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13 giugno 2012

Quando il Tecnopolo rinnova l’Università

Parte a Reggio Emilia il progetto per il nuovo polo di ricerca avanzata e sperimentazione industriale.

Dalla convenzione tra la regione Emilia Romagna e il comune di Reggio Emilia nasce il piano per la realizzazione del Tecnopolo cittadino: il progetto è stato fortemente voluto e sostenuto dal sindaco di Reggio Graziano Delrio e dall’assessore alle Attività produttive e Sviluppo sostenibile della Regione Emilia Romagna Gian Carlo Muzzarelli, che hanno sottoscritto il documento alla presenza di vicepresidente della Provincia Pierluigi Saccardi e del pro-rettore dell’Università di Modena e Reggio Luigi Grasselli.

«Se gli enti locali, l’Università e il mondo delle imprese fanno rete si può vincere la sfida della crisi attraverso l’innovazione e la ricerca. Il sistema dei Tecnopoli regionali testimonia la volontà della Regione Emilia Romagna di voler stare al passo con le regioni europee più avanzate e di voler essere competitiva creando ricchezza per il territorio. […] Proprio perché crediamo nell’economia della conoscenza quale elemento chiave di investimento sul futuro, tra qualche giorno firmeremo un accordo con l’Università per dare vita a un corso di laurea in Ingegneria Energetica» ha dichiarato Delrio. In una conferenza stampa di qualche mese fa, il sindaco aveva precisato perché investire in un Tecnopolo sia così importante per Reggio: «La città deve competere a livello nazionale e internazionale, creare ricchezza e posti di lavoro attraverso le sue competenze distintive: Educazione, Meccatronica ed Energie rinnovabili, che devono essere promosse in maniera specifica».
Subito il pro-rettore Grasselli conferma quanto «creare una rete tra soggetti che fanno ricerca e risorse sia pre-condizione perché queste strutture funzionino e abbiano una forte ricaduta di tecnologia e innovazione sul territorio». Nelle attività del nuovo Tecnopolo verranno coinvolti 88 ricercatori, di cui 50 saranno di nuova assunzione, che lavoreranno al fianco di diversi docenti universitari, e nel progetto si parla di contratti non meno che triennali per almeno il 60% del personale dedicato.

Alla firma del documento erano presenti anche i responsabili dei quattro laboratori di ricerca che faranno parte della nuova struttura: Eugenio Dragoni di Intermech-Mectron, per la ricerca applicata e i servizi nel settore della Meccanica avanzata, Meccatronica e Motoristica, Stefano Ossicini di En&Tech, per la ricerca industriale e il trasferimento tecnologico nel settore delle tecnologie integrate per la sostenibilità in edilizia, la conversione efficiente dell’energia, l’efficienza energetica degli edifici, l’illuminazione e la domotica, Adelfo Magnavacchi di Crpa Lab, ovvero i laboratori del Centro di ricerca produzioni animali, piattaforma agro-alimentare, energetica e ambientale, e Nicola Pecchioni di Biogest –Siteia, per il miglioramento e la valorizzazione delle risorse biologiche agro-alimentari.

Il Tecnopolo di Reggio Emilia farà parte di una rete regionale già consolidata di 10 «cittadelle della scienza e della ricerca industriale capaci di ospitare e organizzare attività, servizi e strutture, mettendo in rete Università, Enti di ricerca, Enti locali e imprese». La rete dei Tecnopoli regionali ha a disposizione un investimento complessivo di «240 milioni di euro di cui 137 da risorse regionali (94 milioni dal Por-Fesr 2007-2013 e 43 direttamente da bilancio della Regione), 90 milioni dalle Università e dagli Enti di ricerca e 14 dagli Enti locali. La ricerca di focalizzerà su sei “piattaforme tecnologiche”, scelte appunto tra quelle che più sono consone e in relazione con il territorio stesso: agroalimentare, costruzioni, energia e ambiente, Ict e design, meccanica e materiali, e infine scienze della vita. In totale, sono stati e verranno creati 35 laboratori in cui lavoreranno 1600 ricercatori, di cui 560 di nuova assunzione (fonte).

Soprattutto, per Reggio Emilia si tratta del secondo progetto che verrà situato nell’Area nord, nel Parco della conoscenza, della creatività e dell’innovazione, luogo in cui il comune sta investendo molto negli ultimi tempi, perché entra a far parte del più ampio progetto di rigenerazione urbana dell’area ex fabbrica Reggiane. In questa zona è già prevista la creazione del Polo Hi-tech, la cui piazza, promette il sindaco Delrio a partire dal progetto comunale per la toponomastica Salva Nome, verrà intitolata a Steve Jobs, “in onore” dello stretto legame che collega l’Italia alla mega-azienda Apple, e che passa appunto per Reggio Emilia: nel 1979 fu proprio in città che venne aperto il primo distributore esclusivo di Apple in Italia, grazie all’intervento della società informatica Iret dell’imprenditore Vittorio Lasagni, che durante un viaggio negli USA era venuto a conoscenza dei primi progetti della mela di Jobs, e che cercò di battere sul tempo la concorrente Olivetti.

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