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19 luglio 2012

Colombia: violenze e carcere per un professore universitario

La lotta al terrorismo non conosce pause ed ostacoli: a volte, però, non conosce neanche ragioni. A farne le spese sono spesso persone innocenti, totalmente estranee alle vicende e alle accuse mosse nei loro confronti. Diritti umani e civili sono calpestati dalla paura: la libertà, anche quella accademica, è sospesa a tempo indeterminato.

Nel caso del professore colombiano Miguel Angel Beltrán si è dovuto attendere due anni per ottenere giustizia e il pieno ristabilimento del diritto. Due anni passati nel carcere di massima sicurezza di La Picota, insieme a terroristi, spacciatori e criminali, nell’attesa di un processo: sei persone per una cella di dodici metri quadrati, scarsa igiene e cibo pessimo.

Tutto è cominciato nel 2009, quando Beltrán, dopo un anno di studi all’Università Autonoma del Messico, decide di rientrare in Colombia. All’aeroporto, i soliti controlli per il check-in: stavolta, però Beltrán viene ammanettato dalle guardie, che gli coprono il volto e lo portano in una stanza per interrogarlo. Qui le prime violenze: domande e percosse si alternano. Dopo sette ore, Beltrán è messo su un aereo e spedito in carcere.

Nello stesso momento, il presidente della Colombia Álvaro Uribe Vélez annuncia in televisione l’arresto di un pericoloso terrorista delle FARC, le Forze Armate Rivoluzionare Colombiane. L’accusa nei confronti di Beltrán è finalmente svelata: in un computer sequestrato ai terroristi sono state ritrovati due saggi del docente, pubblicati dall’Università di Bogotà, che analizzavano la protesta studentesca in Colombia e la natura del movimento delle FARC.

Nonostante la natura scientifica dei testi, le autorità colombiane accusano Beltrán di incitare alla violenza e di sostenere il terrorismo delle FARC. Da qui l’arresto e le violenze: Beltrán sconta due anni di carcere in attesa di un processo che gli restituisca la libertà. Nel frattempo, fuori, la vita continua: sua moglie, che era incinta, dà alla luce un bambino che Beltrán non potrà vedere, per ordine delle autorità carcerarie, mentre docenti e ricercatori di tutto il mondo si appellano invano al governo colombiano per ottenere il suo immediato rilascio.

Nel 2011, finalmente, il processo: Beltrán è riconosciuto innocente e, una volta liberato, lascia definitivamente la Colombia assieme alla sua famiglia. Dopo una serie di conferenze presso varie università europee, si stabilisce definitivamente nel Regno Unito, accolto calorosamente dall’Università di Manchester. “L’affetto della mia famiglia e la solidarietà dei miei colleghi – ha affermato Beltrán sono stati la mia forza durante la lunga prigionia”.

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