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15 giugno 2012

Saccomanni a Ca’ Foscari: “Sinergia università-impresa”

Nella giornata di ieri, l’università Ca’ Foscari di Venezia ha ospitato il convegno “L’economia del veneto 2011”, che ha visto protagonista il direttore generale di Bankitalia Fabrizio Saccomanni.

Gli argomenti all’ordine del giorno era alcuni tra i più in voga nell’attuale contesto finanziario, vale a dire la gestione del debito pubblico e la crescita.

Questioni delicate non solo in ottica “italiana”, ma che nella penisola sono andate aggravandosi anno dopo anno sino a superare i livelli di guardia, provocando pesanti ripercussioni sull’economia del paese e sulla gestione finanziaria dei governi che si sono succeduti.

L’ateneo veneziano ha offerto alla Banca d’Italia l’Aula Magna quale cornice ideale per la presentazione del rapporto annuale sulla situazione economica della regione.

Oltre 100 persone hanno preso parte all’evento; l’intervento di Saccomanni è stato preceduto da quello introduttivo del Rettore Carlo Carraro, il quale ha desiderato sottolineare la rilevanza del report.

Ca’ Foscari è lieta di ospitare la presentazione dell’annuale rapporto di Banca d’Italia sullo stato dell’Economia del Veneto e della presenza del direttore generale Fabrizio Saccomanni – ha esordito il Rettore – L’ateneo collabora strettamente e in modo proficuo con Banca d’Italia da tempo e questo lavoro che abbiamo tra le mani è davvero ottimo. Ne emerge un quadro che permette di uscire dal coro di lamentazioni a cui ormai siamo abituati.

Anticipando in parte le considerazioni di Saccomanni, Carraro ha rimarcato i segnali più o meno confortanti che derivano dalle ultime ricerche, ammettendo la presenza di “aspetti del sistema veneto che vanno evidenziati. Quanti esportano e collocano i loro prodotti sui mercati internazionali infatti non hanno grossi problemi o comunque continuano a sviluppare le loro attività in modo particolarmente significativo. Quelle che soffrono sono invece l’altra metà, quelle cioè che operano solo sul mercato interno, in particolare perché incontrano le difficoltà della pubblica amministrazione che è uno dei principali committenti.

Sul mercato internazionale, almeno per il momento, le cose vanno diversamente – ha concluso Carraro – e le imprese venete che sanno sfruttare questa opportunità ne traggono importanti benefici. Oggi piuttosto che leggere solo dati negativi, è bene sapere che ci sono anche importanti indicazioni positive. E che ci auguriamo di andare verso una traiettoria di sviluppo nei prossimi anni, che ci permetta di superare una fase sicuramente delicata.

Dopo che il direttore della sede di Venezia, Angelo Gramegna, insieme a Massimo Gallo e Paolo Chiades (dalla Divisione analisi e ricerca territoriale), hanno snocciolato alcune cifre sulla delicata situazione veneta, ecco arrivare il turno del direttore Saccomanni. “L’epoca del “piccolo è bello” è finita per sempre. La piccola impresa familiare, con modesto utilizzo di risorse tecnologiche e manageriali, non ha futuro nella competizione globale” ha ammonito, prima di focalizzare l’attenzione sulle erogazioni di credito che in aprile, a livello nazionale, “sono tornate a salire dell’1,5%”.

Quanto alla crescita, non sembra il caso di ostentare un grande ottimismo: “I problemi dell’economia italiana hanno carattere strutturale: da oltre un decennio l’economia del paese segna il passo sia in prospettiva storica sia rispetto i principali paesi europei. È opinione diffusa che tale dinamica sia legata alla difficoltà con cui il sistema paese si sta adattando ai mutamenti dell’economia.

Le misure governative – ha proseguito – possono in primo luogo affrontare gli ostacoli di natura normativa che impediscono la crescita dimensionale delle imprese. In questa direzione vanno alcuni interventi fiscali volti a incentivare le operazioni di fusione o aggregazione tra imprese; in questa direzione è andata la norma, contenuta nel provvedimento ‘salva Italia’, che ha introdotto (secondo il modello ACE) un trattamento fiscale agevolato per il capitale di rischio.

Saccomanni ha giudicato favorevolmente “gli interventi presi dal Governo negli ultimi mesi, con i provvedimenti ‘semplifica Italia’ e ‘cresci Italia’, in materia di durata dei procedimenti amministrativi, di regolamentazione e concorrenza nel settore dei servizi, di efficienza della giustizia civile. Ma molto ancora resta da fare. Di cruciale importanza sotto questo profilo sono la lotta alla criminalità, all’evasione fiscale e il potenziamento delle infrastrutture. In generale tutte le misure di intervento in grado di rendere i servizi pubblici più efficienti ed efficaci migliorano la competitività.

In una successiva intervista, il direttore di Bankitalia ha posto l’accento sul ruolo degli atenei nel conferire “una cultura più internazionale sia agli imprenditori sia ai giovani che escono dall’università, che devono guardare al mercato del lavoro oramai come ad un mercato globale.” Saccomanni si è soffermato poi su come il rapporto evidenzi, soprattutto in Veneto, un elevato numero di giovani in possesso di “una laurea in materie che non garantiscono un accesso immediato sul mercato del lavoro”.

C’è evidentemente la necessità delle università e delle imprese di collaborare di più, e cioè le imprese devono dire alle università di che genere di professionalità hanno bisogno e le università devono fornire l’educazione che le imprese possono effettivamente utilizzare.” La stoccata di Saccomanni è tanto per cambiare indirizzata a quei corsi di studio umanistici scarsamente collegati ai processi di produzione, la cui prevalenza “in una fase di competizione globale crea evidentemente un problema”.

Mario Moretti Polegato, presidente del gruppo Geox, è invece intervenuto ribadendo il concetto secondo cui in periodi di crisi “il ruolo dell’educazione è fondamentale e naturalmente tutti gli istituti educativi, in modo particolare le università, devono essere rivalutati.

Il suo auspicio è quello di un vero e proprio processo di scambio e reciproca integrazione fra mondo accademico ed aziende, tra professori ed imprenditori. “Questo perché oggi non è più sufficiente saper fare il proprio lavoro, ma bisogna conoscere le regole.

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