Dai test d’ammissione alla professione: la guida del Prof. Toth per districarsi nel mondo delle Facoltà di Medicina e Odontoiatria

Redazione Controcampus 4 Luglio 2012

Il mondo della medicina: il luogo della “casta”, del prestigio, delle leggende metropolitane, ma pur sempre una realtà affascinante che impreziosisce i sogni di tanti giovani che vedono nella professione di medico, forse, qualcosa in più.

Aiutare il prossimo, condurlo alla guarigione e soprattutto rendersi utile per la propria comunità: questi i fili conduttori e soprattutto le aspirazioni più profonde che continuano a direzionare molti verso l’universo molteplice della medicina applicata.

Test

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Il senso (o forse il luogo) comune continua, però, a raccontarci che l’essere medico è sempre e comunque “sintomatico” dell’acquisizione di uno status contraddistinto da innumerevoli benefici e soprattutto da una posizione di privilegio, nel senso più ampio del termine.
Tanti hanno amato il Dottor House e il suo stile non conformista di affrontare la professione. Tanti oggi, sulla scia di un mito ancora non “falsificato”, continuano a desiderare di diventare medico e di intraprendere la strada della medicina, che presto o tardi, data l’importanza dell’impegno richiesto, finirà per diventare un vero “credo”. Sì, perché essere o diventare medici in Italia non è sicuramente cosa da poco: rigidi test di ammissione, numeri sempre “più chiusi” per l’accesso alle facoltà mediche, un percorso di studi lungo e impegnativo, la specializzazione, i tirocini: solo una grande passione può premiare chi si iscrive, oggi, a Medicina e Odontoiatria.
Ma la medicina è effettivamente e “democraticamente” per tutti? Intraprendere un corso di laurea in Medicina e Odontoiatria è “lecito” per ogni sognatore? In Italia la professione medica è ancora definibile come il luogo del “gruppo chiuso”, della deferenza, del prosieguo di una tradizione familiare?

Professione medico. A chi affidiamo la nostra salute (Il Mulino, 2012)

Professione medico. A chi affidiamo la nostra salute (Il Mulino, 2012)

A raccontarci ad ampio raggio del mondo della medicina e del suo significato anche più sociale, politico e istituzionale, è oggi il Professor Federico Toth, docente dell’Università di Bologna, esperto di Teoria dell’Organizzazione nel suo ultimo libro “Professione medico. A chi affidiamo la nostra salute” (di F. Toth, Il Mulino editore, giugno 2012). Un vero e proprio manuale, che chi scrive, ritiene assolutamente “necessario” per chi oggi desiderasse o stesse valutando di intraprendere la strada “tortuosa” della professione medica. Non solo: la stessa semplicità con cui vengono descritti i vari meccanismi collegati alle professioni medico-sanitarie è in grado di rendere questo “libretto” di sicuro interesse per qualsiasi lettore, anche il più profano sul tema. Un libro per tutti, insomma, un testo alla portata di chiunque desiderasse “capirci” di più di questo spesso poco noto, intricato e complesso mondo della medicina e del funzionamento della sanità italiana.

Uno sguardo decisamente lucido, razionale, obiettivo sul mondo della medicina e del Sistema Sanitario Nazionale Italiano, quello del Professor Toth.
Nulla è lasciato al dubbio: dal come diventare medico, attraverso la descrizione dell’ingarbugliato mondo dei test d’ammissione, alle statistiche italiane ed europee, fino a questioni più “stringenti” come i possibili riconoscimenti economici che possono essere conferiti ai medici italiani, con uno sguardo sia al pubblico che al privato. Tantissimi i temi affrontati in questo manuale che senza “peli sulla lingua” ama svelare, attraverso la penna del Prof. Toth, i pregi e privilegi che si annidano in maniera poco “latente” in quest’ambito, ma che sa anche “castigare”, analizzare e soprattutto descrivere in ogni dettaglio il significato di una professione che non finisce mai di appassionare. Una minuziosa descrizione del vivere da medico e soprattutto una realistica enunciazione dei fatti, soprattutto italiani.

Controcampus ha incontrato per i suoi lettori il professor Toth che così si racconta e ci racconta del suo ultimo lavoro “Professione medico. A chi affidiamo la nostra salute”

1. Un manuale per futuri o aspiranti medici. Cosa spinge un docente di Teoria dell’Organizzazione a raccontare di questo mondo complesso della medicina?

Il sistema sanitario è in effetti – come suggerisce lei – un campo d’indagine estremamente interessante per uno studioso di organizzazioni. Nel settore sanitario s’intrecciano, a vari livelli, interessi politici, interessi economici, problemi di varia natura. Concentrarsi sulla sola professione medica consente di districare un po’ la matassa, e si capiscono molte cose sul funzionamento del sistema sanitario più in generale.

2. Quali sono o quali dovrebbero essere, a suo parere, le effettive motivazioni sottese alla scelta della professione medica?

Credo che lei si riferisca al fatto che nell’introduzione del libro metto in relazione il boom delle iscrizioni al test d’accesso a Medicina con la proliferazione di serie TV ad ambientazione medico-ospedaliera (ER, Dr. House, Scrubs, Grey’s Anatomy, e molte altre). Con questo – ci tengo a precisarlo – non voglio dire che gli studenti vogliano fare Medicina solo perché abbindolati dalle serie TV. Non lo penso. Il mio vuole essere più che altro un monito: temo che fare il medico e lavorare in ospedale non sia proprio come viene descritto nelle fiction televisive. Studiare Medicina è un percorso lungo. Fare il medico è un mestiere faticoso. Chi intraprende questo viaggio deve insomma essere ben motivato.

3. Nessun giudizio di valore nel suo testo. Una descrizione accurata e oggettiva del percorso per diventare medici. Se dovesse invece dare un consiglio ai giovani che oggi si trovano alle prese con la scelta di iscriversi o meno alla facoltà di Medicina e Odontoiatria, cose direbbe?

Sono convinto che fare il medico sia uno dei mestieri più belli in assoluto. Per tante ragioni, anche ideali. L’unico consiglio che potrei dare è: se vi sentite portati, se sentite una vocazione per la medicina, iscrivetevi al test. Provateci. Si dice spesso che il test d’ammissione è una lotteria, ma lo è solo in piccola parte: gli studenti più preparati hanno evidentemente più chance di superare la selezione. 

4. Dal suo punto di vista, cosa ci sarebbe da migliorare nei meccanismi di selezione delle facoltà di Medicina e Odontoiatria per renderle più “accessibili”?

Il test d’ammissione – così come è strutturato attualmente – presenta certamente alcuni difetti. Ma non è facile trovare una soluzione alternativa, che sia più equa, affidabile e che, soprattutto, sia applicabile a questi numeri: l’anno scorso i candidati al test erano circa 100.000 in tutta Italia. L’unica cosa che si potrebbe fare, senza stravolgere tutto, è istituire una graduatoria unica nazionale (fino all’anno scorso ogni sede universitaria stilava invece la propria). E’ peraltro notizia di qualche giorno fa che anche il Consiglio di Stato si è espresso a favore di una graduatoria nazionale. E già quest’anno il Ministero propone, in via sperimentale, graduatorie comuni a più università tra loro vicine. E’ un primo passo, ma stiamo andando – a mio avviso – nella direzione giusta.

5. Volendo individuare il peggior difetto del Sistema Sanitario Nazionale italiano, cosa ritiene si possa ancora fare per mitigarlo? Ma soprattutto, a suo parere, cosa effettivamente potrebbe consentire alla nostra nazione di raggiungere il livello dei più importanti paesi europei in ambito sanitario?

Se dovessi indicare – così, su due piedi – il principale problema del sistema sanitario italiano, direi senz’altro il preoccupante divario tra Nord e Sud del paese. Ma mi rendo conto che il problema non è né di facile né di immediata soluzione. Passando a problemi più abbordabili, nel libro descrivo alcune esperienze di medicina di gruppo, ovvero di medici di famiglia che lavorano assieme, nello stesso ambulatorio, sul modello – tanto per capirci – degli studi legali o di ingegneria. Intendiamoci: già adesso molti medici di base dichiarano di lavorare in gruppo e ricevono il corrispondente incentivo economico. Ma in molti casi si tratta di aggregazioni troppo lasche, se non addirittura finte. Se tra i medici di famiglia si affermasse, per davvero, la medicina di gruppo, sarebbe una vera rivoluzione per le cure primarie, che porterebbe vantaggi sia ai medici sia ai pazienti.

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La StoriaControcampus è un periodico d’informazione universitaria, tra i primi per diffusione.Ha la sua sede principale a Salerno e molte altri sedi presso i principali atenei italiani.Una rivista con la denominazione Controcampus, fondata dal ventitreenne Mario Di Stasi nel 2001, fu pubblicata per la prima volta nel Ottobre 2001 con un numero 0. Il giornale nei primi anni di attività non riuscì a mantenere una costanza di pubblicazione. Nel 2002, raggiunta una minima possibilità economica, venne registrato al Tribunale di Salerno. Nel Settembre del 2004 ne seguì la registrazione ed integrazione della testata www.controcampus.it. Dalle origini al 2004Controcampus nacque nel Settembre del 2001 quando Mario Di Stasi, allora studente della facoltà di giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Salerno, decise di fondare una rivista che offrisse la possibilità a tutti coloro che vivevano il campus campano di poter raccontare la loro vita universitaria, e ad altrettanta popolazione universitaria di conoscere notizie che li riguardassero.Il primo numero venne diffuso all’interno della sola Università di Salerno, nei corridoi, nelle aule e nei dipartimenti. Per il lancio vennero scelti i tre giorni nei quali si tenevano le elezioni universitarie per il rinnovo degli organi di rappresentanza studentesca. In quei giorni il fermento e la partecipazione alla vita universitaria era enorme, e l’idea fu proprio quella di arrivare ad un numero elevatissimo di persone. Controcampus riuscì a terminare le copie date in stampa nel giro di pochissime ore.Era un mensile. La foliazione era di 6 pagine, in due colori, stampate in 5.000 copie e ristampa di altre 5.000 copie (primo numero). Come sede del giornale fu scelto un luogo strategico, un posto che potesse essere d’aiuto a cercare fonti quanto più attendibili e giovani interessati alla scrittura ed all’ informazione universitaria. La prima redazione aveva sede presso il corridoio della facoltà di giurisprudenza, in un locale adibito in precedenza a magazzino ed allora in disuso. La redazione era quindi raccolta in un unico ambiente ed era composta da un gruppo di ragazzi, di studenti (oltre al direttore) interessati all’idea di avere uno spazio e la possibilità di informare ed essere informati. Le principali figure erano, oltre a Mario Di Stasi:Giovanni Acconciagioco, studente della facoltà di scienze della comunicazione Mario Ferrazzano, studente della facoltà di Lettere e FilosofiaIl giornale veniva fatto stampare da una tipografia esterna nei pressi della stessa università di Salerno.Nei giorni successivi alla prima distribuzione, molte furono le persone che si avvicinarono al nuovo progetto universitario, chi per cercarne una copia, chi per poter partecipare attivamente. Stava per nascere un nuovo fenomeno mai conosciuto prima, Controcampus, “il periodico d’informazione universitaria”. “L’università gratis, quello che si può dire e quello che altrimenti non si sarebbe detto”, erano questi i primi slogan con cui si presentava il periodico, quasi a farne intendere e precisare la sua intenzione di università libera e senza privilegi, informazione a 360° senza censure.Il giornale, nei primi numeri, era composto da una copertina che raccoglieva le immagini (foto) più rappresentative del mese, un sommario e, a seguire, Campus Voci, la pagina del direttore. La quarta pagina ospitava l’intervista al corpo docente e o amministrativo (il primo numero aveva l’intervista al rettore uscente G. Donsi e al rettore in carica R. Pasquino). Nelle pagine successive era possibile leggere la cronaca universitaria. A seguire uno spazio dedicato all’arte (poesia e fumettistica). I caratteri erano stampati in corpo 10.Nel Marzo del 2002 avvenne un primo essenziale cambiamento: venne creato un vero e proprio staff di lavoro, il direttore si affianca a nuove figure: un caporedattore (Donatella Masiello) una segreteria di redazione (Enrico Stolfi), redattori fissi (Antonella Pacella, Mario Bove). Il periodico cambia l’impaginato e acquista il suo colore editoriale che lo accompagnerà per tutto il percorso: il blu. Viene creata una nuova testata che vede la dicitura Controcampus per esteso e per riflesso (specchiato), a voler significare che l’informazione che appare è quella che si riflette, quello che, se non fatto sapere da Controcampus, mai si sarebbe saputo (effetto specchiato della testata). La rivista viene stampa in una tipografia diversa dalla precedente, la redazione non aveva una tipografia propria, ma veniva impaginata (un nuovo e più accattivante impaginato) da grafici interni alla redazione. Aumentarono le pagine (24 pagine poi 28 poi 32) e alcune di queste per la prima volta vengono dedicate alla pubblicità. Viene aperta una nuova sede, questa volta di due stanze.Nel Maggio 2002 la tiratura cominciò a salire, fu l’anno in cui Mario Di Stasi ed il suo staff decisero di portare il giornale in edicola ad un prezzo simbolico di € 0,50.Il periodico era cosi diventato la voce ufficiale del campus salernitano, i temi erano sempre più scottanti e di attualità. Numero dopo numero l’obbiettivo era diventato non più e soltanto quello di informare della cronaca universitaria, ma anche quello di rompere tabù. Nel puntuale editoriale del direttore si poteva ascoltare la denuncia, la critica, la voce di migliaia di giovani, in un periodo storico che cominciava a portare allo scoperto i risultati di una cattiva gestione politica e amministrativa del Paese e mostrava i primi segni di una poi calzante crisi economica, sociale ed ideologica, dove i giovani venivano sempre più messi da parte. Disabilità, corruzione, baronato, droga, sessualità: sono questi alcuni dei temi che il periodico affronta.Nel 2003 il comune di Salerno viene colto da un improvviso “terremoto” politico a causa della questione sul registro delle unioni civili, “terremoto” che addirittura provoca le dimissioni dell’assessore Piero Cardalesi, favorevole ad una battaglia di civiltà (cit. corriere). Nello stesso periodo Controcampus manda in stampa, all’insaputa dell’accaduto, un numero con all’interno un’ inchiesta sulla omosessualità intitolata “dirselo senza paura” che vede in copertina due ragazze lesbiche. Il fatto giunge subito all’attenzione del caporedattore G. Boyano del corriere del mezzogiorno. È cosi che Controcampus entra nell’attenzione dei media, prima locali e poi nazionali.Nel 2003 Mario Di Stasi avverte nell’aria segnali di cambiamento sia della società che rispetto al periodico Controcampus. Pensa allora di investire ulteriormente sul progetto, in redazione erano presenti nuove figure: Ernesto Natella, Laura Muro, Emilio C. Bertelli, Antonio Palmieri. Il periodico aumenta le pagine, (44 pagine e poi 60 pagine), è stampato interamente a colori, la testata è disegnata più piccola e posizionata al lato sinistro della prima pagina. La redazione si trasferisce in una nuova sede, presso la palazzina E.di.su del campus di Salerno, questa volta per concessione dell’allora presidente dell’E.di.su, la Professoressa Caterina Miraglia che crede in Controcampus. Nello stesso anno Controcampus per la prima volta entra nel mondo del Web e a farne da padrino è Antonio Palmieri, allora studente della facoltà di Economia, giovane brillante negli studi e nelle sue capacità web. Crea un portale su piattaforma CMS realizzato in asp.È la nascita di www.controcampus.it e l’inizio di un percorso più grande. Controcampus è conosciuto in tutti gli atenei italiani, grazie al rapporto e collaborazione che si instaura con gli uffici stampa di ogni ateneo, grazie alla distribuzione del cartaceo ed alla nuova iniziativa manageriale di aprire sedi - redazioni in tutta Italia.Nel 2004 Mario Di Stasi, Antonio Palmieri, Emilio C. Bertelli e altri redattori del periodico controcampus vengono eletti rappresentanti di facoltà. Questo non permette di sporcare l’indirizzo e linea editoriale di Controcampus, che resta libera da condizionamenti di partito, ma offre la possibilità di poter accedere a finanziamenti provenienti dalla stessa Università degli Studi di Salerno che, insieme alla pubblicità, permettono di aumentare gli investimenti del gruppo editoriale. Ciò nonostante Controcampus rispetto alla concorrenza doveva contare solamente sulle proprie forze.La forza del giornale stava nella fiducia che i lettori avevano ormai riposto nel periodico. I redattori di Controcampus diventarono 15, le redazioni nelle varie università italiane aumentavano. Tutto questo faceva si che il periodico si consolidasse, diventando punto di riferimento informativo non soltanto più dei soli studenti ma anche di docenti, personale e politici, interessati a conoscere l’informazione universitaria. Gli stessi organi dell’istruzione quali Miur e Crui intrecciavano rapporti di collaborazione con il periodico. Dal 2005 al 2009A partire dal 2005 Controcampus e www.controcampus.it ospitano delle rubriche fisse. Le principali sono:Università, la rubrica dedicata alle notizie istituzionali Uni Nord, Uni Centro e Uni Sud, rubriche dedicate alla cronaca universitariaCominciano inoltre a prender piede informazioni di taglio più leggero come il gossip che anche nel contesto universitario interessa. La redazione di Controcampus intuisce che il gossip può permettergli di aumentare il numero di lettori e fedeli e nasce cosi da controcampus anche una iniziativa che sarà poi riproposta ogni anno, Elogio alla Bellezza, un concorso di bellezza che vede protagonisti studenti, docenti e personale amministrativo.Dal 2006 al 2009 la rivista si consolida ma la difficoltà di mantenete una tiratura nazionale si fa sentire anche per forza della crisi economia che investe il settore della carta stampata. Dal 2009 ad oggiNel maggio del 2009 Mario Di Stasi, nel tentativo di voler superare qualsiasi rischio di chiusura del periodico e colto dall’interesse sempre maggiore dell’informazione sul web (web 2.0 ecc), decide di portare l’intero periodico sul web, abbandonando la produzione in stampa. Nasce un nuovo portale: www.controcampus.it su piattaforma francese Spip. Questo se da un lato presenta la forza di poter interessare e raggiungere un vastissimo pubblico (le indicizzazioni lo dimostrano), dall’altro lato presenta subito delle debolezze dovute alla cattiva programmazione dello stesso portale.Nel 2012 www.controcampus.it si rinnova totalmente, Mario Di Stasi porta con se un nuovo staff: Pasqualina Scalea (Caporedattore), Dora Della Sala (Vice Caporedattore), Antonietta Amato (segreteria di Redazione) Antonio Palmieri (Responsabile dell’area Web) Lucia Picardo (Area Marketing), Rosario Santitoro ( Area Commerciale). Ci sono nuovi responsabili di area, ciascuno dei quali è a capo di una redazione nelle diverse sedi dei principali Atenei Italiani: sono nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico.Nel 2013 www.controcampus.it si aplia, il portale d'informazione universitario, diventa un network. Una nuova edizione, non più un periodico ma un quotidiano anzi un notiziario in tempo reale. Nasce il Magazine Controcampus, nascono nuovi contenuti: scuola, università, ricerca, formazione e lavoro. Nascono ulteriori piattaforme collegate alla webzine, non solo informazione ma servizi come bacheche, appunti, ricerca lavoro e anche nuovi servizi sociali.Certo le difficoltà sono state sempre in agguato ma hanno generato all’interno della redazione la consapevolezza che esse non sono altro che delle opportunità da cogliere al volo per radicare il progetto Controcampus nel mondo dell’istruzione globale, non più solo università.Controcampus diventa sempre più grande restando come sempre gratuito. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza.Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria.Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. Leggi tutto