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17 giugno 2012

Tra il Pensiero e l’Azione

Anche il campo delle neuroscienze cognitive è in continua evoluzione. Se ieri si pensava che tra processi percettivi e motori vi fossero delle sfumature evidenti, oggi si crede all’esatto contrario. La gran parte dei filosofi, degli psicologi e dei neurologi del passato erano convinti che gli eventi mentali come il pensiero e la programmazione di un’azione non appartenessero al mondo materiale e pertanto non potessero concitare variazioni in tale mondo.

Tuttavia già negli anni ottanta, alcuni scienziati erano convinti che la mente fosse in grado di influenzare il cervello in modo tale da ipostatizzare cambiamenti nel mondo materiale. Il principale fautore di questa teoria è John Eccels, neurofisiologo inglese vincitore del Premio Nobel per la medicina nel 1963. Ad Eccels va il merito di aver messo in luce i limiti del pensiero materialista, reo di ritenere che le nostre azioni dipendano esclusivamente dal cervello.

In barba alle dispute tra materialisti e “spiritualisti”, l’odierna opinione prevalente è quella che pone in un’osmosi triadica mente, cervello ed azione e che tende a descrivere con evidenza empirica i processi e le funzioni posti alla base del legame tra pensiero ed azione.

Negli ultimi decenni, diversi studi scientifici hanno sferrato duri colpi ai danni della prospettiva teorica secondo la quale il movimento non è coinvolto nei processi di decodifica della percezione. In particolare, degno di nota risulta essere uno studio condotto da Francesco Ferrari e Stefano Rozzi, ricercatori dell’Università di Parma.

Nel tentativo di porre l’accento sulla centralità delle azioni motorie umane, i due scienziati descrivono l’esistenza di un mondo parallelo che unisce linguaggio e movimento e che risulta incentrato sulle peculiarità di alcuni neuroni, definiti a specchio. I neuroni a specchio si contraddistinguono per il rapporto diretto tra attività motoria e attività linguistica e per l’osmosi tra funzioni sensoriali e motorie.

Questi elementi cerebrali hanno la capacità di attivarsi in seguito alla percezione dell’altrui azione. L’esistenza di tali neuroni dimostra su di un piano empirico la necessaria emersione di una nuova visione della mente in cui le dicotomie tra processi percettivi e motori non possono più essere considerate valide.

 

 

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