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11 giugno 2012

Trombosi venosa: l’aspirina previene la ricaduta

 

La trombosi venosa è l’ ostruzione parziale o completa di una vena che impedisce la circolazione del sangue. Nel 90% dei casi interessa gli arti inferiori. Colpisce in Italia più di 500 mila persone ogni anno. Circa il 20% dei pazienti ha una ricaduta entro 2 anni dopo il ritiro della terapia anticoagulante orale che non può essere prolungata eccessivamente per il rischio di emorragie.

Giancarlo Agnelli e Cecilia Vecattini ricercatori dell’ Università di Perugia, in collaborazione con il professore Pier Mannuccio Mannucci, direttore scientifico del Centro Emofilia e Trombosi del Policlinico di Milano hanno scoperto che l’ assunzione giornaliera di piccole dosi di aspirina riduce notevolmente il rischio di ricaduta.

Su 205 pazienti affetti da trombosi venosa ingiustificata (“unprovoked venous thromboembolism”), non legata cioè ad un preciso fattore di rischio, solo 28 hanno avuto una ricaduta rispetto ai 43 dei 197 malati trattati con del placebo. I pazienti hanno assunto 100 mg di aspirina al giorno per 2 anni dopo aver terminato da 6 a 18 mesi la terapia anticoagulante.

Soddisfazione ben comprensibile quella dei ricercatori che in un’ intervista su “La Repubblica” hanno affermato: “questo significa che l’aspirina, somministrata in seguito a un trattamento anticoagulante, è efficace nel prevenire le ricadute, e non porta a nessun aumento di rischio per gravi sanguinamenti. Un risultato storico che potrà avere un grosso impatto sulla gestione di queste malattie, a tutto beneficio dei pazienti”.

Lo studio da titolo “Aspirin for Preventing the Recurrence of Venous Thromboembolism” è consultabile su “New England Journal of Medicine”.

 

Per maggiori informazioni visitare il sito: http://www.nejm.org/

 

 


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