece stabilito che il contratto in questione prevedeva un compenso finale, offrendo all’Università, una situazione chiaramente privilegiata non dando mandato per una gara di appalto per la realizzazione del progetto.
Insomma contratto non valido, tutto da rivedere e una sorta di beffa: Università chiamata ad “interagire” con il mondo delle imprese (in questo caso pubbliche) e della comunità ma con “magagna” e la non osservanza delle regole e della legalità.
Siamo tornati nei confini italici. Lussemburgo forse è lontanissima.

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